Alfredo Pitta.
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LA DAMA VERDE.
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1936. Mondadori Editore, MILANO VERONA. 
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
               Fondazione Ezio Galiano 
               http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Catia Righi per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber".
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Presentazione.
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Romanzo giallo del 1936, si destreggia abbastanza bene tra il ritmo dellinvestigazione e lironia che lo rende a tratti davvero divertente. Linchiesta matura nellambito di un inspiegabile delitto avvenuto nella sede del consiglio damministrazione di una societ, la SAGSER, che trae i propri profitti da attivit non sempre le pi limpide. Ne consegue una fitta trama di ricatti, allinterno dei quali chi ha pi pelo sullo stomaco ne esce con il portafoglio pi fornito. Ma in questo intrico scorrono anche storie damore: quella dellinvestigatore per la figlia del geniale inventore, truffato dallesponente pi in vista della societ, il greco Zanasis, che  davvero persona senza scrupoli, oltre che padre dellinvestigatore  e quelli della misteriosa dama verde del titolo che risulta essere la chiave per risolvere lintricato enigma: una pistola spara senza che nessuno abbia premuto un grilletto, una luce si spegne al momento opportuno senza che nessuno abbia toccato linterruttore. La citt dove si svolge lazione non  mai menzionata.  sede di una stazione affollata dove giungono treni da Roma e ne partono per Venezia e per Genova; forse non troppo lontana dal confine nazionale. Ma in realt non si sa quale sia. Forse per non dover coinvolgere uno specifico commissariato in quella che per lispettore Morinelli non  precisamente unottima figura.
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L'AUTORE.
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Alfredo Pitta nacque a Lucera, per secoli storico capoluogo della Capitanata, il 27 febbraio 1875.  
Segu le orme letterarie di altri suoi concittadini come Tullio Colucci, collaboratore, oltre che della rivista di Gaetano Pitta, anche di Critica Sociale, Umberto Bozzini, che con la sua opera teatrale Fedra ebbe fiero contrasto con DAnnunzio. La prima esperienza di giornalista e di narratore avvenne tramite il giornale del fratello con la pubblicazione di racconti e novelle.
Si trasfer a Roma, dove gi risiedeva il fratello Gaetano, e visse poi tra Roma e Milano, collaboratore e redattore di varie riviste e giornali tra cui Il Messaggero di Roma. Nel 1904 vinse un concorso per impiegati di concetto presso il Ministero dei Lavori Pubblici.
Autore principalmente di romanzi gialli e di cappa e spada ? se ne contano almeno 33, us talvolta lo pseudonimo Norman Charger. Fu per principalmente attivissimo nellattivit di traduttore: tradusse romanzi di autori francesi, inglesi, tedeschi e russi per gli editori Sonzogno e Mondadori; ancora adesso  noto per essere stato il primo italiano nel 1935 (e la sua traduzione  ristampata ancora oggi) a tradurre il capolavoro di Agata Christie Assassinio sullOrient Express, nella collana mondadoriana I Libri Gialli. In italiano volse anche opere dei celebri Joseph Conrad, Arthur Conan Doyle, Alessandro Dumas, August Maquet, Henryk Sienkiewicz... e introdusse in Italia anche autrici e autori meno conosciuti. C da sottolineare che non era semplice esercitare lattivit di traduttore in un periodo storico nel quale, oltre allostacolo di base per cui non era gradita lintroduzione in Italia di autori stranieri, soprattutto anglosassoni, cera il fatto che era necessario, per poter superare le censure, tagliare episodi che al controllo avrebbero potuto apparire come immorali, quindi scene di crimini e descrizioni che avessero riferimenti sessuali, oltre alle affermazioni che sminuissero o ridicolizzassero il popolo italico; Pitta era abbastanza abile nel barcamenarsi tra questi ostacoli, anche se talvolta non si pu certo affermare che le sue traduzioni siano filologicamente le pi corrette.
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LA DAMA VERDE.
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Indice.
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1. UN TRENO IN RITARDO.
2. UN CERTO SISTEMA.
3. MEZZANOTTE.
4. A TENTONI.
5. NOTIZIE UTILI.
6. TOTALE: ZERO.
7. PUNTI INTERROGATIVI.
8. UN ANTICO AMORE.
9. LA MARCHESA DI POMPADOUR.
10. UN PRIMO PASSO E UN CALCIO.
11 .UN ALLEATO.
12. EFFETTI DELLA MECCANICA.
13. DRAMMA, COMMEDIA, FARSA.
14. ANCORA UN PUNTO NERO.
15. UNA DEPOSIZIONE.
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Fine Indice.
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1. UN TRENO IN RITARDO.
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- Finalmente! - sbuff Zanasis, allungando le gambe e passandosi la mano dall'alto del petto sin sul ventre che cominciava ad avere una prominenza di cui egli non era gran che contento. - Ce n' voluto, perch se ne andasse!
E stette a guardare la figura alta e magra della vecchia signora che in quel momento, affacciatasi allo sportello del corridoio, faceva grandi gesti di richiamo, evidentemente a un facchino.
- Quasi quasi le vado a sporgere io le valige, per paura che rimanga ancora nel treno - rise Sainetto.
- Ma lasci stare! Chiuda l'uscio, invece, e parliamo un po', ch ce n' bisogno. Che ritardo ci sar, ormai? - E Zanasis si trasse dal taschino del panciotto l'orologio d'oro. - Dunque, le dieci e quaranta, mentre invece dovremmo essere giunti qui alle dieci e dodici. Ventotto minuti di ritardo! Ma non fa nulla: aspetteranno. E se non vorranno aspettare...
- Se ne andranno, naturalmente.
Il greco guard di traverso il suo compagno, quel sempre sorridente adulatore che diceva sempre di s a qualunque cosa egli affermasse, e che perci era stato soprannominato, dai comuni soci, "Signors"; poi si strinse nelle spalle e replic sprezzantemente:
- Peggio per loro, in questo caso. Ma aspetteranno, non dubiti.
- Lo credo bene!... Oh, ecco la vecchia che ha trovata un'anima buona di facchino: vedo che gli sporge le valige. Meno male: cos siamo certi che non rimarr ancora sul treno per isbaglio. Ha visto che brutta faccia, signor Zanasis? E che occhiate! Pareva ci volesse fulminare, forse perch fumavamo. Ma  uno scompartimento per fumatori, questo; e se non le va a genio il fumo doveva andare altrove. Mancherebbe altro che dovessimo far della galanteria con uno spauracchio verde e turchino! Le pare, signor Zanasis?
- Ma gi, proprio verde e turchino! Curiosa, quella veste azzurra con la camicetta verde... E il verde mi ricorda una certa signora che conobbi al Lido l'estate scorsa, e che...
- Dica, dica! Qualche avventura, eh? - sorrise Sainetto, stropicciandosi le mani come se si preparasse a udire qualche cosa di molto piacevole.
- Oh, avventura! Una bella signora, ch bella si poteva dir davvero: ma cos altezzosa, cos per-chi-mi-prende, che se anche avevo la voglia di farle un po' la corte smisi l'idea e la lasciai andare per la sua strada. Non ho tempo da perdere, io.
- Pi che naturale. Ma non sar stata una finta, quella? Un'astuzia... commerciale, direi meglio. Per aveva trovato proprio pane per i suoi denti!
E Sainetto rise di nuovo.
- Potrebbe anche darsi; e difatti in principio ella pareva incoraggiarmi. Era sola all'albergo, e mi feci presentare dal direttore. Curioso, mi parve un viso piuttosto noto, quello; ma certo mi sbagliavo. Si diceva francese, per credo che straniera non fosse. Signora, s, sebbene ancora giovanissima - e rise anche Zanasis, sguaiatamente. - Poi, sa come succede? Qualche chiacchieratina, qualche passeggiata... Ma una sera, che eravamo sulla terrazza dello stabilimento a guardare il mare, la luna e tutte quelle cose poetiche che dnno a una bella donna restia il pretesto di arrendersi, quando le dissi che a orecchi piccoli e graziosi come i suoi sarebbero stati bene due bei solitari, si alz, mi fulmin con un'occhiataccia, nella vana speranza di vedermi confuso e umiliato, e se ne and. La rividi soltanto due giorni dopo, alla stazione di Venezia, mentre prendevo il treno per Roma. Mi avvicinai a salutarla, e mi sorrise, di un sorrisetto che... che non potei capire e non capisco ancora che cosa volesse significare; a meno che ella non volesse farmi intendere che ero stato un idiota a prendere il suo sdegno sul serio. Mi augur buon viaggio, e soggiunse: "Si guardi dal verde: porta disgrazia". Non ebbi il tempo di domandare che cosa avesse voluto dire; ch dovetti salire in treno... Ma perch le ho detto questo, Sainetto? Ah, perch quella vecchiaccia dagli occhi di civetta che  scesa or ora aveva una camicetta verde, come madame Brandis, la mia mancata conquista, che in quella famosa sera dei solitari aveva un bel vestito verde. La dama verde, insomma.
- Ed ecco perch disse che avrebbe dovuto guardarsi dal verde, forse: temeva che lei, proprio lei, si figuri, prendesse una passioncella. Un mistero galante, no, signor Zanasis?
- Oh, via! - fece il greco, stringendosi nelle spalle. - Cosa vuole che me ne importi! Ho altre gatte da pelare, io.
- Davvero! E tante, che proprio non so capire come faccia a pensare a tutto. Per conto mio, diventerei matto.
- Il che spiega perch lei abbia bisogno di me e non io di lei - ribatt Zanasis, brutalmente. - Ma lasciamo andare queste sciocchezze, e parliamo invece... Un'altra stazione! Mi pare che si riguadagni un po' del ritardo.
- Dev'essere proprio cos.
- Meglio. Dunque, Sainetto, stia a sentire bene. Le ho telegrafato di venirmi incontro perch volevo accennarle qualche cosa di ci che debbo dire in consiglio stasera, o meglio stanotte, affinch almeno lei, all'occorrenza, non mi faccia qualche sciocca osservazione. Non che io abbia bisogno di essere sostenuto da qualcuno, intendiamoci: ma  sempre bene che lei sia informato prima degli altri. E se qualche osservazione dovr farmi, me la far in modo che io possa rispondere trionfalmente; allora sar la benvenuta.
- Dica, dica: sa bene che son tutto per lei, signor Zanasis.
- So bene soltanto che le stesi la mano quando usc dal... Oh, non c' da mordersi il labbro, caro lei! Fu uno sciocco, a lasciarsi accalappiare. Perch non aveva studiato il codice penale? Veda, tutti i codici son come un coltello bene affilato: se si ha la prontezza di spirito di afferrarlo dal manico,  un'arma; se lo si afferra sbadatamente per la lama, ci si ferisce. Lei si fer la mano: peggio per lei.
- Ma trovai pronto un salvatore; ed ecco perch la mia gratitudine per lei mi porterebbe a...
- Ma lasci andare, e non mi ritenga cos ingenuo da credere a simili storie! Mi  devoto perch sa come andrebbe a finire, senza di me; ma il giorno in cui non avesse pi bisogno di Zanasis gli volterebbe le spalle. Inutile che protesti: non lo so, forse, che tutti e quattro i miei cari colleghi del consiglio d'amministrazione mi farebbero a pezzi, se potessero? Invece, qua li tengo, e qua rimarranno, capisce? E guai a chi si muove, perch sto con gli occhi bene aperti, io. Ora li tengo, ecco - ripet Zanasis, stendendo il braccio e stringendo il pugno, come se veramente tenesse qualcuno per il collo. - E non avrebbero neppure il tempo di pensarne una contro di me, che li avrei distrutti, e con tutti i mezzi. Con tutti, capisce? Se lo tenga per detto anche lei.
Sainetto non rispose. Era un bell'uomo sui quarantacinque anni, dal naso aquilino, con capelli brizzolati e baffi neri. Doveva essere molto pauroso, o avere una gran facolt di dominarsi, poich, sebbene da un lieve pallore del viso abbronzato apparisse che quelle parole lo avevano ferito profondamente, subito dopo egli riprese la sua sorridente maschera di piaggiatore. Zanasis gli diede una rapida occhiata e sogghign soddisfatto; poi riprese, con un tono appena un po' meno aspro:
- A parlar chiaro si evitano malintesi. Lo so, di avere dei nemici; ma invece di guardarmene furtivamente e con la sola astuzia, per cos dire, me ne guardo apertamente, e dico loro: "Non credo che possiate far qualche cosa contro di me; ma sappiate comunque che vi tengo d'occhio, e che alla prima mossa, anche se sarete riusciti a colpirmi a morte, far in modo che colpiti a morte siate anche voi." L'astuzia! Ottima cosa, quando si deve cominciare nella vita; e io me ne son servito ampiamente allorch venni in Italia che avevo vent'anni appena. Ma la forza  anche pi bella, quando si  giunti dove sono giunto io. Perci, dopo avere strisciato, ora voglio fare il leone.
- E leone , lei.
- Vuol dire forse che, come il leone, mi faccio la parte migliore? Sar; consideri per che senza di me nessuno di loro potrebbe far pi nulla nel mondo degli affari... Ma lasciamo andare queste chiacchiere, e, a proposito di affari, parliamo delle cose nostre. Ne abbiamo ancora il tempo, mi pare, perch il treno  tuttavia in ritardo. A quest'ora dovremmo essere giunti... Quel pappagallo della vecchia verde e turchina ci ha fatto perdere un tempo prezioso: non ci levava gli occhi d'addosso, e pareva pronta ad ascoltare tutto ci che potessimo dire. Dunque, caro Sainetto, volevo avvertirla che stiamo per tentare un'impresa... pericolosa, direi, se non fossimo quelli che siamo. Il pericolo c', ma lo si superer. Si tratta - e qui il greco abbass la voce, sebbene fosse ormai solo nello scompartimento col suo compagno - di lanciare azioni per un milione: mille azioni da mille lire ognuna, che son certo saranno in gran parte collocate. Bisogna soltanto che, appena appariranno sul mercato, se ne faccia una grande richiesta; e allora automaticamente ne aumenter il valore. Quando saranno salite a un minimo di milleottocento, allora... allora potrebbe darsi benissimo che scoppiasse una certa bomba. Ci che si potr vendere a buon prezzo si vender, ci che rimarr invenduto, allorch per via della... bomba il prezzo sar sceso troppo, rappresenter per noi apparentemente una perdita; ma in sostanza avremo sempre guadagnato l'importo del valore iniziale. Se poi a qualche impiccione venisse voglia di cacciare il naso dentro gli affari nostri, si vedr che abbiamo perduto. - E il greco sogghign di nuovo.
Sainetto lo guard con ammirazione.
- Semplice e meraviglioso - disse, quasi in tono di rispetto. - Ma azioni per che cosa, signor Zanasis?
- Per una concessione di petrolio che un certo staterello, di cui pel momento non faccio il nome, farebbe a una societ; una societ assolutamente nuova, ma che sarebbe una filiazione della nostra, in quanto ne farebbero parte tutti i suoi consiglieri d'amministrazione, compreso lei...
- E lei, vero? - sorrise Sainetto.
- Io preferisco rimanere fra le quinte, poich dovr manovrare sott'acqua a procurarmi appoggi della massima importanza. Mi sono gi assicurato un bel nome, un nome figurativo, o diremo meglio decorativo, capace di ispirare fiducia, e che all'occorrenza ci guarderebbe le spalle. Ora, dunque, che le ho accennato a grandi linee la mia idea, veniamo un po' ai particolari, affinch, ripeto, mi possa sostenere in consiglio, fra poco.
E per un po' Zanasis stette a spiegare il suo progetto al compagno, il quale faceva di tanto in tanto qualche timida obiezione, subito spazzata via con una frase brutale o minacciosa. Parlava ancora quando il treno rallent, entr sbuffando nella stazione e si ferm.
- Ora sa di che si tratta, almeno per sommi capi - conchiuse il greco, alzandosi a prendere dalla reticella la busta di cuoio che vi aveva posta. - Finalmente, ci siamo! Quanto ritardo? Sono le undici e venti... Venticinque minuti! Basta: purch abbia tempo di fare una o due ore di sonno prima di ripartire alle cinque, mi accontenter. Andiamo... C' un altro treno che giunge ora, vede? Vada avanti, lei, e prenda un tass.
Sainetto ubbid e si avvi rapidamente, guizzando fra i numerosi viaggiatori che gi cominciavano ad affollare il marciapiede. Zanasis, si avvi anche lui, ma pi a rilento, poich l'ingombro diveniva sempre maggiore. Pass il cancelletto, mostrando appena il suo libretto d'abbonato; e stava per uscire nel piazzale, allorch gli si avvicin un giovinotto sparuto, piuttosto malvestito, che, toccandosi il berretto dalla visiera di cuoio sul quale era la scritta "Fattorino pubblico", domand a mezza voce:
- Scusi,  lei il signor Zanasis?
- Perch? - fece in tono diffidente il greco, squadrando colui che gli parlava.
- Ho una cosa da dirle... se  lei. Ho gi domandato a due o tre persone, ma questa volta...
Non molto alto, ma robusto, dal tipo spiccatamente orientale, Zanasis aveva una figura che si notava facilmente; ma questo a lui dispiaceva, in generale, perch avrebbe preferito non apparire straniero. Rispose quindi, anche pi bruscamente:
- Sono io. Avanti, che vuoi? E chi ti manda?
- Una signora... - rispose intimidito il fattorino. - Una signora che ha aspettato per quasi un quarto d'ora, vicino al cancello. Ma si vedeva che aveva fretta, e poich il treno ritardava mi ha detto: "Badate, fra poco arriver col treno di Roma un signore cos e cos. Ditegli che gli telefoner prima di mezzanotte, in ufficio, per una cosa urgentissima. Dia ordine che ricevano la comunicazione". E se n' andata.
- Che diavolo mi vai raccontando, stupido! E chi , questa signora?
- Non so: mi ha detto soltanto ci che le ho riferito.  una signora bionda, con un vestito verde...
- Ah, ah! - E Zanasis rimase un po' sovrappensiero.
- Non... non ti ha detto altro?
- No, non mi ha detto altro.
- Va bene. - E il greco stava per allontanarsi, quando si accorse, dall'espressione del viso del fattorino, che questo aspettava la mancia. Si frug in tasca, sbuffando, ne trasse una moneta, la diede e si allontan rapidamente verso il tass, che il servizievole Sainetto aveva fatto accostare al marciapiede davanti all'ingresso.
- Grazie, signore - fece il fattorino. Poi guard la moneta e imprec: - Maledetto avaraccio, mezza lira! - mentre il tass, nel quale era salito "l'avaraccio" col compagno che lo aveva aspettato presso lo sportello, si avviava a inquietante velocit.
Ma aveva torto d'imprecare, perch la signora dal vestito verde, che aveva aspettato quindici minuti l'arrivo del treno con evidente angosciosa impazienza, gli aveva dato cinque lire, aggiungendo una raccomandazione che egli aveva filosoficamente omessa, perch le donne, pensava, esagerano sempre:
- Per carit, non ve ne dimenticate! Si tratta di vita o di morte.
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2. UN CERTO SISTEMA.
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Come Zanasis aveva previsto con sprezzante sicurezza, i suoi tre colleghi nel consiglio d'amministrazione della S. A. G. S. E. R. (Societ Anonima Generale Sovvenzioni e Ricerche) aspettavano, alla sede sociale; pi o meno pazientemente, ma aspettavano, nonostante l'ora tarda e assolutamente insolita per una riunione.
La sala in cui il consiglio si riuniva era una stanza piuttosto piccola in relazione a quel pomposo nome di "sala del consiglio", e piuttosto modestamente ammobiliata. A una delle pareti una bassa e larga libreria, davanti a questa la tavola quadrata con cinque sedie e una poltrona: la poltrona del consigliere delegato, e cio dello stesso Zanasis, che veniva cos a volgere le spalle alla libreria. A destra, in un angolo, un basso divano; dirimpetto alla libreria, e quindi di fronte alla poltrona, un enorme orologio a pesi, alto un paio di metri, ai cui lati erano state adattate altre due piccole librerie dello stesso legno, che parevano formare con esso un mobile unico. Tre o quattro stampe alla parete, una grande carta geografica, e nient'altro. Sulla tavola, poi, cui dava luce un lampadario a paralume, un apparecchio telefonico e l'occorrente per scrivere.
Dei tre uomini due passeggiavano su e gi, dando a volte un'impaziente occhiata al quadrante dell'orologio; il terzo era gi seduto al posto a destra della poltrona, e pareva intento a scrivere cifre su un blocchetto di carta. Era questi un giovinotto sui trent'anni, roseo in viso, dagli occhi scialbi, biondiccio, con in viso un'espressione che si sarebbe detta di melensaggine se non fosse stata corretta dal mento volitivo e dalle mascelle piuttosto sporgenti. Degli altri due, entrambi di mezza et, l'uno era magro, alto, sbarbato, elegante, col monocolo all'occhio sinistro; l'altro di media statura e di pronunciata pinguedine, tutto vivacit e loquela.
- Per, strana idea, quella di indire una riunione alle undici di sera! - diceva l'uomo dal monocolo, continuando a passeggiare lungo il non ampio spazio fra la tavola e la parete. - Se, come dice, non dovesse partire alle cinque, Zanasis avrebbe potuto essere meno... stravagante. Non immagina che ognuno di noi pu avere i suoi piccoli affari, a sera?
- Via, un po' di pazienza, caro Melana - rispose il compagno, quello pi pingue. - Se ha fretta di andare a lasciar qualche altra piuma al gioco, far sempre in tempo. Fino alle tre o alle quattro avr modo di lasciarsi beccare parecchie centinaia di lire.
- Ma che gioco! - replic Melana, con una scrollatina di spalle. - A questi chiari di luna non mi va n di giocare n di lavorare per conto mio. Se avessi sempre pensato cos, a quest'ora non sarei ad attendere le buone grazie di... Ma lasciamo andare, Riminesi. E piuttosto, dica, non ha idea di che cosa possa trattarsi?
- Della riunione, dice? Proprio non saprei. "Comunicazioni urgenti",  scritto nel telegramma; e null'altro. Pare che non ne sappia nulla neppure Gaddini... Vero, Gaddini?
- Eh? - fece, come riscotendosi, il giovinotto seduto alla tavola. - No, non so nulla pi di loro. Ma che ora ? Le undici e un quarto gi! - E Gaddini, dopo aver dato uno sguardo all'orologio alla parete, trasse di tasca il suo. - Ohi, mi pare che quella cattedrale l vada maluccio: io faccio le undici e sette.
- Non dica male dell'orologio di Bioni, o avr a che fare con Zanasis, che lo tiene in gran pregio - lo ammoni Riminesi. - E poi - soggiunse, guardando a sua volta il proprio orologio - mi pare che vada indietro il suo. Anch'io ho le undici e un quarto. La "cattedrale" fa il suo dovere.
- Raramente vanno bene, questi meccanismi cos complessi - osserv Melana, guardando attraverso il monocolo il monumentale orologio. - Le ore, i minuti, la suoneria, le figurine che escono ogni tre ore, i quarti della luna e tante altre storie... Ci teneva molto, Bioni, vero?
- Ho sentito dire. Pare che ne vedesse uno assolutamente simile al Museo d'Arti e Mestieri, a Parigi, e se ne facesse costruire un facsimile da un orologiaio tedesco del Boulevard du Temple. Forse lo interessavano specialmente le fasi lunari, cosa naturale in un lunatico. - E il grassoccio Riminesi rise della propria facezia. Poi, vedendo che Gaddini si era rimesso a scrivere e ad addizionare numeri, soggiunse: - Ma che, fa il conto dei guadagni che avremo quest'anno, che  cos assorto?
Gaddini borbott qualche cosa d'incomprensibile e continu ad addizionare. Riminesi fece una strizzatina d'occhio al suo compagno, e con questo riprese a passeggiare.
- Chi c', di l? - domand a un tratto Melana. - Soltanto Simeone?
- C' anche il contabile, Storinelli, che ha avuto a sua volta un telegramma di Zanasis, il quale lo vuole qui stasera per ragioni sue, evidentemente. Perch?
- Cos, per cercar di congetturare qualche cosa sul motivo di questa riunione. Se c' Storinelli deve trattarsi di conteggi. E Sainetto?
- Pare che sia andato incontro a Zanasis. Debbono esserci novit, altrimenti non comprenderei le ragioni di tutto quest'armeggio. Non si tratter della solita storia? - E Riminesi fece atto di fiutare una presa di tabacco, strizzando l'occhio.
- No, no; e se si tratta di coc... delle solite cose, voglio dire, questa volta non ci sto. Non ho nessuna voglia di andare a finire in prigione, dopo...
- Dopo aver fatto tanto per evitare una cos piacevole gita - rise ancora l'allegro Riminesi. Poi soggiunse, abbassando la voce: - Mio caro, press'a poco la penso anch'io cos: ma se Zanasis lo vuole, come fare a dirgli di no? Senza contare che quell'uomo non ce la perdonerebbe mai, e purtroppo ha modo di rovinarci, ci sarebbe anche la prospettiva di perdere quei quattro soldi che abbiamo guadagnato con tanto rischio.
- Demonio! - sussurr Melana, stringendo i pugni.
- E che cosa dovrei dire io, che sono il pi esposto? Riminesi di qua, Riminesi di l: l'uomo di paglia, o meglio la testa di turco, contro la quale si tira, e quando lo si colpisce si ride, mentre il padrone della baracca sta dietro la cortina e incassa... Ma che farci? Ormai ci vuol pazienza. Guardi quel disgraziato di Bioni, poich disgraziato , se anche lunatico, bisogna riconoscerlo: dopo avere con tanti stenti racimolata una piccola sostanza, ecco che ora muore di fame, o quasi, in due stanzette di questa casa che era sua... E perch? Perch il nostro amico finanzi quella sua invenzione con cinquantamila lire. Ora la casa, il denaro, lo sfruttamento del brevetto, sono di Zanasis...
- E nostri - soggiunse Gaddini, senza alzare la testa.
- Stava ad ascoltarci, eh? - fece allegramente Riminesi, che questa volta per rideva di malavoglia e pareva preoccupato. - Ma non  vero, ci che dicevamo?
Gaddini pos la matita e si alz, fissando i due compagni con quei suoi occhi scialbi e quasi senza sguardo.
- Forse nessuno pi di me sa che  vero - rispose. - Loro conoscono molto poco le circostanze che mi han costretto a far parte della Sagser; e se potessi dir tutto si accorgerebbero che il pi sacrificato sono io. Per la mia idea  questa: quando non si pu rompere una catena, meglio  non fare sforzi inutili, per non aggiungere al danno le beffe... Ma che fa, quel benedett'uomo, che non viene ancora? Che abbia perduto il treno?
- Ci avrebbe avvertiti - soggiunse Riminesi. - Dev'esserci un ritardo. Voglio telefonare alla stazione.
Si avvicin infatti alla porta, per ordinare all'usciere che gli desse la comunicazione, quando si ud in istrada un'automobile fermarsi con uno stridore di freni. Melana si avvicin alla finestra, poi si volse vivamente, sussurrando:
- Lasci stare:  lui, e con Sainetto, mi sembra.
Un momento dopo i tre uomini erano seduti, Gaddini al posto che gi occupava, Melana dirimpetto alla poltrona del presidente, Riminesi all'altro lato. Quasi subito si ud aprirsi la porta delle scale; un mormorio che pareva essere un saluto, poi Simeone, il vecchio usciere, spalanc l'uscio della sala. Ed entr, da padrone, Zanasis, seguito da Sainetto. Non salut che con un cenno del capo, mentre i tre consiglieri si alzavano premurosamente.
- Bene arrivato, signor Zanasis!
- Buona sera, signor Zanasis. Ha fatto buon viaggio?
- Ritardo di treni, eh, signor Zanasis?
- Ritardo, appunto - rispose brevemente il finanziere, andando senz'altro a sedersi nella sua poltrona. Diede un'occhiata all'orologio alla parete, guard il suo, e lo regol su quello. - Le undici e mezzo, gi! Non  colpa mia. Si accomodino... Su, Sainetto, prenda posto. Abbiamo perduta una mezz'ora preziosa, e io debbo ripartire. Simeone!
- Comandi! - E l'usciere accorse.
- Tutte le lampade accese, eh? Non ce n' bisogno. Spegnine due: ci si vedr abbastanza. - Poi, mentre Simeone ubbidiva, girando l'interruttore interno presso lo stipite dell'unico uscio, Zanasis soggiunse: - C' Storinelli?
- Sissignore. Lo chiamo?
- Chi t'ha detto di chiamarlo, rimbambito? Quando ne avr bisogno te lo dir io. Purch sia qui. Vattene, ora.
Il vecchio usc, stringendo le labbra come per dire: "Temporale in aria, stasera!"; e rinchiuse pianamente l'uscio.
Zanasis trasse alcuni fogli dattilografati dalla borsa di cuoio e per un po' stette ad esaminarli, a sopracciglia aggrottate. Sainetto, che gli era seduto accanto, scambi una rapida occhiata con Riminesi, non osando altro. E tutti e quattro attesero, curiosi ma come intimiditi da quell'uomo che evidentemente li dominava. Poi Zanasis riprese:
- Come sanno, io debbo ripartire alle cinque, e vorrei dormire un po' in un letto, giacch in treno non mi riesce di chiudere occhio. Bisogna dunque definire la cosa senza troppe discussioni, tanto pi che debbo cominciare ad occuparmene domani stesso, a Roma. Ho avuta da una ditta di... Ebbene, e che diavolo c', ora?
Si udiva infatti nella stanza attigua un concitato mormorio: una voce che si sarebbe detta tra supplichevole e imperiosa, alla quale rispondeva con maggiore fermezza quella di Simeone. Poi la voce sconosciuta cambi di tono, divenne aspra e stridula, e si ud distintamente che diceva:
- Non mi tratterrete n tu n cento diavoli dell'inferno!
- Che c'? - url Zanasis, battendo col pugno sulla tavola. - Simeone!
E premette a lungo il bottone del campanello che aveva dietro di s, sulla libreria. Quasi subito l'uscio si apr, ed apparve l'usciere, agitato.
- Che c'? E perch questo chiasso? - ripet ancora Zanasis.
- Era il signor Bioni che... - cominciava Simeone, esitante e timoroso; ma in quel momento qualcuno lo afferr per le spalle e lo trasse indietro, apparendo a sua volta sulla soglia. Era un vecchio prossimo alla settantina, dai capelli folti e bianchissimi, macilento, dall'occhio stranamente fisso.
- Sono io, Zanasis! - diss'egli, sorridendo amaramente. - Non sapevo che si tenessero le sedute a mezzanotte; e non ho potuto quindi scegliere altra ora, dato che di solito ti rendi invisibile e non rispondi alle mie lettere e ai miei telegrammi. Ti ho udito giungere, e...
- Via di qui! - ordin Zanasis, divenuto pallido in viso, e aggrottando irosamente le folte sopracciglia nere. - Come ti permetti di entrare in casa altrui, a quest'ora, e con la forza? Simeone, maledetto imbecille...
- In casa altrui, hai detto? - E il vecchio parve ergersi in tutta la sua alta statura, mentre si avvicinava alla tavola, - E puoi avere anche il coraggio di dire questo, quando sei invece tu in casa mia, tu con questi quattro tirapiedi...
- Ti dico di andar fuori! Simeone, se non hai la forza di mettere costui alla porta, chiama Storinelli. Via di qui! Ho da fare, adesso, e non ho tempo di udire piagnistei.
- Mascalz... - Ma prima ancora che pronunciasse per intero l'ingiuriosa parola, il vecchio Bioni parve fare uno sforzo su se stesso e dominarsi. Gli occhi, gi stranamente fissi, parvero velarsi di lacrime, ed egli giunse le mani, facendo un altro passo avanti. Poi continu, con voce che gli tremava: - Abbi piet, Zanasis! Luisa  ammalata, e non pu pi tirare avanti...  la fame! la fame... e per lei forse la morte, capisci! In nome di Dio, te ne supplico... Non riesco mai a vederti, ed ho bisogno, bisogno urgentissimo che mi aiuti, altrimenti sar troppo tardi per Luisa, capisci? L'hai conosciuta bambina... Sto lavorando ancora: aiutami, e se riuscir tutto sar tuo...
- Ti dico di andartene! - ringhi Zanasis, battendo di nuovo un gran pugno sul tavolo. - Non posso perdere un minuto, te lo vuoi mettere in testa, s o no? E ti vuoi mettere in testa anche che io non ho denaro da buttar via in elemosine? Storinelli, qua, faccia uscire...
- Elemosine, a me, quando mi hai rovinato, mangiandoti per la mia dabbenaggine il frutto di trent'anni di lavoro! - url il vecchio, resistendo violentemente al contabile che, insieme con Simeone, l'aveva afferrato per le braccia e cercava di tirarlo indietro. - Cane! Demonio che sei!... Lasciatemi stare, voialtri! Lasciatemi stare, se non volete che commetta una pazzia!
- Ma non  questa l'ora, signor Bioni... - diceva il contabile, il quale era di media statura e mingherlino ma pareva avere una non lieve forza nervosa nelle magre braccia.
- E quando debbo vederlo, quel cane, se non viene che di tanto in tanto, e fugge dopo mezz'ora? Debbo stare di sentinella al portone, per aspettare questo grand'uomo, che  venuto in Italia con le scarpe rotte e adesso, col sangue della povera gente... Lasciatemi, vi dico!
- Fuori! - ripet ancora una volta Zanasis, pallido d'ira, e sollevandosi a mezzo. - Storinelli, che domani questo vecchio imbecille di Simeone se ne vada... Non voglio sorprese, io. Fuori!
Come se la minaccia di licenziamento gli avesse raddoppiate le forze, Simeone era riuscito a trascinare il vecchio sin verso l'uscio. Stava per fargli oltrepassare la soglia, quando Bioni, il quale ancora si dibatteva violentemente mandando schiuma dalla bocca come un forsennato, trov modo di liberarsi un braccio e di agitare il pugno chiuso verso Zanasis, che lo guardava con la bocca atteggiata a sprezzante furore, dicendo con voce soffocata:
- Cane! Non hai avuto piet, e non troverai piet! Ricordati che c' Dio che vede... Maledetto! Maledetto! Se ti piomber addosso un colpo che ti distrugger, non cercare da che parte ti venga: sar stato Bioni, la tua vittima, capisci? E non passer molto che...
Un ultimo strattone, poi l'uscio si rinchiuse violentemente. Si ud ancora la voce del vecchio, ora minacciosa ora implorante, che andava a mano a mano affievolendosi; infine un'altra porta sbattuta, e pi nulla.
- Auff! - sbuff Zanasis passandosi le dita per entro il colletto, come se avesse sostenuta una lotta fisica. Poi guard, sempre a sopracciglia aggrottate, i quattro consiglieri, pallidi e con una sforzata espressione di rincrescimento in viso, e continu: - Cos, son rimasti comodamente a sedere, eh? Io debbo subire gl'insulti di un pazzo, e poi se c' guadagno lo dobbiamo dividere insieme. Non c' male! Non c' male!
- Veda, signor Zanasis... - cominciava timidamente Riminesi, in tono di scusa; ma il greco l'interruppe villanamente:
- Non mi secchi, ora. Non ho detto che il tempo stringe? Mi ricorder, e questo  tutto. Avanti con le comunicazioni, invece. Oh, vediamo, qui... Quel bruto mi ha fatto perdere il filo...
E diede un'occhiata ai fogli dattilografati che aveva davanti a s. Riminesi e Melana si scambiarono uno sguardo; e non c'era dubbio che quello fosse uno sguardo d'odio e d'ira impotente. Sainetto rimaneva impassibile; Gaddini si mordeva il labbro inferiore.
Prima di riprendere a parlare, Zanasis guard di sfuggita il grosso orologio che aveva dirimpetto, oltre Melana; e brontol:
- Le undici e tre quarti! Inutile, non riusciremo mai a... Ma basta, cominciamo, intanto. Dunque, in questi giorni ho avuto modo di conoscere il rappresentante generale di una...
S'interruppe ancora e strinse irosamente il pugno. Nella stanza attigua si udiva insistente il trillo del telefono. Poi la voce di Simeone:
- Pronto!... La Sagser, s... Ma non c' nessuno a quest'ora, scusi...
- E che diavolo s' scatenato, stasera? - borbott il greco. Poi, come colpito da un pensiero, chiam ad alta voce: - Simeone! Oh! Passami la comunicazione!
- Subito - si ud la voce dell'usciere. E Zanasis prese il ricevitore dell'apparecchio che aveva davanti a s. - Pronto!... S, sono Zanasis... Ah, lei?... Che cosa?... Ma no, non abbia paura! E poi, son qui solo... Sicuro, solo, o quasi... Come dice?... Ma certo, certo... E che cosa voleva comunicarmi?... S, alla stazione ho saputo... Davvero! Il verde?... Me l'ha gi detto un'altra volta; ma mi telefona per questa sciocchezza, scusi? O parli chiaro, o permetta che... Come? A mezzanotte?... Io! E come?... La dama? Che dama?... Ma insomma... Pronto!... Pronto!... Maledizione, ha interrotto!
Era divenuto un po' pallido, il terribile finanziere, a quella misteriosa comunicazione. Per un momento parve sforzarsi di ridere, e fece una risatina, infatti; poi, quasi colto da un nuovo pensiero, volse attorno gli occhi, socchiusi come quelli di una tigre che stia per spiccare il salto, sui quattro uomini. Aveva ora la testa incassata fra le spalle, dando sempre pi l'idea di una belva in agguato. Poi la fronte corrugata gli si spian, e di nuovo egli sorrise, beffardamente. Diede un'altra occhiata all'orologio dirimpetto, si alz, tenendo in mano i fogli, e riprese:
- In breve, si tratta di avere l'opzione... Un momento ancora: che nessuno venga pi a disturbarci.
And verso l'uscio e tir il breve catenaccetto con cui lo si chiudeva dall'interno. Si avvicin anche alla finestra, accost meglio le imposte, e vi mise la sbarra traversale di ferro. I quattro consiglieri lo guardavano attoniti, ma evidentemente non osando fare osservazioni per quello strano modo di procedere. Poi il greco ritorn al suo posto, con una mano nella tasca dei calzoni; nell'altra teneva le carte. E stando in piedi, questa volta, riprese:
- Cominciamo da un altro punto della questione. Uno staterello americano... Oh, ma a proposito dell'America, proviamo un po' se un certo sistema di quella gente  efficace...
E, con atto rapidissimo, trasse dalla tasca la mano armata di pistola, nello stesso tempo addossandosi alla libreria. Poi guard intorno i quattro uomini, che avevano mandata un'esclamazione di spavento e di sorpresa, e soggiunse, con minacciosa calma:
- Mani in alto! Il primo che si muove...
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3. MEZZANOTTE.
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Lo sbalordimento dei quattro uomini era stato tale, che essi rimanevano immoti, senza ubbidire alla stranissima intimazione di Zanasis. Il quale riprese, sorridendo e quasi giocherellando con la pistola, ma attento ad ogni minimo gesto dei suoi compagni:
- Dunque? Mani in alto, prego... - Ora parlava con beffarda cortesia. - E presto. Questa pistola, che so adoperare piuttosto bene,  maledettamente facile a scattare; e una disgrazia fa presto ad accadere... Su! Oh, bravi, cos... Anche lei, Melana, coraggio! Ed ora si alzino... Presto, ch il tempo  prezioso... Insomma, presto o sparo!... Benissimo. Ed ora lascino che faccia una piccola perquisizione...  indispensabile. Silenzio, o la pistola pu sparare: un attimo di distrazione...
Allibiti, i quattro uomini stavano ora, in piedi, con le braccia rialzate a mezzo. Zanasis cominci da Gaddini, che gli era accanto, e gli palp le tasche con una destrezza che avrebbe fatto onore a un vecchio poliziotto. Poi pass a Melana.
- Ma, per tutti i diavoli... - cominciava questi, pallido dal furore e tuttavia senza fare un gesto. Il greco per lo fece tacere con un'occhiata minacciosa. Riminesi e Sainetto si lasciarono perquisire, sia pure sommariamente, senza fare il minimo gesto di resistenza. Poi Zanasis, scrollando la testa soddisfatto, ritorn al suo posto e si rimise a sedere. Teneva per tuttavia la pistola nella mano, che aveva appoggiata sulla tavola; e i suoi occhi neri penetranti andavano dall'uno all'altro dei quattro consiglieri, ora pallidi, si sarebbe detto, di furore pi che di sorpresa o di spavento.
- Si accomodino - riprese, con una strana voce quieta e sibilante. - Si accomodino, da bravi... E, per favore, tengano le mani sulla tavola, non dimenticando che anche stando cos posso tirare... Benone! Lo sapevo, di poter contare su amici come loro. Capisco, un po' di sorpresa, un po' di pauretta... Ma non  nulla, via! Gli affari sono gli affari, non c' che dire: ma anche il conservar la propria pelle  un affare.
- Ci vorr spiegare, almeno, che cosa significhi questo suo inqualificabile contegno?... - cominciava Melana, che si sarebbe detto il pi suscettibile di tutti. Ma Zanasis lo acquiet con un gesto della sinistra.
- Certo, certo, caro Melana... Purch non mi guardi cos, dir tutto, o almeno quanto basta perch comprendano il motivo del mio atto. Ma, ripeto, non mi guardi come se volesse mangiarmi vivo. Non sono suscettibile al timore, io; per se lo sento venire perdo la testa, appunto perch  per me una cosa insolita, e sparo. Del resto roda il freno quanto vuole; tanto, sa che potrei rovinarla in un'ora. E anche lei potrei rovinare, Gaddini, forse anche con maggiore facilit. E lei, povero Sainetto, che questa volta non riesce a sorridere n a dirmi che ho fatto bene, come sempre... Quanto a lei, Riminesi, che farebbe senza di me? Dunque, calma, soprattutto parsimonia di gesti, e mi spiego. Abbiamo perduto parecchio tempo, e ormai cinque minuti pi, cinque minuti meno...  destino che non debba dormire per rimpinguare le loro tasche, miei cari amici. - Diede un'occhiata all'orologio e soggiunse: - Le undici e cinquantasette. Ho ancora il tempo di dire quattro parole. - E rise. - Sicuro: perch la telefonata che ho avuto or ora mi avvertiva caritatevolmente che mi guardassi non ho capito bene da chi, e mi diceva anche che a mezzanotte la mia vita sar in gravissimo pericolo.
- Che cosa? - mormor Sainetto, sbalordito. E gli altri tre si scambiarono un'occhiata di stupore e di sgomento.
- Appunto. A mezzanotte, mia brava gente; l'ora dei fantasmi e dei delitti... Ah, ah, ah! Comunque, quando si  circondati da amici come loro le precauzioni non sono mai troppe. Cos ho chiuso l'uscio, ho sbarrata la finestra, e poich qui non si potrebbe nascondere neppure un gatto senza che lo vedessi, ho pensato, da persona ragionevole, al naturale dilemma: o che si trattasse di uno stupido scherzo, il cui scopo non riesco a capire, o che qualcuno di loro volesse farmi a sua volta uno scherzo, ma un po' pi serio. Perci mi sono assicurato che nessuno di loro ha armi, per lo meno n pistole n rivoltelle; e poich io invece sono armato, e ho il polso fermo pi del suo, caro Melana che ancora mi guarda di traverso, perch non passo le notti al gioco, vedremo trascorrere questa terribile ora di mezzanotte in compagnia e senza preoccupazioni. Dopo, naturalmente, lo scherzo non avr pi valore, se scherzo . Tra un minuto e mezzo, quindi, quando quella deliziosa marchesa di Pompadour ci avr augurata la buona notte, riprenderemo a parlare di cose serie.
- Signor Zanasis - cominci Melana - mi lasci dire che se questo  uno scherzo suo, invece, bisognerebbe qualificarlo...
- Inqualificabile - rise il greco; ma rideva un po' nervosamente, ora, di tanto in tanto guardando l'orologio, la cui lancetta dei secondi aveva cominciato l'ultimo giro. - Accetto il gioco di parole, per modesto che sia. Per tutti i diavoli! - soggiunse poi con improvvisa transizione dall'ironia all'ira. - Se potessi sospettare che qualcuno di loro avesse voluto... Ma no, forse  veramente uno scherzo, forse lo sciocco tentativo di una certa persona per rendersi interessante, forse una spavalderia di quel mendicante di Bioni, il grande, il geniale inventore, che... Perdinci! Anche questa ci voleva, ora
La finestra della sala del consiglio, al primo piano, dava su piazza San Gervasio; e la frase impaziente del greco era dovuta al fragoroso scoppiettare del motore di una motocicletta proprio sotto la finestra. Si ud ancora Zanasis dire, alzando la voce:
- Ma se morissi io, imbecilli, si troverebbero carte che li manderebbero a finire...
Pi fragorosi che mai, gli scoppi della motocicletta gl'impedirono di dire altro, o per lo meno impedirono ai suoi compagni di udire. Ed intanto la lancetta dei secondi continuava il suo fatale giro sul quadrante, a piccoli scatti regolari. Ancora trenta secondi... Ventinove... Ventotto... Ventisette...
Con un sorriso che a poco a poco gli moriva sulle labbra, Zanasis guardava l'orologio. Per un momento anche gli altri si volsero a guardare, ma di nuovo fissarono il greco, come affascinati da quella scena che non sapevano se sarebbe finita in tragedia o in farsa. La motocicletta faceva pi chiasso che mai... Dieci secondi... Nove, otto... Zanasis guardava l'orologio, gli altri guardavano lui. Sette... Sei... Melana fece un movimento come per alzarsi, ma Zanasis lo avvert, col cenno minaccioso pi che con la voce, di non muoversi.
- Ma insomma... - si ud protestare l'uomo dal monocolo.
- Silenzio! - url la voce del greco.
La motocicletta, finalmente, si allontanava, ma il fragoroso scoppiettare dello scappamento era ancora assordante. Tre secondi... Il campanello del telefono squill nella stanza attigua, e quasi contemporaneamente risuon il primo dei dodici colpi della mezzanotte. - un suono dolce e di strana sonorit. Fu bussato all'uscio chiuso. Nessuno rispose, ma istintivamente tutti si volsero, certo non pensando che era chiuso, ed aspettandosi forse, nella tensione nervosa in cui erano, di vedere qualche paurosa apparizione. Fu picchiato di nuovo; si ud la voce di Simeone domandare timidamente:
- Scusi, signor Zanasis, vuole la comunicazione?
Poi, ad un tratto, le due lampadine si spensero. Quasi contemporaneamente una detonazione, e un'altra un po' soffocata. Un grido di terrore dei presenti, nel quale parve confondersi un gemito; un tramestio, il cadere di una sedia. L'orologio batteva i colpi, quei colpi ora stranamente calmi, nella loro dolce sonorit.
- Che c'? Che c'? - urlavano voci atterrite e che atterrivano. - Luce! Simeone!
Ed improvvisamente le lampadine furono riaccese; non si pot comprendere come, poich nessuno s'era avvicinato all'interruttore accanto all'uscio. Ancora due rintocchi finali. Fu vista sull'orologio la figurina che Zanasis aveva chiamata "la marchesa di Pompadour" fare con rigida grazia, a brevi scatti, un inchino finale, e rientrare nel suo ricettacolo. Era suonata la mezzanotte. Un proiettile aveva infranta la vetrina della piccola libreria laterale accanto allo stesso orologio; e Spiro Zanasis, arrovesciato sulla spalliera della poltrona, con ancora in mano la pistola, pareva morto, o svenuto. Dal petto gli colava un sottile rivoletto di sangue.
...
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...
4. A TENTONI.
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Allorch, finalmente, gli fu aperto l'uscio che egli stava scrollando, l'atterrito Simeone vide uno spettacolo che certo non avrebbe mai pi dimenticato, sebbene non fosse per lui il primo del genere.
Zanasis era sempre arrovesciato sulla spalliera della poltrona; e il sangue che gli scorreva da un forellino al petto, e che macchiava la sua elegante camicia estiva, pareva raggrumarsi. Il viso, livido, prendeva a poco a poco una pi rigida compostezza, gli occhi erano paurosamente vitrei e socchiusi. La mano inerte, appoggiata sulla tavola, teneva ancora la pistola. Su lui si chinavano Gaddini e Sainetto, ma cos smarriti, che le mani con cui cercavano di sbottonare il colletto della vittima o di sentire il battito del cuore tremavano violentemente. Melana, pallido e agitato anche lui, era in piedi presso la sua sedia, e guardava, come se non comprendesse che cosa era avvenuto. Soltanto Riminesi pareva non aver perduta la testa; e infatti era stato lui ad aprire all'usciere, dietro il quale faceva capolino lo spaventato contabile, Storinelli. Uno dei vetri della libreria dietro Melana era andato in pezzi; ma l'orologio, intatto, faceva udire sempre il suo monotono sommesso tic-tac. Le due lampade erano accese.
Storinelli fu pronto a girare l'interruttore, per accendere anche le altre due lampade; ed alla pi viva luce apparve chiaro a tutti i presenti che ormai Zanasis era morto. Con una strana sicurezza, Simeone scost gentilmente i due che erano vicini al cadavere, si curv ad esaminare questo, sollev un momento le palpebre, poi si volse dicendo, con voce un po' alterata:
- Pi nulla da fare.
-  morto? - sussurr Melana, il quale pareva il pi agitato fra tutti.
- Direi - rispose l'usciere. - Bisogna chiamare un medico e la polizia.
- Ma com' stato? Chi  stato? - interrog affannosamente il contabile; e guard sospettoso Melana.
- Chi  stato? - ripet Sainetto, aprendo le braccia come a dire che la cosa era pel momento un mistero. - S' spenta la luce, e...
- Intanto lo si potrebbe trasportare sul divano - propose nervosamente Gaddini. - Se c' ancora un resto di vita... Bisognerebbe aprirgli la camicia, veder la ferita...
- Io invece, col suo permesso, signor Gaddini, direi di non toccar nulla, e tanto meno il cadavere - interruppe, sempre con la sua nuova strana fermezza, Simeone. - Lascino stare: vado a chiamare medico e polizia.
- La polizia anche! - mormor Sainetto, stringendo le mani insieme.
- Direi - rispose Storinelli, dandogli uno sguardo di traverso. - Dal momento che non si pu sapere chi  stato, tocca alla polizia scoprirlo, no? Scusino, per, ma mi pare impossibile che non sappiano chi ha sparato.
- E come potremmo saperlo? - fece Riminesi. - S' spenta la luce, e...
Si ud Simeone parlare nella stanza attigua. Chiamava al telefono un medico. Breve intervallo; poi di nuovo la sua voce:
- Commissariato?... Parla Simeone Verazzi, della Sagser...  lei, maresciallo?... Sissignore, proprio il Monco. Non mi ha dimenticato, eh?... Cose gravi... Un assassinio, pare... Proprio... In piazza San Gervasio, precisamente... E chi lo sa? Erano in cinque... No, no, stia tranquillo: non si toccher nulla.
- Che diavolo parli di assassinio? - borbott Melana, allorch l'usciere fu rientrato. - Chi ti dice che il signor Zanasis sia stato ucciso?
- Oh, questa  bella! - esclam Storinelli. - E che vuole, che si sia suicidato?
- Ma se  stata spenta la luce! Chi pu dire che cosa sia accaduto? Non mi voglio trovare in pasticci, io...
- La polizia penser a tutto, non dubiti - sorrise Simeone, il quale esaminava il cadavere, ma senza pi toccarlo.
And poi all'interruttore della luce, il solo che fosse nella stanza, e fece per girarlo; ma, come sovrappreso da un pensiero, si rattenne, e invece esamin in quel punto il filo, che risaliva lungo lo stipite e poi passava su per la cornice per andare, da sopra l'orologio, fino all'angolo formato dalle due pareti, e di l, verso il lampadario. Scroll la testa, come a dire che non ci comprendeva nulla, e ritorn presso il cadavere.
Intanto i cinque uomini - i quattro consiglieri e il contabile - discutevano animatamente fra loro. Riminesi raccontava, un po' confusamente, che cosa era accaduto, spesso interrotto da qualcuno dei suoi compagni per una agitata rettifica. Squill in quel momento, per la terza volta, il campanello del telefono; e fu Gaddini che corse a rispondere.
- Pronto!... - Breve momento di silenzio; poi egli riprese, evidentemente alla domanda che veniva dall'altro capo del filo: - La Sagser, s... Che cosa?... Pronto!... Pronto!...
E riattacc irosamente il ricevitore. Simeone, che gli era andato accanto, lo guardava fissamente.
- Chi ha chiamato, signor Gaddini?
- Una voce sconosciuta ha domandato se parlava con la Sagser, e quando ho risposto che s ha tolta la comunicazione. Che diamine vorranno significare, tutti questi misteri?
- Voce femminile? - domand ancora l'usciere.
- Dico, e che cosa t'importa? - fece bruscamente Gaddini, ritornando presso i compagni. Evidentemente quell'usciere che ad un tratto prendeva arie da padrone cominciava a dargli sui nervi, gi troppo tesi.
Si avvicin a Melana, e con lui stette a parlare a bassa voce, facendogli osservare di tanto in tanto il vetro della piccola libreria, del quale rimanevano attaccati la parte inferiore e alcuni frammenti agli spigoli. Entrambi parvero trasalire quando si ud un'automobile fermarsi alla porta e subito dopo squillare a lungo un campanello. Simeone diede un'occhiata significativa al contabile, il quale parve comprendere e scese ad aprire, poich la casa non aveva portinaio.
Entrarono quattro uomini, tre evidentemente guardie in borghese. Il quarto, dal viso imperioso, doveva essere il commissario del quartiere, o uno dei funzionari da lui dipendenti, poich subito Simeone lo salut con un:
- Buona sera, cavaliere.
- Ah, sei tu, buona lana? - rispose affabilmente il funzionario. - Gi, me l'aveva detto, Esposito, che eri qui.
Il maresciallo Esposito, uno dei tre agenti in borghese, salut anche lui Simeone, amichevolmente, con una manata sulla spalla. Poi, tutti si avvicinarono al cadavere, che il funzionario esamin a lungo, ma senza toccarlo. I quattro consiglieri si erano ridotti insieme nell'angolo opposto. Per un istante colui che Simeone aveva chiamato col semplice appellativo di "cavaliere", e che era in realt uno dei vice-commissari del quartiere, il cavalier Morinelli, parve scrutare i visi impalliditi di Melana e dei suoi compagni, stringendo le labbra in modo significativo; poi si volse a domandare all'usciere:
-  venuto il medico?
- Nossignore; ma l'ho chiamato subito, al Pronto Soccorso.
- Eccolo, mi pare...
Un'altra automobile si fermava davanti alla porta, e anche questa volta fu il contabile che scese ad aprire. Intanto Morinelli continuava a interrogare l'usciere:
-  stato toccato nulla?
- Assolutamente nulla - rispose Simeone; e soggiunse, esitando: - Son rimasto qui, tranne quando sono andato... col signor Gaddini, l, a rispondere al telefono.
- A quest'ora, hanno telefonato? E chi?
- Hanno telefonato altre due volte, dalle undici e mezzo in poi; la prima e la seconda volta era una donna, che voleva parlare col signor Zanasis; la terza... ha risposto il signor Gaddini.
- Bene, bene - fece brevemente il funzionario; e poich Gaddini accennava a parlare, soggiunse: - Una cosa per volta, mi raccomando. C' tempo a tutto.
- Scusi, commissario - fece Melana, con aria fra altezzosa ed esitante - ma  gi tardi... Non potremmo far domani la nostra deposizione?
- Ha sonno? - rispose con un sorrisetto Morinelli. - Me ne dispiace, ma bisogna "esperire" le prime indagini subito, altrimenti dovrei trattenerli tutti, capisce?
Sainetto impallid, gli altri tre si guardarono sgomenti. Intanto rientrava il contabile col medico di guardia al Pronto Soccorso, il quale scambi un cordiale saluto col vice-commissario, che pareva conoscere bene. Era un giovane dalle lenti rotonde e cerchiate d'oro, di aspetto allegro, che sorrideva sempre.
- Buona sera, cavalier Morinelli: come va? Oh, buona sera, maresciallo! I pezzi forti del Commissariato, a quanto vedo. Roba grossa, eh? Ohi, ohi, questo non si pu dire davvero che non sia morto! Vediamo...
- Un momento, dottor Pirani - intervenne il vice-commissario. - Lei pu proprio asserire, cos, anche senza esame, che costui  morto?
- Altro che!
- E allora preferirei che il cadavere non fosse toccato. Avevo portato anche la macchina fotografica per fissarne la positura; ma forse  inutile.
- Se permette, cavaliere, meglio sempre farla, qualche fotografia - intervenne il maresciallo Esposito, il quale pareva una vecchia volpe pratica del mestiere, nonostante il suo placido aspetto di negoziante in ritiro. - Cos il dottore potr esaminare almeno la ferita.
- Giusto, giusto. Intanto tu, Michele - e Morinelli si volse a uno degli agenti - va a metterti di guardia alla porta di strada. Se vedessi qualche cosa di sospetto, avvertimi. Tu, Franchini, rimani all'altra porta, questa che d sulle scale. Non avete portinai, qui, eh, Monco?
Cos dicendo il funzionario preparava la macchina fotografica e il magnesio.
- Nossignore, cavaliere. Non vi sono che gli uffici della Societ qui... Voglio dire, anche l'antico proprietario della casa abita in due camerette qua a fianco; ma egli entra da quella porticina sul pianerottolo in basso.
- Ah, s? E chi sarebbe, costui? Scusi, dottore, si scosti un momento... Anche loro, signori.
-  il signor Bioni: abita qui con la figlia.
- Bioni, l'inventore?... Ma un momento, adesso ne parleremo. Una cosa per volta...
Furono fatte quattro fotografie, al lampo del magnesio; poi Morinelli, riposte le negative, accenn al medico.
- Ora pu fare un esame sommario del morto, dottor Pirani. Lo sposti per il meno possibile, mi raccomando.
- Se non si muove lui, io non lo muover davvero - rispose l'allegro Pirani.
Pi sommario di cos, infatti, il suo esame non avrebbe potuto essere. Apr la camicia sul petto del cadavere, scost anche una leggera maglia di seta, e mise a nudo la ferita: un forellino nerastro, con macchie di sangue intorno. Prese dalla busta che aveva portata con s alcuni strumenti, sond la ferita, e dopo appena un minuto si raddrizz soddisfatto, come se avesse avuta una bella notizia.
- Evidentissimo, cavalier Morinelli. Un colpo di pistola, o di rivoltella che sia; e ben mirato davvero! Deve aver toccato il cuore. Direi che la morte  stata immediata, o quasi.
- Ben mirato, eh? E da dove sarebbe partito, secondo lei?
- Da qual punto, vuol dire? Ecco, da dirimpetto, e da qualcuno che doveva essere in piedi. Infatti il percorso del proiettile va leggermente dall'alto in basso. Ma questo si accerter meglio con la perizia necroscopica, naturalmente.
- Per  sicuro di ci che asserisce, in base ai pochi elementi che ha?
- Sicurissimo. Ma non mi faccia dire spropositi, mi raccomando! - E il medico rise. - Posso affermare, ripeto, che il colpo  stato tirato da dirimpetto, e da un'altezza di... di un metro e sessanta, o un metro e settanta, non pi: meno, s, potrebbe essere. Ha ancora bisogno di me? Le mander il referto in ufficio.
- Va bene, dottore, pu andare. E grazie. Non si potrebbe estrarre il proiettile?
- Adesso? Forse s; ma dovrei spostare il cadavere.
- No, meglio aspettare, allora. La necroscopia ci dir tutto ci che vogliamo sapere. Buona sera, dottore.
- Buona sera, cavaliere, e... in bocca al lupo! - conchiuse Pirani, con uno sguardo ai quattro consiglieri che fece rabbrividire pi d'uno di essi.
- Ed ora a noi, signori - riprese il vice-commissario. - Li prego, vogliano mettersi a sedere cos come stavano quando  accaduto il delitto. Poich erano seduti, vero?
Pareva rivolgersi specialmente a Melana; e fu questi che rispose, pallido e agitato:
- S, eravamo seduti, almeno sino a che non si  spenta la luce; perch allora, comprender...
- Piano, la prego, altrimenti non ci si capir nulla. Dunque, erano seduti; e si rimettano a sedere... Cos. Monco, portami una sedia... Grazie. Ed ora, signori, mi favoriscano anzitutto le loro generalit.
Cos dicendo Morinelli trasse di tasca un taccuino, e poich evidentemente era uomo metodico cominci col trascrivere accuratamente le generalit dei quattro uomini e dello stesso contabile, a mano a mano che essi le davano. Poi domand, rivolto a Storinelli:
- Era anche lei qui?
- Nossignore - rispose quietamente l'altro. - Aspettavo gli ordini del signor Zanasis, nella mia stanza. Sono il contabile, come lo ho detto, ed egli mi aveva avvertito...
- Bene, bene; a suo tempo. Si metta a sedere anche lei, se crede.
- Vorrei prima mettere a posto le carte, signor commissario; sa, nella confusione...
- E faccia come crede. Non vada via per. Ed ora vediamo. Il morto, dunque,  Zanasis, Spiro Zanasis, se non mi sbaglio: il consigliere delegato della Sagser, vero?
- S - rispose asciutto Melana, il quale pareva seccato che il funzionario si rivolgesse sempre a lui.
- Me l'ero immaginato, che un giorno o l'altro avrei fatto la sua conoscenza; ma, credevo, in modo diverso - sorrise Morinelli. - E c' un direttore, fra loro?
- Sarei io - rispose Melana, esitando. - Ma  una sinecura, la mia, poich chi in realt dirigeva era il signor Zanasis.
- E il presidente del consiglio d'amministrazione? Chi ?
-  il conte Tarulli, ora in America.
- Allora cominci lei a dire che cosa  accaduto. In ordine, mi raccomando.
- Nel pomeriggio ho avuto dal signor Zanasis, cos come i miei colleghi, un telegramma, col quale egli mi avvertiva che avrei dovuto essere qui alle undici per una riunione, dopo la quale avrebbe dovuto ripartire. Infatti alle undici eravamo qui, tutti e quattro. Zanasis  giunto invece alle undici e mezzo precise, dicendo che aveva ritardato non per colpa sua. Ma forse il signor Sainetto, che ha viaggiato con lui, potr dire...
- A suo tempo, a suo tempo - interruppe il vice-commissario: e si sarebbe detto essere quella una sua frase favorita, naturale in un uomo metodico come lui. - Ora dica ci che consta a lei, soltanto.
- Qualsiasi circostanza, debbo riferire? Anche quelle insignificanti?
- Tutto.
E Morinelli si dispose a prendere altri appunti sul suo taccuino. Melana riprese, ora un po' pi sicuro di s:
- Erano accese tutte e quattro le lampadine, quando Zanasis  entrato; egli ha sgridato Simeone, l'usciere, e ne ha fatte spegnere due. Mi pare che abbia domandato se fosse qui il contabile; ma senza chiamarlo. Poi ha tratto dalla borsa di cuoio alcuni fogli dattilografati, quelli l, vede... - E Melana indicava i fogli rimasti sulla tavola davanti al morto. - Li ha scorsi un momento; e aveva cominciato a dire qualche frase preliminare quando si  udito un chiasso nella stanza attigua. Era un tale che voleva entrare a forza, un certo Bioni...
- L'inventore? L'antico proprietario della casa?
- Precisamente.  un po' lunatico, ed  entrato bench Simeone lo trattenesse. Voleva un soccorso dal signor Zanasis, dicendo che la figlia  ammalata. Capir, non era il momento pi opportuno; e Zanasis l'ha fatto mettere alla porta, sebbene imprecasse, e urlasse, e dicesse certe frasi...
- Per esempio?
- Sa, insulti, minacce...
- Anche minacce? Quali? Precisi, prego.
- Ecco, ha detto, me ne ricordo bene: "Se ti piomber addosso un colpo che ti distrugger, non cercare da che parte ti venga: sar stato Bioni..."
- Ha detto proprio cos?
Melana assent; e con lui assentirono gravemente gli altri, compresi il contabile e Simeone. Il vicecommissario rimase per un momento a riflettere; poi disse:
- Vada pure avanti.
- Allontanato Bioni, il signor Zanasis ricominciava a parlare, allorch  stato interrotto di nuovo, e questa volta da una telefonata. Naturalmente non abbiamo udito colui che parlava; ma Zanasis ha detto, press'a poco, frasi di questo genere: "Ma no, non abbia paura! E poi, son qui solo... Alla stazione ho saputo... Ma mi telefona per questa sciocchezza!... Come? A mezzanotte? Io! E come? La dama? Che dama?" Poi, a quanto ho creduto di capire, la comunicazione  stata interrotta. Anzi, ora che me ne ricordo: lo stesso Zanasis ha detto: "Maledizione, ha interrotto!".
- A mezzanotte? E il delitto a che ora  avvenuto?
- A mezzanotte precisa.
- Continui. E poi?
- Poi  accaduta una cosa stranissima. Zanasis  rimasto un momento a riflettere, e mi pare anzi che abbia ricominciato a dire qualche cosa sull'argomento della riunione; poi  andato a chiudere l'uscio dall'interno, e ha sbarrata anche la finestra come la vede ancora. Dopo di che  ritornato al suo posto, ha tratta improvvisamente la pistola, e ci ha ordinato di alzare le mani.
- Che cosa? - fece Morinelli, meravigliato.
- Proprio cos; e questi signori possono attestarlo. Con qualche velata minaccia, e come schernendoci, ha voluto perquisirci per assicurarsi che non avessimo armi; e infatti nulla ha trovato. Poi si  rimesso a sedere, e ha fatto rimettere a sedere anche noi, ordinandoci per di tenere le mani sulla tavola. L'ho invitato, un po' vibratamente, a spiegare il suo contegno: capir, un gentiluomo non si lascia...
- Di chi parla, ora? - interruppe il vice-commissario, con una sfumatura d'ironia nella voce.
- Di me, naturalmente - ribatt pronto Melana; ma, a un sorrisetto dell'interrogante, parve un po' confuso. E riprese, distogliendo gli occhi: - Mi sembra che abbia detto precisamente cos, o press'a poco: "La telefonata che ho avuta mi avvertiva che mi guardassi da una certa..." Poi ancora, giacch qui si  interrotto: "E che a mezzanotte la mia vita sarebbe stata in gravissimo pericolo".
- Proprio cos?
- Posso avere omessa qualche parola; ma il senso  questo. Ha continuato a dire che... che ci aveva perquisiti perch temeva volessimo aggredirlo noi. Ha scherzato, anche, ha accennato a non so che marchesa di Pompadour, ma si  irritato ancora allorch una motocicletta, proprio qua sotto la finestra, ha preso a fare un chiasso indiavolato. Intanto guardava l'orologio, questo qua. Si  udito squillare di nuovo il telefono, ma deve aver risposto Simeone. Poi la luce si  spenta, mentre cominciava a suonare la mezzanotte. Credo di essere balzato in piedi... Ho udito come un sibilo, anzi due sibili, quasi contemporaneamente, e un fracasso di vetri infranti qui alla mia sinistra... Debbo aver gridato. Ed ecco che la luce si  riaccesa, cos, da s. Allora abbiamo visto Zanasis ferito... Pareva svenuto, forse anche era gi morto. Questo  tutto.
- Questo  tutto... - ripet lentamente, pensosamente, il vice-commissario. - Vorr dire che questo  niente, caro signor Melana. A proposito, credo di averla gi conosciuta, vero?
Melana si contorse un po', si morse il labbro; poi rispose, agitato:
- Non credo di avere avuto quest'onore; a meno che non si trattasse di una di quelle sciocchezze di gioco...
- Gi, infatti: ma  cosa che non ha importanza. Dunque, loro non avevano armi... Nessuno, eh? E di pistole non c'era che quella del morto. Bene, bene. Zanasis... Tipo d'avventuriero, direi; e, pare, capace di tutto, fuorch di sparare contro se stesso tenendo l'arma rivolta verso la libreria dirimpetto. Dunque, un'altra pistola, o rivoltella che sia, come diceva il medico, deve esserci stata. Tutto sta a vedere chi l'avesse, e dove sia andata a finire.
- Ma le assicuro... - cominciava concitatamente Melana. Il funzionario l'interruppe freddamente:
- Non vorr sostenere che abbia sparato un fantasma con una pistola non meno... fantasma, vero? Intendiamoci, io non accuso alcuno: dico soltanto che, se Zanasis  stato ucciso da un colpo di pistola, l'arma si deve trovare. Il colpo contro la libreria l'avrebbe sparato lui, forse vedendo spegnersi la luce; ma quello, quasi contemporaneo, a quanto ha detto lei stesso, chi l'ha sparato? E questo qualcuno doveva essere proprio dirimpetto alla vittima, direi, in piedi. Non sar una cosa semplice far la luce su questa faccenda; ma ci riusciremo. Oh, se ci riusciremo! Esposito, faccia il favore, vada col Monco a vedere nell'altra stanza se si trova una pistola, o rivoltella. Non  uscito che lei di qui, vero? - soggiunse poi egli, rivolto a Gaddini.
- S, ma per rispondere al telefono; e non capisco...
- Non c' nulla da capire. Vado ancora a tentoni, naturalmente, e quindi faccio un passettino per volta, appoggiandomi dove posso. Vada, Esposito. Per prima cosa si deve ritrovare quest'arma.
- Scusi, cavaliere, ma lei esclude proprio l'ipotesi di un suicidio? - entr a dire, non senza esitazione, Sainetto.
- Un suicidio, eh? - replic ironicamente Morinelli. - Secondo lei, dunque, Zanasis avrebbe potuto sparare contro la libreria, rivolgere l'arma contro se stesso, poi voltarla ancora di l, cos come la si vede ora;  cos? Del resto si potr accertare quanti colpi sono stati sparati da quest'arma.
- Non si pu vedere subito? - intervenne Sainetto. - So che il signor Zanasis aveva sempre nella sua Browning, che  appunto questa, sei colpi nel caricatore e uno in canna. Se permette...
- Fermo l! - esclam il vice-commissario. - E glielo dico anche nel suo interesse. Prima bisogner accertare quali impronte digitali si possano riscontrare sul calcio o sulla canna.
Ritorn in quel momento il maresciallo, con Simeone.
- Nulla, cavaliere; assolutamente nulla.
- Proprio? Ha guardato dappertutto?
- Dappertutto dove poteva essere stata gettata un'arma per celarla affrettatamente.
-  infatti ci che volevo sapere. Dunque, niente armi. Ed ora, cari signori, si lascino perquisire. Faccia, Esposito. Oh, le proteste sono inutili! - E qui la voce di Morinelli divenne autoritaria, tagliente. - Debbono considerarsi gi "fermati", tutti e quattro... Niente storie, Sainetto! Ci conosciamo, tutti noi, e non occorrono tante cerimonie. Su, Esposito; ho fretta. Io intanto leggo queste carte.
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5. NOTIZIE UTILI.
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Vane, infatti, furono le proteste dei quattro consiglieri della Sagser: il maresciallo li perquis tutti, accuratamente. Non avevano armi, ma addosso a Melana fu trovata una certa cartina contenente una polvere bianca, che fece arricciare il naso al vice-commissario; il quale guard il "gentiluomo" con un'espressione quanto mai ironica e significativa, che fece sempre pi illividire il malcapitato.
Furono interrogati poi, l'uno dopo l'altro, Riminesi e Gaddini, i quali non fecero che confermare punto per punto ci che aveva detto Melana, tranne che avevano udito bens le due detonazioni, non i sibili. Quando poi venne la volta di Sainetto, Morinelli domand ironicamente:
- Conferma anche lei, vero?
- Nel modo pi assoluto; per... per avrei qualche altra cosa da aggiungere.
- E sarebbe?... Ma no, aspetti. Signori - e il vice-commissario si volse agli altri tre - abbiano la bont di andare ad attendermi nel mio ufficio: credo che non star molto a raggiungerli. Via, non ricominciamo con le proteste, ora! Io faccio il mio dovere, e anche con molta discrezione, ch altrimenti potrei dichiararli in arresto come sospetti. Se nessun altro c'era qui, e se c' un assassinato, l'assassino bisogna cercarlo proprio fra loro. Perci vadano pure, e non mi facciano pentire di troppa condiscendenza.
Se non altre proteste, vi furono preghiere, questa volta, e supplicazioni; ma Morinelli fu inesorabile. E i tre uomini, accompagnati dal maresciallo, al quale il vice-commissario aveva data un'occhiata significativa, uscirono dalla stanza a capo chino; ormai muti e vinti. L'ultima frase che udirono da Morinelli fu questa:
- Soprattutto, si ricordino, se qualcuno volesse "tagliar la corda" sarebbe arrestato sul serio; e con Esposito non si scherza.
Quando la porta si fu richiusa, il vice-commissario ordin a Simeone di coprire con "qualche cosa" il viso del cadavere, dopo di che mand via anche lui; poi riprese, rivolto a Sainetto:
- Dunque, sentiamo. Che altro ha da aggiungere, lei?
- Confermo in tutto e per tutto ci che hanno detto gli altri - rispose l'interrogato, il quale pareva ora sforzarsi di rendersi benevolo il funzionario; - e soltanto, per amor della verit, e per dimostrarle che intendo di contribuire il meglio che mi sar possibile alla spiegazione di questo mistero, aggiunger qualche particolare che lei ignora, com' naturale che sia.
- Badi, Sainetto, che noi ci conosciamo gi. Perci cerchi di rigar dritto con me.
- Cavalier Morinelli - rispose l'altro con un residuo di dignit - se ho avute delle noie in passato, questo non vuol dire che meritassi ci che mi accadde; e se lo meritai, non vuol dire che debbo ora nasconderle volutamente la verit, o almeno il poco che so, e che pu illuminare la giustizia.
- Dica piuttosto che  nel suo interesse di parlar chiaro, se vuole esimersi dai sospetti che inevitabilmente cadono su lei e sui suoi compagni. Avanti.
- Come le dicevo, Melana e gli altri hanno detto la verit; almeno per quanto ho potuto vedere e udire io, ch, dopo spentesi le lampade, qualcuno potrebbe aver agito diversamente da come ha deposto.
- Ed  proprio qui il punto. Qualcuno ha sparato durante quel breve intervallo in cui non c'era luce.
- Verissimo, deve essere cos: ma io non so nulla. Non saprei dire neppure da quale parte provenissero gli spari, che furono due, quasi contemporanei, poich c'era quel motociclista che continuava a far chiasso. Volevo invece accennare a una circostanza che potrebbe non avere alcun valore, e potrebbe anche essere importante.
Cos dicendo Sainetto raccont che cosa gli aveva confidato Zanasis in treno a proposito della signora conosciuta al Lido. Il vice-commissario inarc le sopracciglia, un po' ironicamente.
- E che significa, ci, se anche  vero? Dove sarebbe, questa signora vestita di verde? Qui no, certo.
- Qui, no, infatti,  evidente; ma non potrebbe essere la persona che ha telefonato a Zanasis? Si ricordi le frasi che questi ha detto: "Il verde, eh?... Davvero! Ma me l'ha gi detto un'altra volta... A mezzanotte? La dama? Che dama?" E poi la comunicazione bruscamente interrotta.
- Infatti... se  cos...
- Scusi, non creder che ci siamo messi d'accordo noi quattro per raccontarle questa fandonia? E poi, interroghi anche Simeone, che ha data la comunicazione a Zanasis.
- Giusto. Ma si ricordi, e credo di averglielo gi detto, che io debbo sospettare di tutti, e specialmente di loro quattro. Mi sembra naturale, se non c'erano altre persone nella stanza al momento del delitto e l'uscio era chiuso dall'interno. E non ha idea di chi potrebbe essere, questa misteriosa signora?
- No, naturalmente. Le dir anzi che il signor Zanasis ne ha pronunciato il nome, un nome francese, direi, ma non riesco a ricordarmelo. Palandis, o qualche cosa di simile... Finiva in is, o in isse, questo posso assicurarglielo, poich Zanasis ha pronunciato la is finale; e quindi o Palandis, o Palandisse. No, aspetti... Blandis... Insomma, non me ne ricordo. Capir, allora non vi ho badato pi che tanto.
- Va bene: ritorneremo su questo. Dunque, sarebbe stata costei a telefonare... Perch? Se  esatto ci che mi dice, o meglio ci che suppone, la signora Come-si-chiama avrebbe telefonato alla vittima per avvertirla che a mezzanotte sarebbe avvenuta una certa cosa: il delitto, si direbbe... Uhm! E dica, che cosa significano quelle altre parole: "S, alla stazione ho saputo..."? Lei che era con Zanasis avrebbe dovuto vedere qualcuno parlargli.
- Finch siamo stati insieme, e cio allorch siamo scesi dal treno, egli non ha parlato con nessuno. Poi mi ha mandato avanti a prendere il tass, e se in quel frattempo si  fermato con qualcuno, io non lo so. Mi  parso per, che mentre aspettavo presso la vettura, egli dicesse qualche cosa a un tale; ma erano entrambi nell'ombra, e non potrei precisarlo.
- N egli le ha detto di aver visto questo tale?
- No. Era irritato pel ritardo, e questo  tutto.
- Cercheremo di appurare. Ed ora mi parli un po' di Bioni. Qualche cosa credo di ricordarmi: vi sono state delle beghe fra lui e Zanasis... Ma era furbo come un demonio, questo bravo greco, e nulla di pi  giunto sino a noi.
- Ne so poco anch'io. Bioni aveva inventato uno speciale dispositivo per motori, di cui ignoro la portata e i particolari tecnici. Pare, e dico pare, che Zanasis lo finanziasse con una grossa somma; poi, non so come avessero contrattato fra loro, Bioni perse tutto, persino la casa: questa casa, voglio dire; e dovette alla condiscendenza di Zanasis se gli rimasero due camerette che occupa ancora insieme con la figlia. Stasera  venuto a fare una scenata...
- Lo so, lo so. Lei per non mi dice che Zanasis aveva mangiato tutto a quel disgraziato, continuando a sfruttarne il brevetto, per giunta. Infatti, se non mi sbaglio, la Sagser si occupa anche di un certo dispositivo per motori, come lei lo chiama, che pare sia proprio quello del Bioni. Cercheremo di sapere. E le camere del Bioni non comunicano con queste?
- No. Credo che questa parete - e Sainetto accennava verso l'orologio con le piccole librerie che lo fiancheggiavano - sia comune; ma per venire qui Bioni deve scendere una scaletta, l'antica scaletta di servizio, e risalire.
- Chi ha le chiavi dell'ufficio, quando non vi sono impiegati?
- Simeone... E mi pare che lei lo conosca - sorrise significativamente Sainetto.
- S.  un antico agente, che chiamavano il Monco perch aveva la sinistra impedita. Dovette lasciare il servizio per questa sua infermit. Chiss se lo sapeva, Zanasis? Dunque, ha lui le chiavi dell'ufficio... E quanti impiegati vi sono?
- Storinelli; il contabile, che ha visto; una dattilografa, la signorina Rivetti; e un fattorino, che aiuta Simeone e fa le commissioni.
- Quando non c'era Zanasis, chi di loro veniva qui?
- Nessuno, a meno che qualcuno di noi non avesse disposizioni diverse da Zanasis. Era Storinelli che provvedeva a tutto, con l'aiuto della dattilografa, e comunicava con Zanasis, o qualche rara volta anche con Melana, a seconda dei casi. Riminesi, veniva qui di frequente; ma soltanto per parlare con Storinelli, dato che spesso faceva affari per la Sagser in proprio nome.
- Interessante; e andremo in fondo. Non sa dirmi altro? Per esempio, di che cosa si occupasse la societ, all'infuori del motore... Un piccolo commercio di stupefacenti, eh?
- Cavaliere, le giuro...
- Lasci andare, lasci andare; forse sar Melana a saperci dire da dove gli  piovuta in tasca quella cartina. Un'ultima cosa: aveva famiglia, questo Zanasis? E dove era il suo domicilio? Infine, era ricco? Mi parli un po' di lui, insomma.
- Come domicilio, credo lo avesse a Napoli; ma spessissimo era a Roma, dove aveva un'altra casa. Anche qui, del resto, aveva a pigione un quartierino...
- Comodissimo. E parenti?
- Senta, cavalier Morinelli, le dir una cosa che credo ignorino tutti, qui. Zanasis aveva un figlio col quale era in discordia: Andrea, che deve avere un ventotto anni, se non mi sbaglio. Erano in discordia, dicevo, perch il giovinotto pare trovasse a ridire su certi affari fatti dal padre... Come vede, le dico tutto. E allora si son separati. Zanasis, ostinato com'era, non ha voluto dargli un soldo; Andrea, dal canto suo, non ha voluto piegarsi, e cos ha menato per circa un anno una vita di stenti, andando poi a finire... quasi suo collega, cavaliere.
E Sainetto sorrise. Morinelli lo guard un po' accigliato.
- Come sarebbe a dire? Parli chiaro.
- Sarebbe a dire che poi  riuscito a trovare un posticino in un'agenzia di investigazioni private, a Roma, con uno stipendio bastevole appena per vivere alla meglio. A quanto pare, per, l ha saputo farsi tanto onore in qualche incarico d'indole delicata e piuttosto difficile, che  stato promosso dai suoi "principali", sicch oggi  ritenuto un buon investigatore, e si dice che la stessa polizia non disdegni qualche volta di averlo a collaboratore sia pure indiretto.
- Zanasis... Mai sentito di un investigatore che si chiami Zanasis. E s che noialtri li teniamo d'occhio, questi intraprendenti investigatori privati, i quali a volte possono riuscire utili, ma a volte vanno un po' oltre il segno.
- Infatti non pu averne udito parlare, semplicemente perch Andrea Zanasis non esiste pi, per cos dire. Quel giovinotto ha voluto persino assumere un falso nome, un nome di battaglia, diciamo; ed  noto come Andrea Villanterio, che poi era il cognome della madre, morta da una ventina d'anni.
- Che cosa? Villanterio! Villanterio sarebbe dunque il figlio di Zanasis?... Questa s che  carina! Ma lo conosco, Villanterio, e mi pare davvero un giovanotto che sa il fatto suo. Una volta ne abbiamo anzi avuto bisogno per... per una certa faccenda, e se l' cavata con onore. Ma senti, senti! Villanterio sarebbe il figlio di Zanasis... Allora gli faremo subito le comunicazioni necessarie. Curiosa, eh? Il padre depreda, il figlio tutela... Ma, e dica un po', caro Sainetto, poich lei sa tante belle cose: perch si bisticciarono precisamente, padre e figlio?
L'interrogato si storse un po', come se volesse esimersi da una risposta che l'imbarazzava; ma vide gli occhi penetranti del vice-commissario fissarlo con un'espressione fra beffarda e minacciosa, e parve decidersi.
- Fu per l'affare di Bioni, ecco. Deve sapere che Zanasis e Bioni erano stati per anni ed anni buoni amici, o meglio in relazioni apparentemente cordiali. Forse Zanasis fiutava un ottimo affare. Allora tutta questa casa era di Bioni, e Zanasis ci veniva spesso; ma soprattutto vi veniva il figlio, attrattovi, si diceva, dalla piccola Luisa, che allora aveva diciassette anni ed era tanto tanto graziosa. Del resto graziosa  anche adesso, sebbene sembri un po' magretta. La vidi qualche giorno fa, e le confesso che mi si strinse un po' il cuore. Lei lavora per mantenere il padre, adesso...
- S, ma continui ci che stava dicendo. Poi i due amici, chiamiamoli cos, ebbero divergenze d'affari, vero?
- Gravi divergenze, per le quali Bioni fin col perdere tutto, anche questa casa. Poi la ragazza, cui pare non fosse antipatico Andrea... Villanterio, non volle pi saperne, di lui: chi diceva perch il padre non le avrebbe perdonato di avere relazioni d'affetto col figlio di quel suo nemico che l'aveva rovinato, a quanto egli sosteneva; chi per lo stato di assoluta miseria in cui era caduta. Sa, questione di superbia...
- O di dignit - interruppe Morinelli.
- Forse ha ragione lei. Comunque, i due giovani non si videro pi, o quasi. Fu allora che Andrea ebbe col padre una violenta scenata in cui gli rimprover la rovina di Bioni, pel quale egli parteggiava. Poi... poi il resto gliel'ho detto.
- Gi, me l'ha detto... - E Morinelli si accarezzava il mento in atto pensoso. - Dunque, Bioni odiava Zanasis... Bisogner che lo interroghi; ma non ora. Prevedo che ci dar molto filo da torcere, questa faccenda... Sainetto, mi dica la verit: non ha sospetti, lei, proprio?
- No, cavaliere, glielo giuro sul mio... sull'anima mia, se preferisce. Le cose stanno cos come le ho detto, e proprio non ci capisco nulla. Non voglio difendere i miei compagni: ma nessuno di noi ha sparato, ecco. Non avevamo armi, e lo stesso Zanasis se n'era accertato... Crede forse che per difendere un altro vorrei avere io delle noie?
- Gi, gi... E poi, quel pasticcio della signora del Lido... Vedremo che cosa ne dir il commissario. Ma, per finirla con lei, mi dica un'altra cosa: qual era la situazione sua e dei suoi compagni in questa societ? La situazione vera, voglio dire; e si ricordi che sar tutt'altro che difficile appurarlo.
Sainetto stette per un po' a riflettere; ed era chiaro che bilanciava il pr e il contro sull'opportunit di parlar chiaro o no. Infine rispose, con una lieve esitazione:
- Inutile farne un mistero: la societ era di Zanasis, e noi lo coadiuvavamo, ecco. Riminesi lo si poteva considerare il suo uomo di paglia, perch spesso doveva figurare lui dove piaceva a Zanasis che non comparissero n il suo nome n la Sagser; Melana faceva parte del consiglio d'amministrazione, era nominalmente direttore, e... e...
- E portava qualche buon affare, se non mi sbaglio - sorrise Morinelli. - Mi guarda? Forse si domanda come possa saperlo, io, questo: ma  semplicissimo, mi pare. Melana, che pure  di nobile famiglia, bazzica ritrovi clandestini, dove si gioca, si prende cocaina e via dicendo: i luoghi, appunto, in cui  facile trovare qualche abulico merlotto facile a intrappolare.  cos?
- Non so... Oh, le assicuro, cavaliere, che proprio non lo so! - fece Sainetto, angosciato. - Non potrei dire neppure che non fosse, per...
- Bene, bene: e Gaddini?
- Gaddini? Non aveva precisi incarichi, all'infuori di quello di consigliere d'amministrazione... Qualche volta, soltanto, Zanasis lo mandava all'estero, perch parla bene due o tre lingue avendo vissuto a lungo appunto all'estero. Io, poi...
- Lei? - fece Morinelli con un sorrisetto beffardo, vedendo che l'altro s'interrompeva.
- So che non mi creder; eppure non le mentisco, no! Io non facevo nulla di speciale, e soltanto qualche volta, come stasera, Zanasis mi accennava a un suo progetto perch lo appoggiassi in caso di bisogno, nella discussione.
- E avevano una compartecipazione negli utili, naturalmente.
- Molto magra, cavaliere; sia certo, molto magra! Zanasis si faceva sempre la parte del leone, e per di pi nessuno di noi sapeva di preciso quanto si guadagnasse in ogni affare. Vivacchiavamo, tutti e quattro; e non potevamo ribellarci, perch... perch egli ci ricattava continuamente. Era il suo sistema.
- Ricattava? In qual modo?
Sainetto arross leggermente, e non rispose. Morinelli credette di comprendere.
- Non occorre che mi risponda, per ora: cercheremo di veder chiaro in questa losca combriccola... Inutile che mi guardi cos, povero Sainetto: combriccola, appunto. Come la vorrebbe chiamare altrimenti? Ma ora ho qualche altra cosa da fare, qui. Se non mi sbaglio,  ritornato Esposito. L'affido a lui; e ci rivedremo domani.
- Ma come, cavaliere, lei vorrebbe forse... - proruppe Sainetto, sgomento.
- Trattenerla? Vi sono obbligato; e se anche non avessi quest'obbligo agirei lo stesso cos. Ma che, scherziamo? Accade un assassinio, un omicidio, e le sole quattro persone presenti, una delle quali deve essere la colpevole se non vogliamo ammettere interventi soprannaturali - e dico questo in base a ci che hanno deposto loro interessati, badi bene - quelle quattro persone, dico, dovrei lasciarle libere? Noti anche, che son persone non assolutamente illibate... Ma si rassicuri: si tratta di "fermi", non di arresti. Domani il Procuratore del Re vedr lui... Mi capisce bene, vero? Perci, non si angustii cos. Un lieve disturbo, e passer... spero. Esposito! Anche questo signore al Commissariato. Vada, vada, Sainetto. Io vorrei dare un'occhiatina alla stanza, prima di occuparmi della famosa signora e... e di tante altre belle cose. Dorma pure; e se non vi riuscir, pensi che perdo il sonno anch'io, stanotte. A domani.
...
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...
6. TOTALE: ZERO.
...
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...
Andrea Zanasis, o meglio Andrea Villanterio, giunse a sera tardi, due giorni dopo il delitto. Aveva ricevuto un telegramma, a firma dello stesso vice-commissario Morinelli, che lo avvertiva brevemente della disgrazia e lo consigliava a partire subito; ma quel telegramma, mandatogli presso il suo ufficio a Roma, gli era stato rispedito in Sicilia, dove egli era andato per un incarico affidatogli, sicch, per quanto facesse presto, non gli era stato possibile di arrivar prima.
And in albergo, poich si sentiva stanchissimo, e di l telefon al Commissariato chiedendo dello stesso Morinelli. Parl con un collega, invece, il quale gli disse che Morinelli da due giorni capitava di rado in ufficio, e di sicuro soltanto la mattina verso le dieci vi faceva una rapida apparizione; ma il commissario avrebbe potuto dargli notizie dell'andamento delle indagini... E il cadavere? Il cadavere era stato gi sepolto, rispose il funzionario; ed aggiunse qualche banale frase di condoglianza, cui l'interessato rispose adeguatamente. Dopo di che Villanterio se ne and a letto, promettendo che la mattina seguente, alle dieci, sarebbe andato in ufficio.
Non era un ragazzo senza cuore, Andrea Villanterio; e, sebbene non avesse molta stima del padre - del che si era pi volte rimproverato - e sentisse per lui un affetto piuttosto tiepido, era rimasto profondamente colpito dalla tragica notizia comunicatagli. Aveva risposto subito telegrafando che sarebbe partito, e aveva cercato sui giornali qualche particolare del doloroso avvenimento, ma senza trovarvi nulla. Strano! Comprendeva cos, confusamente, che doveva esserci sotto un mistero; cosa cui del resto aveva accennato lo stesso Morinelli riferendogli che il padre era morto "in circostanze assolutamente insolite", che si ritenevano delittuose. Non aveva chiesto altri particolari al funzionario col quale aveva parlato per telefono, poich temeva di non sapere da lui la verit vera; e se ne and a dormire, desiderando di avere il cervello libero dopo un lungo riposo, all'indomani. Che quella sua apparente indifferenza dovesse sembrare strana lo immaginava; ma era per temperamento fatto cos, che poco gl'importava ci che si pensasse di lui, purch alla fine la sua condotta risultasse ragionevole, e la via da lui prescelta la migliore.
La mattina seguente, poi, alle dieci, pot parlare a lungo col vice-commissario Morinelli. Il quale, dopo i primi saluti, e dopo le solite frasi di condoglianza, gli raccont per filo e per segno ci che era accaduto nella sera del delitto, riferendogli inoltre come fosse venuto a sapere che Andrea Villanterio era nientemeno che Andrea Zanasis, presunto erede di una sostanza che si diceva fosse vistosa.
Andrea aveva conosciuto Morinelli in una faccenda che aveva richiesta la collaborazione di entrambi; lo aveva potuto apprezzare al suo giusto valore, e ne era rimasto ammirato. Veramente gli era parso che le sue naturali attitudini fossero un po' impastoiate dalle restrizioni burocratiche; ma certo aveva una straordinaria capacit di ragionamento, e col suo metodo posato, placido riusciva l dove altri avevano fallito.
- Dunque, rimasto solo nella sala - continu Morinelli dopo un breve silenzio, durante il quale l'investigatore era rimasto assorto nei suoi pensieri - volli fare minuziose ricerche. Non furono lunghe, poich i mobili erano pochissimi, come credo di averle detto...
- La conosco, quella sala - interruppe Villanterio. - Se non vi hanno mutato nulla... Debbono esservi, o almeno v'erano allora, poche sedie, un divano, sul quale il vecchio Bioni si stendeva a prendere un po' di riposo quando era stanco, un orologio con due libreriette laterali, quelle di cui mi ha parlato, un'altra libreria, e una tavola da disegno della quale Bioni si serviva per lavorare. Era il suo studio, quello.
- Esattamente; senonch invece della tavola da disegno c' ora una tavola di noce coperta nel mezzo di panno turchino scuro.
-  stato danneggiato anche l'orologio? - domand vivamente Andrea, come se ad un tratto si ricordasse di un certo particolare.
- No, o almeno non mi pare. Ieri, quando son ritornato l, andava regolarmente. Ma perch me lo domanda, scusi? - sorrise Morinelli. - Naturalmente io avr molto piacere di essere aiutato da lei nelle indagini, dato che il giudice istruttore ha chiesto alla polizia di continuarle; ma sarebbe preferibile per entrambi che... che giocassimo a carte scoperte.
- Cio?
- Cio che ci dicessimo, l'uno all'altro, ci che avremo potuto accertare.
- Glielo prometto; e del resto  cos giusto! Soltanto, lei parla di fatti, vero, non di induzioni, o di idee che potrebbero venire ad ognuno di noi?
- Non vedo il perch di questa distinzione - e il vice-commissario sorrise di nuovo. - Ma certo non vorrei contestare a lei la triste soddisfazione di scoprire l'assassino di suo padre, se soddisfazione si pu chiamare. Faccia come crede.
Il viso del giovane investigatore s'incup; e tuttavia egli si limit a dire, come per sviare il discorso:
- Avr poi qualche domanda da farle, caro Morinelli. Ma, se non le dispiace, preferisco che mi riferisca prima tutto ci che ha potuto sapere, o accertare.
- Continuo; per le faccio notare che non mi ha detto ancora perch s'interessa dell'orologio. Vero che ormai appartiene a lei, e che mi sembra un notevole prodotto dell'arte dell'orologiaio...
- A me? Mai! - fece impulsivamente Villanterio, con un gesto di ripugnanza. Poi, vedendo che l'altro lo guardava meravigliato, soggiunse, pensoso: - Veda, caro Morinelli, io sono in una situazione assai strana. Che a mio padre si potesse attribuire qualche fatto non molto limpido  purtroppo vero; ma d'altra parte io debbo rispettare la sua memoria, comprender, e questo mi rende difficile di accennare a certe cose. Tuttavia, sebbene le abbia promesso di riferirle soltanto "i fatti che potr accertare", vado oltre, e le dico qualche cosa di pi: se lei riuscir a scoprire il colpevole, sia pure aiutato da me, nessuno certo le domander come abbia fatto; e quindi qualche circostanza potr rimanere segreta, tra lei e me.
- Comprendo; e creda pure che far il possibile per non urtare i suoi giusti sentimenti.
- Grazie. Allora le dir, a proposito dell'orologio, che ad esso si connette l'affare di Bioni. Mio padre impover quell'uomo avvalendosi... della propria astuzia, direi; e fu per questo che ci separammo. Da ragazzo io frequentavo la casa di Bioni; e ho passato molte ore in quel suo studio, che ora  la sala del consiglio d'amministrazione della Sagser. Ho avuto sempre una passione per la meccanica, io, ma una passione puramente ammirativa, ch non so un'acca della tecnica; e mi divertivo a osservare quell'orologio, e soprattutto le sue figurine. Le ha viste mai uscire?
- No; non potevano avere importanza per me.
- Infatti; dicevo per spiegarle la mia curiosit di adolescente.  quello un orologio che Bioni si fece fare ordinando la copia esatta di uno simile che vide al Museo d'Arti e Mestieri, a Parigi, dove  ancora; lo so perch l'ho visto anch'io quattro o cinque mesi or sono. Oltre alle solite lancette delle ore, dei minuti e dei secondi, ha altre interessanti indicazioni: quelle delle fasi della luna, il calendario perpetuo, l'ora dell'Avemaria e non so che altro. Poi, ogni tre ore, appaiono, sulla piccola. piattaforma al disopra del quadrante, delle figurine, che vorrebbero, nell'immaginazione del costruttore originario, rappresentare brevi scene del Settecento. Alle tre di notte, cio, passa lentamente un cavaliere avvolto in un mantello, e scompare: l'amante. Alle sei si vede un altro cavaliere, dal viso esprimente ira, che sembra cercare minacciosamente intorno: il marito... O meglio, a quanto spiegavano i ciceroni del Museo, si trattava in questo caso nientemeno che di re Luigi XV, al quale davano ombra le "attenzioni" del cavaliere di Lafort - la prima figurina - per la marchesa di Pompadour. Alle nove, la marchesa stessa, al suo petit-lever, si presenta a dare un grazioso buongiorno. Alle dodici la marchesa passa di nuovo rapidamente, seguita dal re. Alle tre del pomeriggio l'innamorato cavaliere la cerca, questa volta in un elegante costume, con tanto di spadino, e senza il mantello. Alle sei  la marchesa che cerca lui. Alle nove di sera, finalmente, i due amanti si ritrovano e si baciano. A mezzanotte la marchesa, libera forse dalle non troppo gradite premure regali, si presenta a dare la buona notte, facendo una bella riverenza, e si ritira a dormire. Si ricordi che alle tre del mattino passa il cavaliere dal mantello, e comprender l'allusione. Cos, con quattro figurine in tutto, l'ingegnosissimo orologiaio seppe preparare questa piccola rappresentazione, che ai miei occhi di ragazzo pareva fantasmagorica addirittura. E qualche cosa di simile doveva sembrare a quell'anima di vecchio fanciullo che  Bioni, ottimo meccanico il quale si compiaceva di ammirare a lungo quel suo tesoro, che gli cost, se ben ricordo, un diecimila franchi. Poi l'orologio pass col resto della casa a mio padre. Ora comprender, vero? Uno dei miei pi vivi desideri  quello d'indennizzare il povero Bioni delle perdite immeritate da lui subite; e naturalmente gli restituir anche l'orologio, appena potr disporne. So che il rivederlo guasto gli dorrebbe molto, e quel povero vecchio ha gi troppo sofferto perch...
Qui Villanterio tacque bruscamente; e Morinelli al quale ritornavano in mente alcune confidenze fattegli da Sainetto a proposito dell'assiduit dello stesso Andrea in casa Bioni, sorrise, annuendo.
- Capisco benissimo - disse. - Allora continuo. Dove eravamo rimasti?... Ah, ecco. Dunque quando finalmente fui solo, quella notte, volli far minuziose ricerche. Cercavo l'arma omicida, comprender bene, e possibilmente qualche altro indizio. Neppure l'ombra dell'una e dell'altro. La pallottola che infranse il vetro della libreria, e che con una perizia d'armaiuolo si  accertato provenire dalla rivoltella di Zan... del signor Zanasis aveva incontrato l'ostacolo di un grosso libro, ed era rimasta conficcata nel legno del fondo.  ora fra i "reperti", e lei potr esaminarla quando vorr. Nella rivoltella della vittima, riconosciuta innegabilmente per sua, e sulla quale si sono riscontrate soltanto le sue impronte digitali, noti, si sono rinvenute altre sei cartucce nel caricatore. Come lei sa, le rivoltelle tipo Browning contengono di solito sei cartucce nel caricatore e una in canna; quindi il proiettile omicida non  uscito da quell'arma bens, e mi scusi, caro Villanterio, se le riferisco particolari per lei orribili, da un'altra rivoltella automatica ma pi piccola, di quelle che a volte usano le donne, che non fanno troppo volume in una borsetta. Il che ci farebbe ritornare alla famosa signora vestita di verde... Ma di questo riparleremo. Dunque, un'altra arma ci deve essere stata; e avremmo dovuto trovarla, poich nessuno era uscito dalla sala, a quanto asserisce anche l'usciere, il quale  un ex-agente: nessuno tranne Gaddini, che and al telefono. Ma nelle due stanze nulla fu trovato. La finestra della sala era chiusa, e con le imposte sbarrate; quella della stanza attigua, dove and Gaddini, pure chiusa, sebbene con la sola invetriata. Gaddini non avrebbe potuto quindi gettare la pistola, ammesso che l'avesse lui, senza contare che l'usciere dice di non averlo perduto di vista un momento. Dunque, l'arma c'era stata, indubbiamente; ma  scomparsa, e non si  potuto accertare come.
- Ha guardato anche nell'orologio?
- Certo. Ne ho esaminata accuratamente la parte inferiore, quella in cui scorrono i pesi, e ho cacciata la mano nell'apertura per la quale passano le catene, cos come avrebbe potuto fare il colpevole; ma nulla, assolutamente nulla. Del resto era da prevedersi, poich un meccanismo cos complesso e quindi delicato, quale l'ha descritto lei, non avrebbe potuto non essere alterato da un corpo estraneo relativamente voluminoso. Si potrebbe smontare l'orologio; ma in questo caso bisognerebbe credere che l'assassino avesse avuto anche lui il tempo di smontarlo e di rimontarlo...
- Ma no! - obiett Andrea. - Domandavo, cos, per esaminare qualsiasi possibilit. Nella parte superiore deve esservi un tal groviglio di ruote e rotelle, che non vi entrer un ago, probabilmente. M'immagino che fosse vuoto anche il ricettacolo dal quale escono le figurine, vero?
- Vuol dire lo sportello uguale a quello degli orologi a cuculo, press'a poco? Vuotissimo: voglio dire, tranne le figurine, che ho viste confusamente perch sono in basso, mi sembra.
- Appunto. E allora, che ne ha dedotto?
Morinelli stette un po' assorto; poi rispose, accigliato:
- Nulla di nulla. Che cosa pensare di un caso simile, infatti? Ed ecco perch, oltre a varie ragioni che le dir, si  finito col credere ufficialmente alla possibilit di... un suicidio, e quindi non sono ancora state fatte comunicazioni alla stampa.
- Adesso capisco perch non ho trovato cenno della disgrazia nei giornali. Per, l'ipotesi di un suicidio, dato che la pistola ha sparato un colpo solo,  un po'...
- Non dimentichi che ho detto "ufficialmente"; e "ufficialmente", in certi casi, significa che, fra dieci ipotesi irragionevolissime, se ne sceglie una, quella che meno possa sollevar commenti. Se li figura, i giornali? E peggio il pubblico... Le solite storie: "Ma che fa, la polizia?" No, no, con la comoda tesi del suicidio si  aggiustato tutto, invece. Un semplice annuncio necrologico della Sagser, che accenna ad "immatura perdita", e basta. Il che per non toglie che l'istruttoria prosegua. Se il colpevole sar scoperto, allora...
- Benissimo. E, dica, il divano  sempre lo stesso? Di cuoio scuro, voglio dire, e non ripiegabile...
- Sempre quello. Debbo escludere che si sia potuto nascondere l'arma nell'imbottitura, poich io stesso ho fatto staccare un lembo del cuoio e ho cercato dentro. N ho trovato alcunch dietro i libri, naturalmente.
- Stranissimo!
- Non le pare? Dunque, se non vi  nelle pareti un ripostiglio segreto e assolutamente invisibile, il che anche debbo escludere perch le pareti, alla percussione, non hanno rivelato alcuna cavit, bisogna dire che l'arma  scomparsa in un modo assolutamente miracoloso.
- E i miracoli li escludiamo, naturalmente.
- Naturalmente, gi: eppure, che cosa pensare? Ma veniamo ora ad un altro punto importantissimo: lo spegnersi e il riaccendersi delle due lampadine elettriche al momento preciso del delitto, n prima n dopo. Non si pu negare che anche qui vi sia stato il fattore "volont",  vero? Eppure non si riesce a spiegare come la cosa sia avvenuta. I fili sono intatti, e debbo escludere nel modo pi assoluto che siano stati connessi con l'orologio, poich passano accanto alla librerietta annessa a questo ma non toccano neppur da lontano il meccanismo; n vi sono altri interruttori all'infuori di quello presso l'uscio, al quale nessuno si  accostato.
- Permetta, Morinelli, due brevi domande. Perch ha sospettato che i fili potessero essere connessi con l'orologio? Forse perch si  spenta la luce ai primi colpi di mezzanotte e si  riaccesa agli ultimi?
- Naturalmente: si direbbe un fenomeno avvenuto con regolarit meccanica.
-  vero; per... Ecco, supponiamo per un momento, ma per un momento solo, che i quattro consiglieri fossero stati d'accordo nel commettere il delitto; in tal modo tutto si spiegherebbe, mi pare, meno la non grave questione della misteriosa signora del Lido, se fu lei a telefonare, e meno la scomparsa della pistola. Allora uno dei quattro complici avrebbe potuto spegnere e riaccendere la luce, se pure fu spenta.
- Non pu essere stato cos. L'usciere, che, come ripeto,  un ex-agente degno di fiducia, era in quel momento dietro l'uscio, a domandare al suo padrone se volesse la comunicazione. Ud, oltre al fragore dello scappamento della motocicletta, voci concitate, e vide poi, dal buco della serratura, spegnersi la luce, che si riaccese sei o sette secondi dopo: proprio come hanno deposto concordemente i quattro consiglieri. E c' anche un'altra circostanza. L'interruttore, che  presso lo stipite nell'interno della sala, ha uno scatto piuttosto forte, che si ode dal di fuori anche a porta chiusa: me ne sono accertato io stesso, facendolo girare da Simeone mentre ero oltre l'uscio, e mentre Esposito, il maresciallo che mi coadiuva nelle indagini, cantava a squarciagola in modo da dare dei punti alla motocicletta.
- E in tali condizioni ha udito lo scatto dall'altra parte?
- Perfettamente. Simeone, invece, quella sera non lo ud. E la seconda domanda che voleva farmi, Villanterio?
- Giel'ho fatta implicitamente. Che cosa impedirebbe di credere a un complotto dei quattro consiglieri d'amministrazione della Sagser contro il consigliere delegato?
- Ecco, materialmente parlando, nulla, all'infuori delle inspiegabili circostanze della scomparsa dell'arma e della luce spenta e riaccesa misteriosamente. Moralmente, parecchie cose, invece. Non che quei quattro siano degli angioli, intendiamoci: ch anzi li credo, se non addirittura capaci di assassinare, pronti a tutto pur di conseguire un loro scopo; ma sono stati troppo concordi fra loro: e pu credere se, interrogandoli poi pi volte separatamente, abbia cercato di farli cadere in contraddizione. L'episodio... americano delle "mani in alto", e quindi della perquisizione operata sulle loro persone da... dal signor Zanasis,  implicitamente avvalorato dal fatto che il cadavere aveva in mano la Browning, mancante del proiettile che era andato a fracassare la vetrina a fianco dell'orologio, proprio dirimpetto alla vittima. Infine, se quei quattro avessero avuto l'idea di sopprimere il consigliere delegato, avrebbero scelto un altro mezzo che non fosse quello di compiere il delitto stando soli con lui in una stanza chiusa dall'interno, sapendo benissimo che cos i sospetti sarebbero caduti inevitabilmente su loro. Non sono ingenui; e mentre qualcuno ha rasentato il carcere pur senza mai cadervi dentro, il Sainetto  pregiudicato, e sa bene come vadano certe cose.
- Giusto - convenne pensosamente Villanterio. - E allora li hanno rilasciati?
- Questo poi no! - sorrise Morinelli. - Fossero anche, e credo che cos sia, innocenti come neonati, non mi sento rimordere la coscienza al pensiero che stiano un po' sotto chiave. Ora si trovano alle carceri, "a disposizione". Del resto tanto il Procuratore del Re quanto il giudice istruttore hanno approvata questa "misura".
- Chi  il giudice incaricato dell'istruttoria?
- Liboni. Un gran brav'uomo, ma... ma non troppo svelto, ecco.
- Non ne ho mai udito parlare. E degli altri, voglio dire dell'usciere e del contabile, che cosa sa?
- Dell'usciere lo ho gi detto. Il contabile, Storinelli, pare una persona innocua. Le informazioni avute di lui sono buone. Unica menda, se tale si pu chiamare, un attaccamento eccessivo alla vittima: attaccamento d'interesse, per, direi, dato che egli mi  parso pi preoccupato della situazione economica in cui viene a trovarsi che della perdita del suo "principale". Vive solo con una domestica, e molto modestamente. Pare per che qualche volta lo si veda con donnine; ma questo non credo importi molto, nel nostro caso,  vero?
- Infatti.
- E poi, consideri che tanto Simeone quanto il contabile erano fuori della sala, e che questa non ha, oltre l'uscio, alcuna comunicazione n con quella specie di anticamera in cui di solito era Simeone, n con la stanza attigua, dove lavoravano Storinelli e la dattilografa.
- E m'immagino che avr visitato minuziosamente anche quest'ultima stanza;  cos?
- Naturalmente; ma anche l nulla di nulla. Del resto, a parte la monumentale cassaforte, che  all'antica, ampia, a vari ripiani, non v' che un armadio e i tavolini, nei quali pure ho frugato, ma con lo stesso risultato negativo. A proposito della cassaforte, poi, le dir una cosa che forse la meraviglier, come ha meravigliato me. Che la societ facesse affari, non v' dubbio; e che Storinelli, l'incaricato di queste operazioni, incassasse molto denaro,  altrettanto certo; e infatti egli lo riconosce esplicitamente. Dice per che, per ordine del consigliere delegato, rimetteva a lui ogni somma di una certa importanza, in modo da non avere in cassa pi di mille lire. Infatti ne sono state trovate ottocentoventi appena, sebbene risulti dai libri che in questo mese, o meglio, nei trentasei giorni durante i quali il signor Zanasis  stato assente, si sono incassate nientemeno che trecentomila lire.
- Impossibile!
- Pareva anche a me; ma Storinelli mi ha dimostrato che parecchie ditte americane avevano fatto importantissimi versamenti per cessione parziale di sfruttamento del famoso brevetto Bioni, e ho dovuto arrendermi all'evidenza. Nello stesso tempo, per, mi ha mostrato ben quattordici matrici di assegni circolari al signor Zanasis, per un valore ammontante appunto a quella somma: esattamente trecentoquattromila lire.
- E dove saranno andate a finire?
- Chi lo sa? Debbo credere che il signor Zanasis non diffidasse soltanto dei suoi soci e del suo contabile - rispose Morinelli con un sorriso molto significativo in un funzionario di polizia; - e dico questo perch nelle varie banche che abbiamo potuto interpellare pochi sono i conti correnti intestati a lui o alla Sagser, e per un ammontare assolutamente irrisorio; sulle trentamila lire appena, mentre consta che il contante dovrebbe essere moltissimo. Dove lo teneva, la vittima? Ecco ci che non si  potuto appurare, e che non sanno n Melana e i suoi amici, n Storinelli, il quale pare fosse pi addentro di tutti gli altri nelle cose finanziarie della Sagser. Cos l'attivo, a parte questo contante introvabile, consisterebbe in crediti risultanti da contratti, in immobili e mobili, e via dicendo. In totale, per, una somma anch'essa rispettabile. Questa faccenda del contante ha influito in qualche modo sul delitto?  ci che ignoriamo, disgraziatamente.
- Mi pare che siamo in un vicolo senza uscita, caro Morinelli.
- Purtroppo! Finora, almeno... Eppure l'uscita ci deve essere, c', anzi: e bisogner trovarla.
- Chiss che non possa aiutarla anch'io?
- Ci conto - fece cordialmente il vice-commissario; e poich non era, e non poteva essere, tanto superiore da vedere volentieri un estraneo riuscire l dove egli avrebbe potuto far fiasco, soggiunse, come per sminuire anticipatamente il valore di quel trionfo: - Tanto pi che lei sembra conoscere meglio di me luoghi e persone.
-  vero, pi o meno - convenne l'investigatore. - Adesso, se me lo consente, vorrei farle io qualche domanda. Di che cosa avrebbe dovuto discutere il consiglio d'amministrazione, nella sera del delitto?
- Si sono trovati alcuni appunti sulla tavola davanti al cadavere e nella busta di cuoio - rispose Morinelli, un po' esitante. - Mi dispiace di dirle che non sembra fosse quello un progetto troppo... troppo pulito, ecco.
- Ah! Pu dirmi di che cosa si trattava? E soprattutto chi poteva esservi interessato?
- Si trattava di lanciare azioni... per specularvi sopra. Ora come ora, date le circostanze,  un tentativo andato a monte, e non  il caso d'insistere sull'argomento. Tanto - sorrise Morinelli - la Sagser, nelle condizioni in cui viene a trovarsi per la morte del consigliere delegato e per l'arresto dei consiglieri d'amministrazione, non potr certo sviluppare questo progetto. Piuttosto, caro Villanterio, anche quant'altro si  potuto trovare di documenti, e mi scusi se proprio le parlo chiaro, dimostra che gli affari della Sagser erano un po'... un po'... come dire? non sempre assolutamente ortodossi, insomma. E credo che la societ sar sciolta.
- Cercher anch'io d'influire in questo senso. Capir che non vorrei si facesse del chiasso, ora specialmente che la cosa  stata posta cos opportunamente a tacere. Se l'asse ereditario me ne dar modo, saranno rimborsati tutti, creditori effettivi e creditori... morali.
- Me l'immaginavo, caro Villanterio. Pare che il signor Zanasis non abbia lasciato alcun testamento; ed allora sarebbe lei l'erede universale. Dagli accertamenti fatti nei libri contabili e negli altri atti della societ, per, risulta che i quattro consiglieri d'amministrazione avrebbero diritto a certe somme, sempre che ne rimangano disponibili nella liquidazione dei crediti e dei beni immobili. Infatti pare che ognuno di essi lasciasse una larga parte degli utili in aumento del capitale; e questi utili, che andrebbero restituiti agli aventi diritto, sarebbero - e qui Morinelli sfogli il suo taccuino - centocinquemila lire per Melana, novantaduemila per Sainetto, novantamila per Riminesi, e settantottomila per Gaddini. Comunque, i beni della Sagser sono per ora sotto sequestro per ordine della autorit giudiziaria, e anche a liquidazione compiuta le somme spettanti ai nostri quattro amici non saranno svincolate se non dopo risolte certe questioni relative alle loro varie responsabilit, prima fra tutte quella della diretta partecipazione al delitto.
- Se la cosa dipender da me, quella gente avr il suo - replic quasi sprezzantemente l'investigatore. - E... e non si  saputo altro?
- Come le dicevo sono venute alla luce cose... spiacevoli. Affari poco limpidi, appunto, per quanto ben coperti da una veste di legalit. - E Morinelli pareva pi che mai imbarazzato. - Comunque, se son cose brutte, mio caro Villanterio, nessuna di esse illumina minimamente le ragioni e le circostanze del delitto. Potrebbe darsi per che i relativi documenti la interessassero, oltre che come erede, come nostro collaboratore; e sono a sua disposizione qualora volesse esaminarli, previa approvazione del giudice istruttore, naturalmente.
- Grazie. Lei si  comportato da buon funzionario e da vero amico, se mi consente di dirlo, caro Morinelli. Ed ora un'ultima cosa. Non  caduto alcun sospetto su... su quel povero Bioni?
- Ce ne sarebbe stato motivo, comprender, dopo le minacce da lui fatte pochi minuti prima del delitto; ma come credere alla possibilit di una sua complicit? Egli usc, fu riaccompagnato da Simeone sino alla scaletta che conduce nelle sue stanze, e che, come forse lei sa, era anticamente quella di servizio. Per rientrare avrebbe dovuto passare dall'anticamera, e Simeone  stato sempre l; senza contare che la porta era chiusa.
- Infatti... - disse pensosamente Villanterio, che pareva perplesso. - Proprio impossibile... Impossibile, come il resto. Sa che cosa le dico, Morinelli? Che se addizioniamo tutti i fatti insieme, vediamo che, costantemente, il totale  sempre quello: zero.
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7. PUNTI INTERROGATIVI.
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Lo scandalo che si sarebbe voluto sopire scoppi invece, per quanto in un altro senso, allorch il giudice istruttore Liboni, esaminati gli atti della Sagser e le carte ritrovate nella busta di cuoio, nonch quelle sequestrate nelle perquisizioni ai vari domicili del defunto Spiro Zanasis, trov in essi gli "estremi" per una circostanziata denuncia che fece rimanere in carcere, sotto diverse imputazioni indipendenti dal sospetto di complicit in omicidio, i quattro disgraziati consiglieri d'amministrazione della societ. Di conseguenza i beni sociali, e quelli personali degli amministratori, rimasero sotto sequestro, e Andrea Villanterio non pot mettere in atto il suo generoso progetto, quello cio di restituire alle vittime del padre ci che era stato loro tolto: vittime fra le quali egli metteva, in primo luogo, il vecchio Bioni.
Questo accadeva circa una settimana dopo l'arrivo di Andrea. Ma gi, nello stesso giorno in cui aveva parlato con Morinelli, egli aveva iniziate pazientemente le sue indagini. Per meglio dire, aveva cominciato col rendersi conto di quello che si chiamerebbe in gergo curialesco "lo stato dei luoghi", senza per ci trovar nulla che fosse sfuggito al vice-commissario. Il quale, in quei giorni sovrappreso da altri affari, fu contento di avere nel figlio della vittima chi lo sostituisse.
Il mistero, quindi, rimaneva mistero. Per ragioni che soltanto a Morinelli apparivano comprensibili, e forse tali sarebbero parse al povero Sainetto se non fosse stato rinchiuso in una cella all'oscuro di tutto, Andrea si era astenuto dall'interrogare il vecchio Bioni e la figlia, Luisa; anzi, non era andato neppure a far loro visita. La dattilografa e il fattorino, ora licenziati, non sapevano nulla di nulla. Quanto ai quattro sospettati, egli avrebbe voluto interrogarli, ma il giudice non lo aveva consentito, sebbene glielo chiedesse lo stesso Morinelli, trincerandosi dietro tassative disposizioni procedurali. Simeone e il contabile, d'altra parte, nulla avevano saputo dire di nuovo. E Villanterio si limitava a riflettere, nella speranza che a furia di meditare e, quindi, di ragionare, venisse sia pure uno sprazzo di luce a guidarlo. Nulla, invece.
Per semplificare, egli aveva segnati sul taccuino i quesiti che gli si presentavano, e che parevano dover rimanere senza risposta. Questione di metodo, ad ogni modo. E quei quesiti erano:
1. Dove  stata nascosta l'arma omicida?
2. Chi ha sparato, e perch?
3. Come si  spenta e riaccesa la luce?
4. Esiste la signora dal vestito verde? Chi ? Perch ha telefonato?  coinvolta nel delitto?
5. Il motociclista che fece tanto chiasso quella sera si trov l a caso? Se no, chi era, e quale interesse aveva a soffocare col fragore del motore la detonazione?
6. Perch spar, la vittima?
7. Chi aveva interesse alla morte del consigliere delegato della Sagser? E quale interesse?
Poi: N. B. I quesiti secondo, terzo, sesto e settimo sono collegati fra loro; ma interdipendenti possono essere anche gli altri, in tutto o in parte.
Fedele al suo metodo, e avvalendosi del permesso concessogli dal vice-commissario Morinelli, egli aveva cominciato col fare ricerche minuziosissime nella sala del consiglio e in quella attigua, la cosidetta anticamera. Nulla di nulla. Nei muri nessun nascondiglio; l'orologio, che aveva una carica di tre mesi, continuava a segnare esattissimamente ore, minuti, secondi, fasi della luna e via dicendo; il divano, scoperchiato, non rivel che molle e stoppa; fra i libri, o dietro di essi, nulla. E nulla nell'anticamera, ammobiliata assai semplicemente. Nulla, naturalmente, neppure nell'ufficio del contabile: indagine, quella, fatta pro forma. Cos, a fianco del primo quesito il povero Villanterio aveva dovuto segnare un punto interrogativo.
Il secondo quesito aveva dovuto essere posposto. Per risolverlo prima degli altri, sarebbe stato necessario che egli interrogasse i sospettati, e questo non gli era stato possibile. Dunque, aveva cercato di risolvere il terzo. Ma anche qui si era trovato a dover convenire con Morinelli, che aveva definite quelle circostanze "miracolose". I fili erano intatti, e dall'uscio andavano verso il soffitto, dal quale scendevano poi verso il lampadario. Secondo punto interrogativo.
La soluzione del quarto quesito si presentava meno irta di difficolt, per lo meno apparentemente; ma Villanterio avrebbe dovuto cominciare con l'andare al Lido per seguire le tracce di quella misteriosa Palandis, o Blandis, e pel momento egli non voleva allontanarsi. Si sarebbe visto dopo.
Circa il quinto quesito le indagini erano state facili, ma altrettanto vane. Il proprietario di un caff di piazza San Gervasio, che chiudeva a mezzanotte, nell'uscire a mettere gli sportelli aveva notato il motociclista che, sotto le finestre di Bioni (la sede della Sagser continuava a chiamarsi "la casa di Bioni") faceva un chiasso indiavolato, tentando invano, a quanto pareva, di rimettere in azione il motore a furiosi colpi di pedale, montando sul sellino quando credeva di esservi riuscito, e poi rismontando. Pareva essere venuto dal vicino portone. Rintracciato, lo si era potuto identificare per un pacifico commesso viaggiatore, amante dei lunghi discorsi, delle rumorose trasmissioni radiofoniche, e del fragoroso scoppiettare dello scappamento della sua motocicletta, inconveniente che egli fingeva di deplorare ma che gli procurava la segreta soddisfazione di far sapere al vicinato che possedeva "una macchina". Un uomo energico e innocuo, insomma. Perch si era fermato proprio l sotto? Domandarlo al motore, che si era ostinato a non voler procedere. Era andato ad abitare l da poco, e non conosceva la Sagser neppure di nome, tanto pi che l'"articolo" della societ era molto diverso dal suo. In conclusione, Villanterio aveva scritto accanto al quinto quesito: "Per ora nulla da fare". Ma aveva voluto aggiungere anche l quel disperante e disperato punto interrogativo che significava essere egli ancora a "Totale: zero". N l'ombra dell'arrabbiato motociclista lo torment pi.
Altro punto interrogativo, che questa volta si sarebbe potuto qualificare invece provvisorio, al sesto quesito. N aveva trovato risposta il settimo. Nessuno, forse, poteva avere interesse alla morte di Spiro Zanasis, neppure i suoi quattro compagni e complici, i quali, anzi, con quel delitto venivano a trovarsi in brutte acque; ma parevano non essere pochi coloro che avrebbero potuto aver ragione di vendicarsi dello spietato finanziere, che molta gente aveva tratta alla rovina. Chi, fra tanti? E involontariamente Villanterio aveva pensato a Bioni; ma accanto al quesito aveva scritto, a guisa di commento: "Vittime?"
Sempre l'eterno punto interrogativo, dunque; sicch, nel vedere il questionario e le relative annotazioni, Morinelli aveva osservato che di quel passo si era andati a cozzare sempre contro un punto interrogativo. E Andrea aveva risposto:
- Sa quanto tempo ho impiegato una volta a scoprire l'autore di una lettera anonima che aveva fatto versare del sangue? Settanta giorni.
- Continui, allora! - aveva sospirato il vicecommissario. - Ha ancora pi di due mesi a sua disposizione... Ma ha speranze, almeno?
- Speranze sempre, certezza mai. Ma la speranza  una dea, se  accompagnata dalla buona volont e dalla costanza: e le de fanno miracoli.
E cos i due si erano lasciati.
Andrea seppe poi delle nuove imputazioni fatte ai quattro detenuti; e, due giorni dopo, che l'istruttoria per l'assassinio iniziata a carico di ignoti era stata chiusa per "mancanza di prove e d'indizi". Il delitto di piazza San Gervasio veniva "passato" all'archivio.
Morinelli and a lagnarsi col giudice Liboni, il quale si strinse nelle spalle e rispose:
- "Mancanza di prove e d'indizi" significa che la polizia non ha saputo fornirmene. Continui, se crede, e quando sar in grado di dimostrare qualche cosa me lo riferisca. L'istruttoria pu sempre riaprirsi, lei me l'insegna.
E con quel "lei me l'insegna", che era una magra indoratura dell'amara pillola, il povero Morinelli dovette andarsene. Aveva altri incarichi, ormai, oltre il suo consueto lavoro; e si limit a riferire a Villanterio la sconsolante notizia. L'investigatore sorrise, ed osserv:
- Tanto meglio.
- Come, tanto meglio! - fece Morinelli, scandalizzato.
- Amico caro, capir che fino ad ora non potevo movermi con assoluta libert: qua il giudice, l la polizia, per quanto cortesissima... Adesso, invece, sono pi libero; e nessuno, ufficialmente parlando, pensa pi al delitto. Io non posso ancora ereditare, a quanto ho capito, cos come quei quattro disgraziati non possono disporre del denaro a torto o a ragione loro spettante, anche se si far la liquidazione; ma alla casa della Sagser, per quanto sotto sequestro, posso accedere liberamente, notte e giorno;  cos?
- Certo, tanto pi che lei  il custode dei mobili posti sotto sequestro.
E infatti era stato lo stesso Villanterio a chiedere di essere sostituito al custode giudiziario: cosa che gli era stata subito accordata, con l'appoggio di Morinelli.
- E allora - conchiuse l'investigatore - mettiamoci a lavorare sul serio.
- Ricomincia dal primo quesito? - sorrise Morinelli.
- Forse; ma al primo ci arriver lo stesso, anche se comincer da un altro - rispose imperturbato Villanterio.
- Bene, bene. Comunque, mi tenga informato, se crede; e qualora pescasse il misteriosissimo colpevole, sar ben contento di aiutarla almeno a metterlo al sicuro.
- Ci conto - concluse gravemente l'investigatore.
E il vice-commissario non pot comprendere se egli avesse soltanto una speranza o gi un filo conduttore.
...
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...
8. UN ANTICO AMORE.
...
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...
Il programma di Andrea Zanasis, o Villanterio, era semplicissimo, e indipendente dall'ordine dei famosi quesiti: programma necessario a svolgere, sebbene egli non vi fondasse troppe speranze. Bisognava cio indagare su tutti i personaggi comunque immischiati nella tragedia, sia pure da lontano: e quindi sui Bioni, padre e figlia, sulla signora dal vestito verde, sui quattro detenuti, su Storinelli il contabile, e su Simeone. Eventualmente, anche sul commesso viaggiatore-motociclista, se fosse stato necessario in seguito ad altre risultanze, sebbene questo gli sembrasse improbabile.
E cominci dai Bioni, per quanto la cosa non gli fosse facile, nel senso che era quella pi che altro un'indagine... sentimentale.
Sapeva che Luisa Bioni andava a lavorare come commessa in un grande "magazzino", e, avendo appurato quale questo fosse, and ad aspettarla all'uscita, senza parere. Voleva prima scambiare qualche parole con lei; per sgombrare il terreno, si diceva, ma in realt per la solita ragione, un po' diversa.
La sera era tiepida, e quando le commesse del grande "magazzino" cominciarono a sciamare nella stretta strada in cui era l'uscita secondaria riservata al personale, fu come se all'improvviso si fosse aperta un'uccelliera, lasciando liberi i suoi gai abitatori. Si udivano risate fresche e allegre, senza apparente ragione, un incrociarsi di saluti, un parlottare sommesso da cospiratori, punteggiato di vivaci esclamazioni. Andrea si era confuso fra parecchi altri uomini che aspettavano, in maggioranza giovinotti; e di tanto in tanto vedeva qualcuno di essi avanzarsi verso una incerta figurina che pareva scrutasse ansiosamente nella penombra, prenderla a braccetto, allontanarsi beatamente con lei chiacchierando a voce bassa. Un vecchio and cos incontro a una ragazza giovanissima, probabilmente sua nipote, e la condusse via con s dopo averla accarezzata paternamente; una signora di mezza et chiese ad alta voce e con ansia vivissima notizie del "terribile raffreddore" alla sua "piccina", una prosperosa trentenne che pareva destinata a morire di salute, e si sofferm ancora a spiegare, ai vicini in attesa, che quella povera "creatura" andava a lavorare anche se era mezzo morta. Poi a poco a poco quel torrentello umano parve esaurirsi; e soltanto a lunghi intervalli usciva ancora qualche commessa ritardataria. Gi Andrea cominciava a temere di essersi sbagliato, a meno che Luisa Bioni non fosse ammalata, allorch la vide apparire sulla soglia, soffermarsi l un momento, col viso illuminato dalla luce del vicino fanale, poi avviarsi a passo rapido verso il fondo della strada.
A passo rapido eppure un po' stanco, not Andrea col cuore stretto. Era quella la ragazza che in cuor suo si sorprendeva a chiamare talvolta la "sua" Luisa! Se quel suo volto, se le caratteristiche della sua figura non gli fossero stati tanto familiari e non fossero sempre rimasti impressi nei suoi ricordi dopo il lungo tempo trascorso, egli non avrebbe riconosciuta colei che era stata la compagna della sua adolescenza e poi della sua prima giovinezza, tanto gli appariva mutata. Mutata, ma sempre bella, e come adorna di una nuova grazia dolorosa: i grandi occhi erano circondati da larghi cerchi scuri, la bocca aveva presa una piega amara, le guance erano un po' incavate, le spalle leggermente ricurve. Povera, povera Luisa! E al vederla cos, sola, avviarsi verso la squallida casa in cui l'aspettava un vecchio che evidentemente doveva esserle pi di peso che di sollievo, Andrea sent stringersi il cuore, riavvampare un amore mai morto. Poi un altro pensiero, ancora pi doloroso, terribile quasi, gli pass rapido come un lampo per la mente: e se fosse stato Bioni a...
Corse appresso alla ragazza, e riusc a raggiungerla mentre svoltava l'angolo. Avrebbe voluto chiamarla per nome, come nei cari tempi ormai trascorsi, ma non os, per timore di una sgarberia, e pi ancora per evitare che ella potesse avere una scossa troppo forte. Cos la sorpass, poi la salut rispettosamente togliendosi il cappello. Ella gli diede una rapida occhiata, e forse credette si trattasse di qualcuno dei tanti fastidiosi giovinotti che a volte si arrischiavano a farle qualche dubbio complimento, poich si accost al muro e rallent il passo. Andrea invece si ferm addirittura, e di nuovo salut, con evidente rispetto. Allora soltanto ella lo guard di sfuggita, sdegnosa; e lo riconobbe. L'investigatore la vide trasalire, poi fare atto di voltarsi e ritornare in dietro. Allora la raggiunse le stese la mano quasi supplichevole:
- Luisa, cara Luisa! Non mi riconosci?
Ella non la strinse, quella mano; ma arross violentemente, e stette cos senza rispondere, a occhi bassi. Andrea continu, sempre supplichevole:
- Ti ho scritto tante volte, e non mi hai risposto: perch? Che tu mi respingessi, dopo ci che accadde a tuo padre, posso ancora capirlo; ma perch sei addirittura ostile, con me che nulla ho fatto contro di voi due, che ti ho tanto... voluto bene, sin da quando eri una ragazzetta, che... che non un momento ho cessato di volerti bene, di pensare con orrore e angoscia a quella terribile disgrazia capitata a tuo padre?... Povero signor Bioni! Io non ho colpa alcuna in ci che  avvenuto, e lo sai bene, pure non posso ricordarmi di lui senza sentirmi stringere il cuore da uno strano rimorso... Via, Luisa, rispondimi! E dimmi almeno che, se il mio sogno  miseramente sfumato, siamo ancora, e saremo sempre, buoni amici!
- Signor... signor Andrea - rispose finalmente la ragazza, e non senza un certo sforzo - non posso trattenermi in istrada a quest'ora. Pap mi aspetta... Mi scusi.
E fece per proseguire; ma egli la ferm prendendole un braccio. Con un gesto quasi violento, Luisa si liber; ma non si allontan, e rimase, a testa bassa e un po' ansante, a udire le appassionate parole che egli ora le diceva.
- Luisa! Cara, cara Luisa, perch addolorarmi cos? Tu conosci il mio cuore, eppure mi accogli con tanta freddezza! "Signor Andrea"... "Mi scusi...". Del lei al tuo compagno di giochi, a colui che sperava di essere tutto per te nella vita, prima che un terribile avvenimento ci separasse! Non ti ricordi pi, dunque? Ahim, non ho avuto ancora il coraggio di venire a casa tua, da tanti giorni che sono qui; eppure avevo in cuore una confusa incerta speranza che la nube che aveva offuscato il nostro cielo potesse finalmente dileguarsi...
- Dileguarsi, dice? - E Luisa sorrise amaramente. - E dileguarsi come, se fino all'ultimo momento l'uomo di cui non voglio fare il nome per rispetto ai morti e... e s, anche per un riguardo a lei ha insultato e vilipeso il povero pap, nel modo pi orrendo? Ho visto piangere ancora una volta quel povero vecchio, in quella terribile sera: e credevo che non avesse pi lacrime! Per me, aveva chiesto; per me, si era umiliato, lui, la vittima... E lei lo sa bene, che era stata, che  la vittima, la vera vittima, la sola innocente!
Andrea aveva ora chinata lui la testa, incapace di contrapporre fredde parole di ragionamento a quelle che sgorgavano cos spontanee da un cuore amareggiato. Quasi senza volerlo, si erano avviati insieme, con l'antica semplicit; e Luisa prosegu:
- Ma non basta ancora! Pap  stato interrogato dalla polizia, sospettato, certo, perch aveva pronunciate parole di minaccia... Pap minacciare! Lui, cos buono, cos semplice, cos tollerante! Se avesse voluto fare qualche cosa per sottrarsi alla rovina, avrebbe agito quando era in tempo... Quella sera doveva aver perduta la testa. Da... dal signor Storinelli, che aveva incontrato per caso, aveva saputo che... che il consiglio d'amministrazione si sarebbe riunito a notte; e poich non gli riusciva mai di vedere... suo padre, il quale non rispondeva ai telegrammi e alle lettere che a mia insaputa egli gli mandava chiedendo aiuto, aveva deciso di parlargli. Fu cacciato via come un cane, invece: peggio di un cane, anzi... Un vecchio, spogliato di tutto dall'astuzia altrui, dal tradimento... - Qui Luisa s'interruppe, temendo di essere andata troppo oltre: ma diede un'occhiata di sfuggita al suo compagno, e poich questi non aveva fatto neppure un gesto di protesta, accasciata, prosegu: - Un vecchio messo cos alla porta con la violenza!... Quale meraviglia se pronunci parole di minaccia? Ma soprattutto egli si appellava a Dio... Ed io lo vidi rientrare bianco in viso come un cencio lavato. Non mi ero accorta che era uscito, altrimenti avrei fatto in modo da impedirglielo. E si lasci cadere, povero, caro vecchio, nella poltrona che ha davanti alla tavola da lavoro, celandosi il viso fra le mani, piangendo... Oh, Andrea! - E nell'impeto della commozione Luisa chiam di nuovo per nome quell'amico della sua giovinezza che mai ella aveva potuto dimenticare, inconsciamente riprendendo a dargli del tu. - Se potessi dirti quanto soffrii quella sera! Avevo la febbre, una febbre non intensa, ma che mi tormentava e mi tormenta da qualche mese; e al vedere pap in quello stato sentii di perdere le forze... Poi ho dovuto fingere, in questi giorni, per non addolorarlo di pi. Tu forse non lo crederai: ma nel sapere del delitto egli, che  semplice e innocente come un bambino, rimase profondamente turbato, e son certa che sentiva rimorso di ci che aveva detto. Poi ebbe paura di essere arrestato; e gi parlava della vergogna che gliene sarebbe venuta, e si doleva di dovermi lasciare sola e indifesa...
- Luisa! Tutto si aggiuster, non temere.
Ella scroll melanconicamente la testa; poi parve che un odioso pensiero le passasse per la mente, poich divenne di nuovo rigida nel bel viso, che si era graziosamente animato, e riprese, gelida:
- Non so come potranno aggiustarsi, certe cose. La sola speranza che possiamo avere  negativa, e cio che peggio non ci accada; ma anche questa  subordinata a un certo evento... Voglio dire, dobbiamo sperare che il famoso investigatore Andrea Villanterio non riesca a scoprire che ad uccidergli il padre fu Bioni, l'inventore.
- Questo  impossibile! - proruppe Andrea, concitatamente. - E tu lo sai bene, che  impossibile.
- Impossibile che pap abbia commesso il delitto, vero? - domand Luisa, con una sfumatura d'amara ironia.
- Questo per primo; e in secondo luogo impossibile che... che io possa denunciarlo, anche se fosse colpevole, il che escludo per ragioni materiali e morali. Ma dunque, tu sapevi del mio nuovo nome, Luisa? Eppure quando ti scrivevo ti pregavo di rispondere al mio vero nome...
- S, ho udito dire qualche cosa - fece la ragazza, imbarazzata.
- Ti ricordavi di me, allora? - insist Andrea, con una nuova luce di speranza in cuore che gli si rifletteva nel tremito della voce. - Domandavi di me? Luisa, mia piccola, mai dimenticata Luisa, non lo sapevi, che lontano un cuore fedele era sempre aperto per te? Non ti ricordi che un giorno, son quattro anni, e mi sembrano quattro secoli o quattro ore appena, ti dissi che ti amavo, che ti avrei sposata? E tu mi rispondesti... mi rispondesti appoggiandomi sulla spalla codesto tuo caro visetto...
- Basta, in nome di Dio! - Ed improvvisamente Luisa proruppe in singhiozzi. - Non devi ricordarmi quel momento di pazzia... Allora non vedevo in te che il buono, caro, fedele amico... I nostri genitori sembravano volersi bene da fratelli, e non potevo immaginare che la malvagit di un uomo potesse... Ma no, non debbo dire neppure questo, ormai! Perdonami, Andrea; sono cos sconvolta! Perch, perch sei venuto a cercarmi? Vattene, ora ti prego: vattene, se non vuoi aggiungere dolore a dolore; e lascia che io vada per la mia via...
- Ma tu sei malata, cara! Vedi, la tua mano scotta... Luisa, a mia volta ti scongiuro: lascia che mi occupi di te, di tuo padre, che mi voleva bene come a un figliuolo...
- E te ne vuole ancora... Se sapessi come parla di te, come si inorgogliva dei tuoi trionfi! Seppe, non so come, che avevi mutato di nome, e ne fu contento. Disse che ti aveva istillato lui certe idee di dignit che ti avevano fatta preferire la miseria a un'ignobile agiatezza... Ma ormai  finita, pi che mai finita, e tu lo sai.  vero, sono malata: sarebbe puerile negarlo; e sarei anche ipocrita se ti dicessi che non mi dispiace di vedere cos sfiorire la mia giovinezza, poich ho appena ventun anni, e la vita mi pareva bella, una volta. Ma che posso fare? Pap ed io dobbiamo pur vivere. Egli lavora attorno a una sua nuova invenzione, che dice gli dar la ricchezza; e se io lo prego dolcemente di non illudersi, di non sciupare cos le sue poche forze, mi risponde trionfante che anche quando studiava a quell'altra sua invenzione la povera mamma gli diceva le stesse cose, eppure egli vinse, e se non arricch se stesso arricch... altri... Come lasciarlo senza neppure il pane, ora? Vedi bene che nulla posso fare.
- Ma io mi occuper di te, di lui!
- In qual modo? - E Luisa si raddrizz orgogliosamente. - Non capisco.
- Se facessi qualunque sacrificio per voi due, compirei il mio dovere soltanto - rispose l'investigatore con dignitosa semplicit. - Ma so che non accettereste. Invece mi propongo di aiutarvi diversamente. Posso far finanziare la nuova invenzione di tuo padre da persone che hanno fiducia in me... e che farebbero patti molto chiari. - Qui egli sorrise amaramente. - Ti assicuro che egli non sarebbe defraudato. Potrei anche, una volta tolto il sequestro ai beni di mio padre, fargli restituire la casa e una parte degli utili, che io certo non vorrei toccare, come unico erede. Infine... Oh, Luisa, se tu volessi! Allora s che tutto sarebbe risolto!
- Non capisco. Che cosa? - Ed ella trem leggermente, come se rabbrividisse.
- Perch non potremmo sposarci? Ci eravamo pur fidanzati, una volta!
- Mai! - E se la voce della ragazza era alterata, il tono rivelava quanto ella parlasse risolutamente. - Ascoltami bene, Andrea: sa Iddio quanto le tue parole mi abbiano rincorata, stasera, pur facendomi del male per diverse ragioni; ma non parliamo di matrimonio, non parliamo del passato: ci che dici sarebbe possibile soltanto se si potesse cancellarlo, questo passato, o almeno, se mio padre fosse riconosciuto assolutamente innocente di... di quel delitto, senza che rimanesse neppur l'ombra di un sospetto su lui, se egli avesse modo di rifarsi una certa agiatezza, se... se tutto mutasse, insomma. E tu, non ne parlare mai pi, se anche dovremo rivederci. Dici che forse potrai far restituire la casa a pap, dargli la sua parte di utili: sar possibile? Non lo so; ma non questo risolverebbe il problema.
- Perch? Allora non avresti pi bisogno di lavorare, cara; e si tratterebbe di denaro vostro, sacrosantamente vostro.
Ella osserv con uno stringimento di cuore che Andrea non aveva compreso come ella volesse alludere al "problema" di un eventuale loro matrimonio, e non rispose; sicch l'investigatore prosegu, trionfante:
- Vedi? Non hai nulla da obiettare. Luisa, ascoltami bene. Tu conosci i miei sentimenti, quali sono, potrei dire quali saranno sempre. Io far ci che ho detto, e se credi dillo pure a tuo padre, al quale parler anch'io poich, nel suo interesse, dovr indagare su lui per escluderne qualsiasi eventuale colpabilit o complicit nel delitto. Ora come ora non ti chiedo pi di essere mia moglie: ma tu potrai sempre esser certa che questo  e sar il mio grande sogno. Quando poi tutto sar appianato come tu stessa hai detto, e vi giungeremo, te l'assicuro, io ti ripeter la richiesta che ti ho fatta or ora; e tu mi risponderai definitivamente.  un patto che ora faccio con te: accetti?
Luisa non rispose; e poich in quel momento passavano davanti all'insegna luminosa di una bottega, Andrea la vide arrossata nel viso graziosissimo. Poi ella diede un'occhiata verso il marciapiede opposto, e impallid. L'investigatore, che le teneva un braccio, la sent fremere. Guard anche lui, con improvvisa gelosia, e vide un uomo, che cos a distanza gli parve magro e di media statura allontanarsi frettolosamente in direzione opposta alla loro.
- Chi , quel tale? - domand con voce divenuta a un tratto brusca. - E perch sei diventata pallida?
- Quale, quello che si allontana? - rispose Luisa con finta indifferenza. - Credi che sia stato lui a farmi divenire pallida? - E rise un po' sforzatamente. - Pallida lo sono quasi sempre, ormai...
- Chi ? Voglio sapere chi .
- Andrea!... Dici di quel tale che ora ha svoltato per via Biagi? Ma dovresti conoscerlo, direi, ...  uno degli impiegati di tuo padre. Un certo... Storinelli, il contabile, credo.  venuto a casa due o tre volte a parlare con pap.
- Storinelli! Ne ho udito parlare, e ho anche dovuto interrogarlo, naturalmente. Mi  stato subito antipatico, direi; ed ora capisco bene perch.
- E perch? Sentiamo - fece Luisa con inconscia civetteria, sebbene fosse tutt'altro che tranquilla.
- Perch  ormai evidente che egli non  per te una semplice conoscenza - replic bruscamente il giovinotto. Poi soggiunse, supplichevole: - Luisa, sei stata sempre franca e leale, tu; ripensa a ci che dicevamo qualche minuto fa, poi dimmi, francamente e lealmente come  tua abitudine: che cosa  per te, quello Storinelli?
E Andrea si ricordava di ci che aveva udito dire dal vice-commissario, e cio che il contabile della Sagser era stato visto spesso con belle donnine.
Luisa stette un momento a guardarlo, con gli occhi socchiusi; infine rispose:
- Non ho nulla da nascondere, io; e se non volevo accennare a circostanze... non insolite, purtroppo, era semplicemente perch tu non guardassi di traverso quel poveraccio, col quale m'immagino avrai a che fare ancora. S, egli mi ha visto spesso quando andavo e ritornavo dal magazzino, e pi volte ha tentato di fermarmi per istrada: ma se mi conosci ancora, puoi immaginare con quale esito. Poi egli  venuto un giorno a casa e ha parlato addirittura con pap, chiedendomi in moglie; e pap gli ha risposto che la cosa dipendeva da me, e da me soltanto...
- Ah!
- Povero pap! Non sai dunque che io sono la sua principale preoccupazione, io, che nacqui quando egli aveva quarantotto anni, e che soleva chiamare con la povera mamma "il fiore della sua vecchiezza?" E sempre egli dice che non sa che cosa avverr di me quando morir, cos sola al mondo come sono. In quanto a Storinelli, inutile dirti che la mia risposta  stata un bel "no" chiaro e tondo; temo anzi di averla accompagnata con una risatina non proprio incoraggiante, della quale pap poi mi ha rimproverato.
- E perch, il tuo bel "no"? - insist Andrea, con la segreta speranza di avere una cara risposta.
- Perch... - E Luisa esitava. - Perch no. Non mi andava a genio, ecco. Il matrimonio non  un mercato, a mio modo di vedere; e se tale fosse, quello sarebbe stato un meschino affare, ne converrai. Non c'era davvero di che tentare una donna.
- E non pensasti anche a me, allora?
- Presuntuoso!... Oh, Andrea, non ritorniamo ora su certi discorsi, te ne prego! Mi farebbero sembrare la vita presente, e forse anche quella avvenire, assai pi amara.
- Come vuoi. Continua a dirmi di Storinelli, ora.
- Che altro debbo dirti? Che da quel giorno egli mi ha annoiata con le sue mute proteste d'amore, diciamo cos. Lo incontro spesso, spesso anche mi accorgo che mi segue; la sera, a volte, viene all'uscita dal magazzino e mi pedina alla lontana... Una persecuzione, insomma: innocua, se vuoi, ma che mi infastidisce.
- Vedrai che ti lascer in pace. Ma per questo eri divenuta pallida e tremavi?
- Non so di essere divenuta pallida... Ma se proprio vuoi saper tutto, e sempre che questo non influisca in male nel tuo spirito riguardo a Storinelli, ti dir che quell'uomo mi fa un po' di paura. Ne hai notati gli occhi? Velati, come quelli di un serpente. Quel giorno, quando lo rifiutai, mi disse, appunto socchiudendo gli occhi: "Oh, lo so a chi pensa lei!" E ti assicuro che aveva uno sguardo veramente sinistro. Pap gli domand che cosa avesse voluto dire, ma egli non spieg la sua frase. Ora, vedendolo, mentre tu mi tieni a braccetto - e Luisa si svincol dolcemente - ha potuto credere chiss che cosa. E mi  dispiaciuto molto, questo, nella strana situazione in cui siamo. Ma a momenti sono a casa, Andrea... Ricordati di ci che ti ho detto, e... se ti  possibile, cerca di non vedermi, soprattutto in istrada. Addio.
- Addio, dici! Ma io avrei voluto parlare con tuo padre!
- Perch? - fece ella, un po' sospettosamente. Poi soggiunse: -  il piccolo Andrea al quale egli voleva tanto bene, che vuol vederlo, o... o Villanterio l'investigatore?
- L'uno e l'altro - rispose gravemente il giovinotto. - Andrea desidera rivedere colui al quale volle e vuole molto bene, Villanterio cercher di sapere qualche cosa che gli permetter di scagionare completamente, anche agli occhi della polizia, un innocente, sul quale potrebbe sempre cadere l'ombra di un sospetto. Con me tuo padre parler senza restrizioni. Preferisco vederlo subito, se a te non dispiace.
- Vieni pure, allora - sospir Luisa.
Il vecchio accolse molto affettuosamente, ma non senza imbarazzo, quel giovanotto cui era tuttora molto affezionato, ma che era sempre il figlio di quello Zanasis che la sua mite anima era giunta a volte a odiare, e della cui morte si sarebbe potuto sospettare ch'egli non fosse innocente. Andrea gli disse press'a poco ci che aveva detto alla figlia; e allora il disgraziato, commosso, mise da parte quella sua imbarazzata ritenutezza e parl apertamente. Descrisse le sue sofferenze e quelle di Luisa, accenn agli scherni con cui Zanasis aveva accolto in passato le sue preghiere, disse che nella sera del delitto era stato scacciato con la violenza, e infine spontaneamente rifer la minaccia da lui pronunciata, che lo avrebbe esposto ad essere incolpato, se altre circostanze avessero dimostrata possibile la sua colpabilit. Andrea ascoltava, a testa china e tracciando un ipotetico ghirigoro sul piano della rozza tavola presso la quale era seduto. Non osava guardare Luisa; ma la sentiva intenta e cos vibrante, che si sarebbe potuto dire nulla andasse perduto per lei di quel doloroso colloquio, neppure un'inflessione di voce, neppure una sfumatura di sentimento. Infine, quando il vecchio si fu taciuto, Andrea disse gravemente:
- Signor Bioni, non tocca a me dirle che ha ragione; ma lei certo pu immaginare come io la pensi. E se non faccio commenti per rispetto ad un morto la cui memoria debbo venerare, questo non m'impedisce di dire che il modo in cui agii quattro anni or sono ha parlato per me. Per quanto mi sar possibile, le ripeto, riparer ai torti che le sono stati fatti. Ma ora la pregherei, nel suo stesso interesse, di rispondermi francamente, se crede: che cosa intendeva di fare, proprio, quando pronunci quella minaccia? A quale rovinoso colpo intendeva alludere?
Bioni stette un momento in silenzio, passandosi la scarna mano sulla fronte; e Andrea vide che quella mano tremava, forse non soltanto per vecchiezza. Infine egli rispose, a voce bassa:
- Ti dir tutto, figliuolo, per quanto ci sia poco da dire. Ma poich le mie parole potrebbero far torto a qualcuno che credo innocente del delitto quanto me, poich io sono innocente, non lo dimenticare mai, bisogna che tu mi prometta una cosa: e cio che terrai questa rivelazione per te.
Andrea rimase perplesso. Egli si ricordava di avere anche promesso a Morinelli di rivelargli ci che sarebbe riuscito a sapere, sia pure limitatamente ai fatti; ma riflett anche che ormai l'istruttoria era chiusa, che la polizia non si occupava pi del caso Zanasis, e credette di poter fare un'eccezione. Piccolo compromesso, che dimostrava essere egli un uomo, null'altro che un uomo normale, con nulla di eroico o di troppo grande nello spirito: cos come egli stesso si giudicava.
- Glielo prometto, signor Bioni; purch contro la persona cui lei si riferisce non vengano ad addensarsi altri indizi che possano farla sospettare seriamente di colpevolezza.
- Di colpevolezza nel delitto, dici? Non temere, questa persona  innocente. Si tratta, dunque, di Gaddini. Scusami se ti dico cose che possono dispiacerti; ma devi sapere che Gaddini aveva una moglie che amava molto, e che era bella... bella come Luisa, ecco - precis il vecchio, il quale non sapeva trovare paragoni pi elevati in materia di estetica femminile. Luisa sorrise, arrossendo e scrollando le spalle. - Zanasis la conobbe... Il resto lo comprendi. La povera donna scomparve, poi; e Gaddini, contro la cui possibile vendetta Zanasis si era premunito facendogli con raggiri imitare la propria firma su un assegno, fin con l'essere il complice dell'uomo che aveva rovinata la sua casa, e che serviva ciecamente pure odiandolo a morte.
- Dio mio! - sussurr Andrea, appoggiando la fronte sulla mano.
- Ti capisco, figliuolo; ma  cos come dico. Sapevo qualche cosa, io; ma una sera venne da me lo stesso Gaddini a raccontarmi tutto, e a propormi che mi unissi a lui per fare un brutto tiro al suo nemico, un tiro che lo avrebbe rovinato, e nel quale lui, Gaddini, non sarebbe apparso. Egli mi avrebbe dati gli elementi, io avrei agito in mio nome. Accettai, poich ero avvilito, e la durezza di cuore di Zanasis mi aveva esasperato. Chiesi soltanto di fare un ultimo tentativo: quello che poi realmente feci nella sera del delitto e col risultato che sai. - E Bioni sorrise amaramente. - Scacciato, mi risolsi a rovinare... Zanasis, servendomi delle prove che Gaddini avrebbe segretamente messo a mia disposizione.
- Capisco. E potrei sapere di quale nuova colpa si trattasse?
- Preferirei non dirtelo, mio povero Andrea: ma devo farlo, se voglio che tu mi creda in tutto e per tutto. Si trattava di dimostrare alla polizia che Zanasis aveva, circa un anno fa, commerciato in Buoni del Tesoro falsi, e nell'interesse proprio non in quello della Sagser.
- Dio mio! - ripet Andrea, affranto.
- Ed ecco che cosa significava quella mia minaccia - prosegu cupamente Bioni. - Voglia perdonarmi Iddio, tanto pi che ormai ho un piede nella fossa, ma quella sera ebbi veramente l'intenzione di fare ci che avevo minacciato. Sotto quale accusa  ora in prigione, Gaddini?
- Per quanto so, si tratta di complicit in aggiotaggio - rispose cupamente Andrea. - Ma, se lei non ha altro da aggiungere a questa veramente terribile rivelazione, parliamo d'altro, la prego. Mi dica, invece, in qual modo a parer suo pu esser stato commesso il delitto? L'arma dell'assassino non  stata ritrovata, ed  risultato impossibile che fosse gettata via o nascosta negli uffici della Sagser.
- Figliuolo mio, in questo tu hai una competenza assai maggiore di quella che potrei avere io - sorrise Bioni. - Udimmo anche noi di qui, voglio dire Luisa ed io, due colpi di pistola, poich, come sai bene, questa parete divide la stanza in cui siamo da quello che era il mio studio, e che ora serviva pel consiglio d'amministrazione della Sagser; e udimmo anche il chiasso che faceva il motociclista, e voci che gridavano. Sei proprio sicuro che ci fosse un'altra arma?
- Sicurissimo. I colpi furono quasi contemporanei, vero?
- L'uno immediatamente dopo l'altro. Perch?
- Perch se cos non fosse stato avrei potuto credere a un trucco abbastanza semplice, in fondo. Mio padre avrebbe sparato, non so perch; uno dei quattro presenti gli avrebbe tolta la pistola, sparando a sua volta contro di lui, e poi avrebbe inserita nel caricatore una cartuccia per formare le solite sei, rimettendo infine l'arma in mano alla vittima... Ma no, bestia che sono! - esclam poi Andrea, battendosi con la mano la fronte. - Che vado fantasticando? Il proiettile trovato... quello che uccise, insomma, era pi piccolo degli altri contenuti nella pistola, e quindi uscito da un'arma diversa, una pistola quale potrebbe usarla una donna... Gi, una donna...
- Ma non v'erano donne, l! - osserv candidamente Bioni; e Andrea, che seguiva un suo pensiero, sorrise a suo malgrado. Poi domand:
- Che lei sappia, signor Bioni, non v'erano e non vi potevano essere nascondigli, nella stanza? Le pareti risultano piene, il pavimento  a mosaico; e tuttavia...
- Hai guardato nell'orologio? - sugger vivamente il vecchio; e al ricordo di quel suo orologio, che gli era caro come pu esserlo un giocattolo ad un bambino, sospir.
- Vi ha guardato Morinelli, il vice-commissario. Nulla. A meno che l'arma non fosse addirittura tra le rotelle.
- Impossibile: l'orologio si sarebbe fermato. Ma allora?
- Dunque, niente nascondigli?
- Che io sappia, no.
- Perci, buio pesto... Come quello che si fece allorch si spensero, misteriosamente, le lampadine.
- Oh, l'interruzione della luce, poi! Lo dissi anche a quel commissario: un piccolissimo interruttore...
- Messo apposta, dice? Ma non ve ne sono. Il solo interruttore  quello presso l'uscio, e nessuno vi si  avvicinato: lo si  potuto dimostrare.
- Ci sar e non lo si  visto - fece ostinatamente il vecchio.
- Capisco, la logica indurrebbe a credere questo; ma la realt smentisce la logica... Povero Gaddini!
- E che c'entra, ora, Gaddini? Credi sia stato lui a spegnere le lampadine?
- No, pensavo a quella dolorosa storia che lei mi ha raccontata... Era bella, la signora?
- Non te l'ho detto? Molto.
- Bionda? Bruna?
- Bionda, di un biondo scuro naturale... Alta, maestosa... Peccato, vero?
- S, peccato - rispose Andrea distrattamente.
Tanto "peccato", che, durante il tempo in cui rimase ancora quella sera in casa Bioni, l'investitore parve interessarsi alla sconosciuta vittima del padre quanto alla stessa Luisa.
E, uscito che fu, part col primo treno per Venezia. Era nel suo programma di saper qualche cosa della signora vestita di verde.
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9. LA MARCHESA DI POMPADOUR.
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Andrea Villanterio si era trovato a divenire investigatore non perch una prepotente vocazione lo avesse portato a scegliere quel modo di guadagnarsi la vita. Era stato il caso, piuttosto, o quel groviglio di eventi assai spesso provvidenziali cui si d il nome di caso, a farglielo subire.
Si era trovato cio a un certo punto disoccupato, uno dei tanti di quella legione di disoccupati i quali non possono neppur dire, quando vanno a chiedere lavoro, di saper fare la tale o la tal altra cosa, pur sentendosi capaci di far press'a poco di tutto; e non erano stati certo i suoi studi classici ad aiutarlo a risolvere il problema. Zanasis avrebbe voluto avviarlo per la sua stessa strada di "finanziere"; ma egli non si sentiva alcuna vocazione per quel genere di lavoro, tanto pi che lo vedeva compiuto dal padre, che egli non avrebbe voluto, per rispetto filiale, giudicare, ma del quale era costretto a riconoscere la durezza di cuore e l'assoluta mancanza di scrupoli. Ridotto, dopo la sua rottura con lui, alla pi amara miseria, aveva accettato il primo impiego libero che aveva trovato, in un'agenzia di investigazioni private, lavorandovi da segretario-contabile, o meglio da "scrivano", come diceva il direttore, il quale lo chiamava anche, scherzosamente, "il professore". Ma era accaduto una volta che "il professore" era stato incaricato di una delicata missione nella quale occorreva "un signore", e non soltanto se l'era cavata benissimo, ma aveva anche potuto correggere errori in cui gli altri che lo avevano preceduto erano caduti. Allora il direttore gli aveva detto scherzosamente che aveva "sbagliato carriera", e che avrebbe dovuto fare l'investigatore; ed egli vi si era provato. Era riuscito, e al di l delle sue speranze; ma questo non gli aveva data la sensazione di essere infallibile, ch anzi pi che mai egli diffidava di se stesso a mano a mano che la sua esperienza aumentava. Non aveva un metodo preciso: ragionava, e soprattutto cercava, con instancabile pazienza, di trovare in un'aggrovigliata matassa quello che egli chiamava "il filo", sicuro che se talvolta a trovare quel filo occorrevano giorni e settimane, forse anche mesi, una volta che lo aveva fra le dita la matassa si veniva poi svolgendo da s. Come si vede, non era uomo dotato di straordinarie qualit, ma soltanto tenace, ragionatore e paziente, aiutato inoltre da un'intelligenza pi che mediocre e da un sviluppato senso della dignit per il quale si vergognava di fronte a se stesso di non dover riuscire in qualsiasi cosa intraprendesse e che fosse nel limite delle sue forze.
Era fra le abitudini di Andrea Villanterio quella di non intraprendere mai un qualsiasi lavoro quando era stanco, e soprattutto se non aveva dormito a lungo. E fu cos che sbarc al Lido, dal vaporetto, non prima delle dieci e tre quarti del giorno seguente, riposato e ben disposto. Le ricerche che si proponeva di fare sulla famosa signora dall'abito verde e dal nome francese - Palandis o Palandisse, Blandis o Blandisse - come gli aveva riferito Morinelli, erano relativamente facili, ma richiedevano molta pazienza, poich si trattava di andare da un albergo all'altro a domandare di Zanasis. A quanto aveva detto lo stesso Morinelli, la misteriosa dama aveva conosciuto Zanasis in albergo, e molto presumibilmente nello stesso albergo avevano dimorato entrambi, dato che egli le era stato presentato dal direttore. Dunque, meglio domandare del padre: la signora sarebbe venuta dopo. Gli era passato per la mente, anche, di domandare a Storinelli in quale albergo Zanasis fosse stato nella sua breve permanenza al Lido, dato che egli doveva avergli mandato, come al solito, del denaro: ma aveva una certa ripugnanza a rivolgersi pel momento al contabile, a quel miserello Don Giovanni che aveva osato levare gli occhi sino a Luisa Bioni perseguitandola con le sue assiduit; e inoltre voleva sapere qualche cosa di pi sul suo conto prima di fargli comprendere da quale parte rivolgesse le indagini.
Cominci cos, pazientemente, ad andare da un albergo all'altro; e la domanda che faceva al portiere - inutile e forse anche imprudente rivolgersi senz'altro al direttore - era sempre la stessa:
-  stato qui in luglio il signor Spiro Zanasis, mio padre?
E poich la domanda era fatta mentre l'interrogante si frugava nel taschino del panciotto, la risposta veniva subito, volenterosa. E una moneta da cinque lire cambiava di proprietario.
Quattro volte la risposta fu negativa. Alla quinta Andrea seppe che il portiere era "in vacanza"; ma il suo sostituto pot presto sapere da un minuscolo chasseur che un signore cos e cos era stato l per una quindicina di giorni circa.
- Veramente avrei bisogno di sapere con esattezza quando  giunto - riprese Andrea. - Purtroppo mio padre  morto (viso di circostanza nel secondo portiere) e per accertare come fu che una importantissima lettera non gli pervenne, ho bisogno di appurare questa circostanza. Gli affari sono un meccanismo molto delicato, sa bene... Non c' qui il registro dei viaggiatori?
- E come no? Uno in Direzione, uno qui, per gli appunti che il portiere deve tenere delle piccole spese di ogni cliente. Vediamo...
Fortunatamente qualcuno entr a domandare al secondo portiere qualche cosa; e Andrea, con un cortese: "Faccia, faccia pure", sfogli lui il registro.
Vi trov quasi subito il nome del padre, con la data di arrivo e di partenza. Ci che per gli occorreva era il nome di una certa signora, presumibilmente sola, dal nome francese (con terminazione in is o in isse) e che era stata l press'a poco nello stesso periodo. Di signore sole nell'albergo ve n'erano state a profusione, e francesi parecchie; ma una sola aveva il nome terminante in is (in isse nessuna), e cio: "Madame Marie Brandis", vedova, Proveniente da Deauville, domiciliata a Parigi. Poi la annotazione: "Inoltrare corrispondenza a Roma, Albergo Excelsior". Era giunta due giorni prima di Zanasis, era ripartita due giorni dopo di lui. Particolare interessante. Pi interessante ancora, per, sarebbe stato sapere il nome da ragazza della sedicente vedova Brandis... Ma come fare?
- Ben tenuto, questo registro; e si vede che qui tutto procede con ordine scrupoloso - comment Andrea allorch il secondo portiere, di nuovo libero gli ebbe premurosamente domandato se aveva trovato. - Ho accertato in quali giorni mio padre fu qui. Ho visto anche il nome di una certa signora Brandis: mi ha colpito perch mi pare di ricordarmi di una certa signora che si chiama proprio cos, e che debbo aver conosciuta a Parigi... Italiana di nascita, mi sembra: bionda, di un biondo scuro naturale, alta, quasi maestosa...
- Sissignore - entr a dire con la sua vocetta acuta il piccolo chasseur. - Me la ricordo benissimo madame Brandis, io, monsieur Philippe...
Il quale monsieur Philippe, e cio il secondo portiere, gli diede un'occhiataccia. Ma il munifico signor Zanasis junior gi si era rivolto al ragazzo; e monsieur Philippe, frenato dal terrore reverenziale che tutti gli impiegati d'albergo hanno per quel momentaneo semidio che  "il cliente", non os intervenire.
- Te la ricordi, eh? - sorrise Andrea, dando un buffetto a quel viso paffuto dall'espressione anche un po' troppo sveglia. - Ed era cos, alta, bionda, maestosa...?
- Sissignore. La vedevo spesso anche col signor Zanasis. Parlavano in italiano, ma la signora era francese.
- Toh! E come lo sai?
- Me ne accorsi dall'accento. Sono stato a Royat-les-Bains, io, e so distinguere i francesi veri, monsieur.
- Bravo. - Poi Andrea si volse di nuovo al portiere. - Scusi, ma giacch ci sono, vorrei vedere se mi sbaglio o no. Non debbono trascrivere nel registro anche il nome di ragazza di una signora maritata o vedova?
- Lo si fa qualche volta, ma non sempre. Nelle schedine che si mandano ogni giorno alla polizia, coi nomi dei viaggiatori in arrivo, s. Se vuole, posso vedere nel registro della Direzione...
- Ma no! - fece indifferentemente Andrea. -  una cosa che m'interessa sino ad un certo punto. Bene, grazie di tutto, e buongiorno.
Le schedine quotidiane alla polizia... Ma s! E Andrea, poich era stato munito dal gentile vice-commissario Morinelli di un foglio che poteva valere come commendatizia verso i colleghi, e per di pi aveva la sua tessera d'investigatore privato, mezz'ora dopo sapeva gi che la vedova Brandis si chiamava da ragazza Maria Arsinelli, che aveva ventiquattr'anni appena, e che era di origine italiana, ma divenuta di nazionalit francese per avere sposato un francese. Nata a Torino, precisamente: e qui data di nascita, di esasperante precisione per una signora che avesse voluto celare qualche annetto - cosa della quale pareva non aver bisogno la giovanissima madame Brandis, cos precocemente vedova. Documenti: passaporto francese e carta d'identit pure francese.
- Dunque, non  la signora Gaddini... - mormor Andrea, leggendo quelle notizie.
- Come dice? - fece l'archivista del commissariato, che aveva avuto ordine di aiutarlo nelle ricerche.
- Nulla, pensavo a una certa strana coincidenza... Grazie, allora, e buongiorno. A proposito, non si son dovuti occupare per nessuna ragione di questa signora Brandis, loro?
- No, veramente, che mi risulti. Del resto, aspetti un momento... - L'archivista sfogli rapidamente un suo schedario, poi soggiunse: - Nulla al suo nome: n Brandis n Arsinelli.
Strana coincidenza, pensava Andrea, avviandosi verso l'ufficio telegrafico. La moglie di Gaddini era alta, di portamento maestoso, di un biondo scuro naturale, e quella signora Brandis, che aveva cos stranamente messo in guardia Zanasis contro "il verde", e assai probabilmente la stessa che aveva telefonato poco prima del delitto, era di origine italiana, alta, di portamento maestoso, di un biondo naturale... E la signora Gaddini avrebbe avuto ragioni di astio contro Zanasis; e il marito, cos crudelmente trattato, avrebbe voluto, d'accordo con Bioni, colpire a morte il suo nemico e padrone...
Telegraf, in linguaggio convenzionale, alla sua agenzia, a Roma, chiedendo di accertare d'urgenza se all'Excelsior si trovasse una certa signora Brandis cos e cos, o se ne fosse ripartita, e per dove. Poi ritorn a Venezia, fece colazione, e girell per quasi tutto il pomeriggio, riflettendo. Di solito egli non si prefiggeva di "riflettere", sapendo che, proprio se avesse fatto cos, a riflettere non sarebbe riuscito; passeggiava, fumando, o se ne andava in qualche luogo solitario, possibilmente nei giardini pubblici non troppo affollati; e allora la riflessione veniva da s.
Rilesse pi volte gli appunti che aveva trascritti sul taccuino in base alle notizie dategli da Morinelli. Se Sainetto non aveva mentito, la misteriosa persona al telefono aveva detto qualche cosa riguardante il verde e una certa dama... La dama verde, dunque, per cos dire. Poteva essere stata la signora Gaddini? No, perch Zanasis aveva esclamato al telefono anche: "Me l'ha gi detto un'altra volta"; e Sainetto aveva riferito che la signora Brandis aveva avvertito lo stesso Zanasis, alla stazione di Venezia, di guardarsi dal verde, che porta disgrazia. Dunque, se mai, aveva potuto essere la Brandis; la Gaddini no, tanto pi che era conosciuta anche troppo da Zanasis, il quale era stato la sua rovina. Per... per... Diamine, sarebbe stato interessante sapere il nome di ragazza anche della signora Gaddini.
Di ritorno all'albergo per il pranzo trov un telegramma dell'agenzia. Fiasco. Nessuna madame Brandis era stata all'Excelsior. Nel luglio una signora di quel nome aveva telegrafato all'albergo, da Venezia-Lido, che le si riservasse una camera con salotto e bagno; ma non si era fatta vedere.
Misteriosa davvero, quella signora Brandis... Pazienza, si diceva Andrea: alla fine a qualche cosa era riuscito, e cio a sapere chi fosse la misteriosa persona che ormai chiamava "la dama verde". Poteva essere quello il famoso filo: chiss! Non appariva ancora chiaro se ella avesse voluto, a un certo punto, mettere in guardia la vittima, o fingere di farlo per conseguire pi sicuramente il suo scopo omicida... Altro che chiaro! Oscurissimo, anzi... E poi, ella doveva avere avuto un complice, se mai. Ah, se fosse stata la signora Gaddini! Col marito l, nella sala in cui era avvenuto il delitto... Anche in quel caso, s, molte circostanze sarebbero rimaste ancora oscure; ma pure quando si  trovato il filo la matassa pu sembrare arruffata, e invece, con un po' di pazienza, la si svolge. Soltanto, non poteva trattarsi della signora Gaddini, nonostante la somiglianza che pareva dovesse esservi fra le due misteriose donne: una somiglianza, per esempio, quale avrebbero potuto averla fra loro due sorelle... Due sorelle! E perch no?
Ripart all'indomani, il perplesso Villanterio; il quale non avrebbe voluto passare una seconda notte in treno. E giunto che fu, and da Morinelli a dirgli "che seguiva una certa pista" e che intanto lo pregava di accertare il nome di ragazza della signora Gaddini (quella tale signora cui era accaduto questo e questo), e il luogo di nascita.
La risposta gli fu telefonata all'albergo, un due ore dopo. La cosa era stata facile ad appurare in grazia dell'anagrafe. La moglie di Gaddini si chiamava Anna Sarnese, da ragazza, ed era nata a Napoli. Avrebbe avuto ora - si temeva infatti che fosse morta - trent'anni.
Nuovo fiasco. Doveva trattarsi di un caso di somiglianza non straordinariamente raro. Comunque, Maria Arsinelli nata a Torino e Anna Sarnese nata a Napoli non potevano essere sorelle.
Che fare, ora? Riflettere, in attesa che fosse giunta l'ora della chiusura dei magazzini e che si potesse andare a veder di nuovo quella cara Luisa... Ma riflettere dove? Diamine! Nella sala del consiglio: luogo tranquillo, ora che in ufficio non andava pi nessuno, e che Storinelli aveva dovuto, per ordine dell'autorit giudiziaria non revocato sebbene la "pratica" fosse stata "passata agli atti", lasciar libera la stanza da lui occupata, continuando altrove ci che ancora doveva farsi per la Sagser. Aveva le chiavi lui, Andrea, come custode giudiziario. L, per lo meno, nessuno sarebbe andato a disturbarlo; e per di pi egli avrebbe potuto dare un'altra occhiata a quella misteriosa sala che qualche segretuccio doveva pur celarlo, non fosse altro che per quella faccenda della luce spenta e poi riaccesa "miracolosamente".
Erano circa le cinque e mezzo quando Andrea apr il portoncino della casa che era stata di Bioni. Egli pass con una sensazione che avrebbe potuto definirsi di preoccupazione e di piet davanti all'uscio dal quale si andava alle stanzette dell'inventore e della povera Luisa, e sal. Mezzo minuto dopo era seduto accanto all'ampia tavola, presso la poltrona ora coperta di tela nella quale Spiro Zanasis era morto; e fumava, pensoso. Non "rifletteva"; ma la riflessione sarebbe venuta...
E venne. Dalla morte del padre, di cui egli si sforzava di venerare la memoria pur giudicandolo aspramente, il suo pensiero pass a Bioni, il quale in quel momento, con molta probabilit, era nella sua stanzetta, oltre quella parete, a lavorare alla sua nuova "invenzione". Povero vecchio! Si ostinava a lavorare, a modo suo, per la piccola Luisa, per "il fiore della sua vecchiaia", mentre avrebbe potuto godere una vera agiatezza se non lo si fosse abbindolato. Sarebbe riuscito ancora a far qualche cosa di pratico, a guadagnare? Chissa! Comunque, lui, Andrea, non lo avrebbe abbandonato certo... Del resto, che Bioni riuscisse ancora era possibile: in fondo aveva il bernoccolo dell'inventore, quell'uomo, e aveva dimostrato di non essere sempre con la testa fra le nuvole, come dicevano gli increduli. Il bernoccolo dell'inventore, e una vera passione per la meccanica. Andrea si ricordava quanto fosse orgoglioso di quell'orologio che ora, ecco, continuava a segnare placidamente le ore, i minuti, le fasi della luna, ed era veramente un capolavoro di meccanica: orgoglioso, come se lo avesse ideato e costruito lui... E quante volte ne aveva spiegato il congegno; con termini talvolta un po' oscuri pei ragazzi che ascoltavano a bocca aperta, ma che poi rendeva chiari con una dimostrazione pratica! E come osservava, con gioia quasi infantile, le figurine uscire all'ora stabilita, a scrivere una pagina del romanzetto che si ripeteva eternamente, da anni, ogni ventiquattr'ore!... Gi: alle sei la piccola marchesa di Pompadour sarebbe apparsa anche ora, scorrendo sulla breve piattaforma come se scivolasse (e scivolava davvero, sostenuta da un filo che scorreva in una scanalatura: Andrea se ne era accertato, una volta, per appagare la sua puerile curiosit) e, nella sua ampia veste di broccato color rosa secca tutta a sbuffi, sarebbe passata volgendo qua e l la graziosa testina in cerca del suo amante. L'avrebbe riveduta con piacere, proprio... L'aveva aspettata tante volte stando insieme con Luisa, la quale un giorno ne era stata un po' gelosa perch egli aveva detto che era tanto bella vestita cos, e si era fatta comprare dal padre compiacente una veste simile per andare a un ballo di ragazzi! Come erano felici, allora! Adesso, invece, tutto buio, tutto aduggiato dall'ombra di quel misterioso delitto; e Luisa soffriva, e Luisa era malata...
La lancetta dei secondi continuava i suoi giri a scatti, infaticabile, mentre le sue pi gravi sorelle si muovevano impercettibilmente. E Andrea rifletteva sul delitto. A volte gli pareva di scorgere uno sprazzo di luce, di vedere un lembo della misteriosa cortina sollevarsi; poi, di nuovo, tutto ridiveniva impenetrabile. Gli pass persino per la mente, in un momento di stanchezza, di abbandonare quelle indagini. A che pro' insistere, ora che poteva sperare di nuovo nella sua unione con Luisa? Avrebbe potuto rivolgere invece le sue energie a sbrogliare ci che da sbrogliare c'era dell'eredit paterna. Anche col poco che avrebbe potuto onestamente tenere per s sarebbe forse stato in condizioni da sposare Luisa; e avrebbe lavorato, sempre, sempre, accanitamente... Ma poi si riprese. Come, doveva confessare la sconfitta prima che vi fosse stato combattimento! Che cosa avrebbe dovuto dire? "Non ho voluto"? Frase da indolente e da presuntuoso; oppure "Non ho saputo"? Frase da inetto, da uomo che si arrende ai primi ostacoli. No, n l'una n l'altra cosa; sarebbe riuscito, o almeno avrebbe tentato di riuscire.
Intanto il tempo passava; e Andrea fu riscosso dalla sua meditazione dal suono del primo colpo delle sei - un suono di strana e dolce sonorit. Guard macchinalmente l'orologio...
La marchesa di Pompadour usciva dal suo ricettacolo e si avanzava come incerta, volgendo a destra e a sinistra la testa, con movimenti da uccellino, rapidi, graziosi, a scatti. E Andrea mand una lieve esclamazione di meraviglia. Il vestito di broccato color rosa secca che tanto gli era piaciuto, e che Luisa aveva voluto imitare, forse perch logoro o rotto era stato sostituito da un altro di un vivido colore di smeraldo... La dama, ora vestita di verde, andava in cerca del suo amante.
La dama verde!...
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10. UN PRIMO PASSO E UN CALCIO.
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Per un po', davanti a quella che gli pareva una importante scoperta, forse il famoso filo che avrebbe potuto guidarlo a sbrogliare l'arruffata matassa, Andrea stette immoto a contemplare la graziosa figurina che ora ritornava indietro, andando a celarsi nel suo ricettacolo, il cui sportello si richiuse poi, con uno scatto meccanico, all'ultimo colpo delle sei. La marchesa di Pompadour sarebbe ricomparsa solo a mezzanotte; ed era vestita di verde: la dama verde dalla quale Zanasis avrebbe dovuto guardarsi. E l'orologio, il cui meccanismo metteva in azione quella che ai suoi occhi di ragazzo pensoso e sognante era parsa l'ottava meraviglia, era proprio dirimpetto alla poltrona in cui Zanasis era seduto, come invariabilmente faceva, nella notte del delitto. E quel meccanismo era di straordinaria precisione pur nella sua complessit. E a mezzanotte, spentasi la luce, era stato sparato il colpo mortale con inesorabile precisione... con precisione meccanica, indipendente dalle passioni umane, dall'agitazione in cui potevano essere i testimoni della strana scena, mentre forse chi aveva predisposto quel congegno di morte era lontano, sicuro del risultato. E l'orologio, nel punto in cui la dama verde usciva, era tanto alto da spiegare perch la ferita riscontrata nel cadavere seguiva un percorso che andava leggermente dall'alto in basso. E Melana, che sotto l'orologio era seduto, non era stato quindi colpito. E l'arma non era stata ritrovata...
Richiuso lo sportello del ricettacolo delle figurine, Andrea si alz. Quei pensieri, che si concatenavano nella sua mente per immediata associazione d'idee, lo inducevano ad esaminare a fondo l'orologio. Lo aveva visto aprire tante volte da Bioni, che press'a poco si ricordava come fare.
Schiuse lo sportello inferiore, a vetri, nel quale erano i pesi, sostenuti da sottili catenelle di acciaio, e cacci la mano nell'apertura inferiore. Nulla. In questo almeno Morinelli aveva ragione. Apr lo sportello superiore, e anche l frug, a tentoni; poi, acceso un cerino, si sporse a guardare nella cavit dalla quale uscivano le figurine. Nulla ancora. Infine apr il vetro circolare che proteggeva il quadrante, e cos pot vedere la parte superiore di questo, ordinariamente nascosto dalla lista di legno che divideva gli sportelli l'uno dall'altro. Di l si scorgeva una parte della complicata macchina, illuminata ai due lati da aperture a fantasiosi disegni praticate nelle piccole pareti di legno, aperture delle quali non avrebbe saputo spiegare la necessit: forse fatte per consentire qualche riparazione parziale, si disse. Rotelle, ingranaggi, sporgenze, leve, ma nulla di sospetto. Soltanto, egli non riusciva a comprendere la funzione di quella piccola leva laterale che pareva stranamente lucida, stranamente nuova...
And a girare l'interruttore presso l'uscio, e alla luce delle quattro lampade, delle quali rialz il paralume per vedere meglio, riprese metodicamente il suo esame. L'orologio propriamente detto, e cio la parte che conteneva il meccanismo, era come una grossa scatola di legno, quadrata, di un quaranta centimetri di lato. Nella parte anteriore si vedeva il quadrante, coperto dal vetro circolare e circondato da una cornice di legno anch'essa a capricciosi intagli a traforo, sul genere di quelle tanto care ai pazienti orologiai tedeschi e olandesi dello scorso secolo. Ai lati, due pareti pure di legno, con quei fori che gi Andrea aveva visto, e che a guardar bene si vedevano chiusi da pezzi di mica. Ai due terzi, per, quelle pareti avevano come una base sporgente, larga circa cinque centimetri, molto probabilmente intesa a dare maggiore spazio alla mano che si fosse introdotta nell'interno per qualche piccola riparazione. I due piccoli vuoti che in tal modo si venivano a formare si trovavano dietro gli intagli a traforo della cornice, anch'essi chiusi internamente da striscette di mica... O meglio, chiusi cos erano quelli a destra, non quelli a sinistra, o per lo meno non pi...
Con l'ansia di chi sente di essere giunto alla insperata soluzione di un difficile problema, Andrea cerc di schiodare col temperino quella parte della parete sinistra dell'orologio che corrispondeva alla base della parete pi larga; e dopo qualche sforzo vi riusc. Gli sarebbe stato facile chiamare un orologiaio e far fare le cose "a regola d'arte"; ma non voleva aspettare: soprattutto non voleva far sapere di quella scoperta che sentiva imminente, perch ora un terribile sospetto gli era venuto. Infine, tolta la tavoletta che formava la base della parete sinistra, guard ansioso...
Fu dapprima una delusione: in un certo senso aveva sperato di trovare l l'arma omicida, e invece non vedeva nulla; nulla, all'infuori del solito groviglio di rotelle e di leve, e in pi una specie di forcella d'acciaio le cui estremit superiori avevano due forellini a vite. Tocc la forcella, la sent salda; e non os insistere per timore di guastare qualche parte del delicato meccanismo. Strana, per, quella forcella che pareva non dovesse servire a nulla... Chiss se ce n'era una eguale dall'altra parte? E schiod, pazientemente, anche la base della parete destra. L niente forcelle. E dunque?
Sedutosi sulla sedia dirimpetto alla poltrona del morto, Andrea rimase a lungo a riflettere: e la riflessione ora veniva spontanea dalla contemplazione di quella parte che rimaneva scoperta del complicato meccanismo. A che diamine poteva servire, la forcella? E ad un tratto ebbe un'idea. A costo di guastare l'orologio, avrebbe visto, avrebbe saputo.
Si rialz, e col dito sulla sfera dei minuti primi prese a farla girare, cautamente e senza eccessiva rapidit. Un minuto intero per fare il giro di una ora... Ecco, ora l'orologio suonava le sette. Ancora un minuto circa, poi le otto. E poi le nove. La marchesa di Pompadour - la dama verde, ormai - riapparve, e riapparve anche il cavaliere dal minuscolo spadino. S'incontrarono, si baciarono - un casto bacio delle due figurine, i cui visi non si toccavano neppure; poi entrambi rientrarono. E nulla di nuovo. Le dieci, le undici... Un po' prima di giungere alla mezzanotte, Andrea, per quanto il cuore gli battesse forte dall'impazienza, rallent il movimento. Oh, finalmente! Il primo colpo della mezzanotte... La dama verde usc a far la sua riverenza; ed ecco, al quarto colpo, la leva con cui la forcella comunicava si ritrasse lentamente, poi scatt all'improvviso in avanti; e nel cavo della forcella come una lieve sporgenza si alz, scatt anch'essa in avanti, ricadde. Prima ancora che finissero i dodici colpi, Andrea, che tratteneva persino il respiro, spinse di nuovo la forcella. Ecco, ora poteva fare un lieve movimento avanti e indietro. E pi nulla.
L'investigatore si rimise a sedere, asciugandosi il sudore freddo di cui aveva madida la fronte. Una parte del mistero, forse quella pi importante, era svelata: Spiro Zanasis - ormai per lui era evidentissimo - era stato ucciso da un colpo esploso da una piccola rivoltella automatica posta in quella forcella e tenuta l da una vite che passava per i due forellini delle estremit superiori. A mezzanotte la leva che metteva in azione la piccola sporgenza nel cavo della stessa forcella aveva agito; la sporgenza d'acciaio aveva fatto scattare il grilletto dell'arma, il colpo era partito con mortale precisione, dato che la pistola aveva potuto essere collocata in modo che il proiettile andasse, attraverso uno dei fori degli intagli, verso la poltrona dirimpetto, un po' dall'alto in basso. Il movimento che la forcella poteva fare a meccanismo in azione, avanti e indietro, era inteso a neutralizzare il rinculo dell'arma al momento dello sparo. Poi la pistola doveva essere stata tolta da colui che ve l'aveva posta; il quale, per, non aveva pensato a rimuovere l'intero meccanismo accessorio, o non aveva avuto il tempo di farlo. Doveva trattarsi infatti di un meccanismo accessorio, applicato da qualche meccanico, da qualche orologiaio...
Ma chi, chi aveva potuto pensare a una cos diabolica astuzia? Qualcuno che doveva aver modo di penetrare non visto nella sala del consiglio, di lavorarvi press'a poco a suo agio, che s'intendeva di meccanica... Non era possibile infatti che si fosse chiamato un orologiaio: l'assassino doveva essere un provetto meccanico, chiss, forse un inventore...
E a quel pensiero, lo stesso che lo aveva colpito d'orrore qualche momento prima, Andrea sent come se gli si agghiacciasse il sangue. V'era, s, un inventore, nella stessa casa; un uomo che aveva tutte le ragioni possibili per vendicarsi di Spiro Zanasis, che di meccanica era profondo intenditore, che aveva avuto gi altra volta idee semplici quanto geniali, che aveva minacciato di morte il suo nemico, che forse avrebbe potuto evitare l'inesorabile funzionamento del meccanismo di morte se le sue preghiere fossero state esaudite da colui che aveva condannato, che poteva essersi fatte le chiavi degli uffici della Sagser, che aveva quindi avuto modo di preparare lentamente, di lunga mano, l'orribile ordigno, entrando nella sala a notte, quando la figlia dormiva...
Che fare, ora? Che fare? Nella migliore ipotesi, la colpevolezza di Bioni non sarebbe stata rivelata; ma lui, Andrea, non avrebbe sposata Luisa. L'innamorato avrebbe preferito allontanarsi dalla donna amata, per non sposare la figlia dell'assassino; Spiro Zanasis sarebbe rimasto invendicato; Andrea Villanterio, l'investigatore, per la prima volta non sarebbe riuscito: per la prima volta, e proprio mentre stava per riuscire in un caso difficilissimo, in cui giudice istruttore e polizia si erano dati per vinti. Se invece avesse rivelata la verit...
L'una! Possibile che fosse l'una, gi? Poi Andrea, che la suoneria dell'orologio aveva fatto sobbalzare, sorrise. Sorrise, e parve che si svegliasse da un incubo di un'ora. Perch affannarsi tanto, se la soluzione del mistero poteva essere diversa? Bisognava cercare la dama verde, l'altra, quella vivente, della cui esistenza non poteva dubitare, a meno che Sainetto non avesse mentito, e con lui non avessero mentito gli altri due. E una volta trovatala... Ma perch mai Bioni avrebbe avuto bisogno di quella donna? Se ella fosse stata la moglie di Gaddini, forse...
- Piano, piano! - disse a mezza voce l'investigatore. - Un passo  fatto, e non occorre prendere decisioni sui due piedi. Vedremo.
Era trascorsa un'ora, dalla terribile scoperta. Lentamente, cautamente, egli fece continuare alla sfera dei minuti primi pi rapidi giri, e con non poca pazienza riusc a rimettere l'orologio all'ora giusta. Ripassarono le figurine, si svolse il minuscolo quotidiano romanzo del re e dei due amanti. Poi Andrea rimise a posto i pezzi di legno schiodati, si accert che nessuna traccia rimanesse del suo lavorio, e si avvi per andarsene.
Ma si rattenne un momento ancora. La meccanica precisione con cui la luce si era spenta e poi riaccesa, nella notte del delitto, poteva dipendere dall'orologio... Appena quest'idea gli fu passata per la mente, egli volle fare qualche indagine supplementare. Sebbene non senza sforzo, scost dalla parete l'orologio e le due piccole librerie che lo fiancheggiavano, e pot cos mettere completamente allo scoperto i fili elettrici. Strano, che l'elettricista che aveva fatto quell'impianto non avesse portato quei fili sin nell'angolo fra la parete e il soffitto, come sarebbe stato logico, e li avesse invece fatti passare al disopra dell'orologio! Comunque, anche l erano assolutamente intatti, e si poteva escludere tassativamente che fossero comunque connessi col meccanismo. Per di pi, la parete posteriore dello stesso orologio, pure di legno, era intatta anch'essa.
Riaccost i mobili alla parete ed esamin il filo, dall'interruttore al lampadario: nulla di anormale. Rimanevano ben tesi, senza allentature, senza rappezzature, tenuti saldi da isolatori di porcellana situati di due metri in due metri tranne che agli angoli, dove erano pi frequenti. Nulla: l bisognava ricominciare, e all'occorrenza togliere i fili per risolvere il mistero.
Spense la luce, e si avvi verso la porta esterna per andare da Luisa. S, da Luisa. Che Bioni fosse o no colpevole, non per questo egli amava meno Luisa.
Era gi buio; e l'investigatore, passato nella stanza attigua, che serviva da anticamera, si sofferm, traendo di tasca la scatola dei cerini per accenderne uno. Ma proprio in quel momento gli parve di udire un passo cauto per le scale. Stette in ascolto, lievemente ansante. Una chiave fu introdotta cautamente nella serratura della porta esterna...
In un lampo l'investigatore si decise. Rientr nella sala del consiglio e si cel nell'unico nascondiglio possibile: sotto la tavola. Ma poteva essere ancora visto, poich sulla tavola non vi era tappeto: e allora, per quanto la cosa gli ripugnasse, egli si strinse alle gambe della poltrona che era stata di suo padre, e si ricopr alla meglio con la tela che vi era stata gettata sopra.
Tese l'orecchio. Lo sconosciuto - indubbiamente l'assassino, o un complice - aveva aperta la porta esterna con chiavi false, ed ora entrava nella sala, circospetto e silenzioso. Andrea imprec alla propria dabbenaggine: per celarsi si era coperto con la tela, ma in modo che ora non poteva vedere; e non osava muoversi. Ma che cosa poteva voler fare l, e a quell'ora, lo sconosciuto? Completare il suo lavorio, smontando la forcella che sola poteva rivelare il suo diabolico piano? Era pi che probabile: a meno che non volesse togliere le tracce di ci che aveva fatto nell'impianto elettrico perch si accendesse e spegnesse la luce durante pochi secondi, automaticamente. Meglio, in questo caso; poich, oltre che da identificare il colpevole, rimaneva sempre da appurare come egli avesse fatto quel giochetto della luce. Una cosa avrebbe potuto portare all'altra; e chiss, si diceva Andrea, forse in quello stesso momento il caso gli serviva bell'e pronta una di quelle soluzioni che sono per gli investigatori una vera manna e dnno loro, senza che essi ne abbiano merito, fama di astuti segugi. Vale a dire, avrebbe identificato l'assassino, o per lo meno un complice, e insieme risolto quel problemino della luce che pareva veramente insolubile.
Tese l'orecchio, e ud cauti passi avvicinarsi alla tavola, ma dalla parte opposta alla poltrona, e cio presso l'orologio. Attraverso la tela una tenuissima luce filtrava sino ad Andrea: evidentemente il misterioso personaggio non si fidava di accendere le lampadine, e aveva portata con s una lanterna elettrica cieca. Silenzio. Un oggetto fu deposto sulla tavola, e si ud un lieve cozzare di metalli. Con molta probabilit lo sconosciuto aveva scelto un utensile fra altri che aveva portati con s: chiss, un cacciavite, uno scalpello, per rimuovere la parte inferiore della parete dell'orologio presso la forcella...
Ed ecco, Andrea ud come un'esclamazione soffocata. Forse l'uomo si era accorto, da qualche traccia, che il pezzo di legno era stato di fresco rimosso. Infatti lo ud che rimetteva a posto l'utensile affrettatamente. La lampadina fu spenta. Come in un lampo, l'investigatore pens che la preda stava per sfuggirgli. Non c'era tempo da perdere; n al buio egli poteva pensare a trarre la pistola. Cos, rapidissimamente e tuttavia con ogni cautela, si sbarazz della copertura di tela e, carponi, strisci per uscire da sotto la tavola. Vi era quasi riuscito, allorch sent che urtava contro una gamba dell'intruso, una gamba che gli parve magra, quasi stecchita. L'afferr immediatamente, e la trasse a s con uno strattone. Ma l'avversario fu pronto a liberarsi, e, non meno pronto, lo colp con un calcio al viso: un calcio cos poderoso, che l'investigatore, colpito alla bocca, sent che perdeva i sensi, e si accasci col viso sul pavimento.
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11. UN ALLEATO.
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Soltanto alle nove e mezzo di quella stessa sera Andrea Villanterio and a suonare alla porta di Bioni. Non aveva potuto aspettare Luisa all'uscita dal "magazzino", e andava a casa di lei. Ottima occasione per rivederla, e per sincerarsi su certe circostanze che lo tenevano quanto mai perplesso.
L'investigatore aveva le labbra gonfie, e due denti - un canino e un incisivo - spezzati. Una caduta per le scale, aveva detto al Pronto Soccorso dove era andato a farsi curare alla meglio. Nulla di grave: qualche applicazione di acqua vegetominerale, e a suo tempo due denti da rimettere. Le labbra gonfie? Pazienza. Se Luisa lo amava, questo non era certo perch egli fosse un Adone; e se invece non lo amava, che apparisse momentaneamente brutto e anche un po' ridicolo gli era perfettamente indifferente.
Ma lo aspettava una sorpresa, una dolorosa sorpresa: Luisa era a letto, malata. Bioni fu cos commosso dalla evidente ansiet di Andrea, che and a chiedere alla ragazza il permesso di farlo entrare nella sua camera: permesso che fu accordato. Ma quando l'investigatore comparve, accompagnato dal vecchio, fu Luisa a spaventarsi nel vederlo con le labbra tumefatte e una contusione allo zigomo.
- Dio mio! Che cosa ti  accaduto? - esclam ella; e per poco, nella sua agitazione, non si drizz a sedere nel letto.
- Oh, nulla: una caduta - rispose Andrea, indifferente; e ripet la storiella del ruzzolone dalle scale, che parve lasciare Luisa un po' pi incredula di quanto non lo fosse stato il medico di guardia al Pronto Soccorso.
- Che cosa? Sei caduto? - fece Bioni, come riscotendosi da un sogno. - Infatti, hai le labbra gonfie: non me ne ero accorto.
- Pap! - fece in tono di rimprovero la ragazza. - Gi, sempre con quei calcoli e quella meccanica, tu... Ma proprio, Andrea,  stato cos?
- Diamine! Una sciocchezza, come vedi, che mi  costata la rottura di due denti e questa maschera piuttosto buffa per qualche giorno. Tu, piuttosto, come stai? Che cosa hai avuto?
- Oh, una lieve influenza, credo - e Luisa arross. In realt era stata costretta a rimanere in casa perch la febbricciattola di quasi ogni giorno, e che tanto preoccupava il padre, era salita un po' troppo, la sera precedente. - Ma non  nulla, sai? Se non domani, posdomani potr uscire. Dimmi piuttosto di te...
- Se te l'ho detto gi! - sorrise Andrea, il cui sguardo pareva non potersi staccare dalle gambe del vecchio Bioni, due gambe magre e come stecchite. - Ti sarai annoiata, da sola, eh?
- Oh, no! - sorrise a sua volta la ragazza. - Ho sempre pensato a... alle dolorose vicende dei personaggi del romanzo che sto leggendo. - E arross, poich si era rattenuta a tempo dal dire a che cosa veramente avesse pensato. - Del resto pap  stato sempre in casa, meno quando  andato stamattina a ordinare qualche cosa da mangiare; e soltanto a vederlo dall'uscio aperto, che lavorava, mi pareva mi tenesse compagnia.
- Lavoravo per te - rispose gravemente Bioni.
- Grazie, pap; ma non ti dovresti affaticare troppo...
- Adesso mi spiego perch son caduto - prese a dire Andrea, quasi gaiamente. - Oggi dovevo avere le traveggole. Si figuri, signor Bioni, che saranno state le sette e mi  parso di vederla da lontano, in istrada.
- Ma se non mi sono mosso di casa! - protest l'inventore; e Luisa annu, ridendo della faccia contrita dell'investigatore. Il quale fece una cosa che sbalord il candido Bioni: gli afferr cio la grinzosa scarna mano e se la port alle labbra, con uno slancio e un rispetto assolutamente filiali che fecero salire le lacrime agli occhi di Luisa.
- Ma che fai, figliuolo! - esclam Bioni, turbato; e guardando di sfuggita la figlia interpret quell'atto a modo suo. - Non merito...
- Meritereste che m'inginocchiassi davanti a voi, invece - rispose gravemente Andrea; e il suo cuore era in festa, poich l'insospettabile attestazione di Luisa dimostrava che l'uomo entrato nella sala, qualche ora prima, non era Bioni. Tutt'alpi, questi avrebbe potuto essere un complice, l'ideatore del delitto, forse; ma anche questo era impossibile. Impossibile perch? Perch aveva una faccia troppo onesta, l'inventore, un candore troppo grande, per potere esser sospettato di un misfatto eseguito con tanta fredda ferocia e di una cos straordinaria simulazione.
"Il che dimostra" pensava gaiamente Andrea "che, a parte l'indubbia innocenza del signor Bioni, un investigatore non dovrebbe mai occuparsi di una faccenda che riguarda sia pure da lontano la donna che egli ha la disgrazia di amare". Poi guard gli occhi stellanti di Luisa, forse ancora pi luminosi per la febbre, e corresse: "Cio, la fortuna".
Si trattava ora di trovar l'uomo dalle gambe magre, quasi stecchite... Ma, si diceva l'investigatore, era poi certo che fossero proprio tanto magre, quelle gambe? Non si ricordava bene se avesse afferrato propriamente lo sconosciuto in basso della tibia o alla caviglia. E vi son persone dalla caviglia cos sottile! Le donne, per esempio. Ma no, che diamine pensava, ora? Il calcio che lo aveva conciato cos non era da donna; e poi, aveva proprio afferrata la tibia, ora che ci pensava meglio, e una gamba di donna l'avrebbe sentita, che diamine!
Luisa per discrezione, il padre perch evidentemente pensava ad altro - e infatti di tanto in tanto dava un'occhiata quasi di desiderio al tavolino che si vedeva dall'uscio aperto, sul quale era un disegno gi cominciato e interrotto dall'arrivo del visitatore - non domandarono ad Andrea a che punto fossero le sue indagini; n egli parl. Il suo pensiero andava continuamente da Luisa allo sconosciuto; ed in questo almeno ingannava la povera ragazza, la quale invece credeva pensasse a lei soltanto.
La visita fu necessariamente breve; e una volta in istrada Andrea and a un telefono pubblico e chiam il commissariato del quartiere. C'era il cavalier Morinelli? S, c'era.
- Caro Morinelli, sono io, Villanterio...
- Oh, chi si vede!... O meglio, chi si sente! A che punto si trova? Vi sono novit?
- Qualche cosa, forse. Ma adesso sarebbe prematuro parlargliene. Mi dica, piuttosto, potrei finalmente aver modo di parlare a quei quattro che sono in gabbia? Avrei bisogno di...
- Per Sainetto e Melana s, credo che potrei riuscire a farle avere il permesso; per gli altri due non occorre permesso, poich due giorni or sono sono stati messi in libert provvisoria.
- Gaddini e Riminesi, dice?
- Precisamente. Posso dargliene l'indirizzo, se vuole.
- Grazie... - Breve silenzio; poi Andrea trascrisse sul taccuino gl'indirizzi che Morinelli gli dettava. Infine riprese: - Gaddini sarebbe quello magro magro, vero?
- Magro? Ecco, grasso quanto Riminesi non lo potrei dire, veramente; ma neppure tanto magro. Perch diamine s'interessa della magrezza di Gaddini, scusi? Se mi avesse parlato di Melana, non dico:  veramente un chiodo, un chiodo... aristocratico, direi. Ma, ripeto, perch...
- Glielo confider a voce. Capir, qui al telefono non  il caso di dire troppe cose.
- Giusto. E quando la rivedr?
- Domani stesso, spero.
- Insomma, questa volta mi dar lo sgambetto, ho capito.
- Ma no! Se sapesse in quali difficolt mi trovo! Speravo nella magrezza di Gaddini, ecco.
E, ridendo, Andrea riattacc il ricevitore. Poi se ne and tranquillamente a pranzo. Pel momento, esclusa la colpabilit di Bioni, una sola cosa premeva: risolvere il problema di riuscire a mangiare, con quelle labbra tumefatte e due denti rotti che gli davano un gran fastidio.
All'albergo seppe che il commissariato aveva telefonato per lui. Cos presto! Chiam a sua volta, e pot di nuovo parlare col servizievole Morinelli.
- Pronto!...  lei, Villanterio?... Senta: si preoccupava soltanto della magrezza di Gaddini, o voleva sapere di un qualsiasi uomo magro che avesse avuto a che fare in un qualunque modo con... con la persona che sa?
- Di qualsiasi uomo magro che potesse essersi trovato l quella notte.
- Nella casa?
- Nella casa.
- Gliene posso offrire due, allora: a lei lo scegliere. Uno  Bioni...
- Ahi! Ci avevo pensato: ma non so che farmene, nel caso mio.
- L'altro  il contabile Storinelli.
- Che? Storinelli!
- Ah, ah! Questo la interessa di pi, eh? Bene, se pu farle piacere le dir che Storinelli  magro, ma sembra avere un vigore nervoso non comune. Quadra?
- Quadrerebbe; ma... E il suo indirizzo, dica?
- Ne ha due: quello della sua abitazione, e quello di un ufficietto in cui ha trasportati i miseri penati della Sagser. Se vuole scriverli...
E Andrea scrisse anche quei due indirizzi. Poi, resistendo alle insistenze che gli faceva il vice-commissario per sapere qualche cosa di pi, riattacc il ricevitore e se ne and a dormire. All'indomani si sarebbe visto. Era stanco, e la bocca gli doleva. D'altra parte, come andare a quell'ora, coi portoni forse gi chiusi, a chiedere di Storinelli? E la cosa andava fatta con garbo. Quella traccia poteva essere buona. Gi, Storinelli... Come mai non ci aveva pensato? Forse perch il contabile era nella sua stanza al momento del delitto, non nella sala del consiglio. Ma che cosa voleva dire, questo? Il meccanismo era stato gi predisposto.
Mille supposizioni s'incrociavano inestricabilmente nel cervello stanco del povero investigatore, che investigatore non era nato; ma egli, con uno sforzo di volont, le scacci, aiutato potentemente dall'abitudine che aveva di addormentarsi quasi subito anche nelle circostanze pi straordinarie, e da un libro noioso che il servizievole portiere gli aveva prestato.
La mattina seguente si alz che era gi tardi, e per prima cosa si guard allo specchio. Le labbra erano gonfie, ma avevano preso strane iridescenze tra violette, gialle e turchine. Pazienza. Ma che fastidio, quei due denti spezzati, che gli scalfivano le labbra e davano una cos strana espressione al suo sorriso! Sarebbe stato necessario andar subito da un dentista. Subito, s, ma dopo aver parlato con Storinelli. Che cosa gli avrebbe detto, a proposito? Eh, qualche cosa della Sagser e dei conti paterni; e intanto avrebbe studiata l'espressione del viso... Mascalzone, che aveva osato infastidire Luisa!
And all'indirizzo dell'ufficio, e domand alla portinaia del signor Storinelli e della Sagser. La portinaia allarg le braccia.
- E chi ne sa nulla? Da due giorni non  venuto: forse  ammalato. Guardi: c' qui tutta "la posta"... Provi a casa.
- Non pu essere passato senza che lei lo vedesse? Se permette salgo un momento...
- In ufficio non c' che lui, quando c'; e passato non  passato - ribatt seccamente la portinaia, rimettendosi alle sue faccende.
Andrea se ne and, deluso. Se veramente Storinelli era ammalato, anche quell'ipotesi cadeva. Se. Ma non avrebbe potuto, quel maledetto contabile, fingere, mettersi d'accordo con la portinaia?... Bisognava andar cauti.
Alla casa di Storinelli parl col portiere, questa volta. Meglio: con gli uomini si tratta pi facilmente, di solito. E infatti gli parve di aver trovata una persona ragionevole.
- Senta - disse familiarmente, ma con l'aria di chi faccia una confidenza - io sono commesso viaggiatore della ditta Colasesco & Figli, che lei certo conoscer, e che si occupa di motori... Comprende, vero?
- Che cosa? - fece il portiere, arricciando il naso e la fronte. - Ma lei chi vuole, scusi?
- Stia a sentire un momento! Dobbiamo un po' aiutarci l'un l'altro, vero? Dunque, son commesso viaggiatore di questa ditta, e son venuto apposta da Napoli per parlare col signor Storinelli, che adesso ha in mano la Sagser...
- Il signor Storinelli  ammalato - interruppe il portiere.
- Cos mi hanno detto all'ufficio, infatti; ma veda, io temo che sia stata questa una scusa per non ricevermi. Intanto sto "sulle spese", mentre potrei conchiudere un buon affare, o andarmene via senza perdere altro tempo. - Qui una moneta da dieci lire, che rese subito il portiere pi attento. - Capir, non  piacevole aspettare giorni e giorni per poi ritornare alla ditta e dire che... che non si  riusciti a vedere il cliente. Le pare?
- Non  una bella figura, infatti - sorrise l'altro. - Ma che vuol farci, caro signore? Il signor Storinelli  veramente ammalato. Rientr sul tardi mercoled a sera, e fino a oggi, che siamo a sabato, vero? non  pi uscito. Io la lascerei andar su, ma la domestica non la farebbe entrare neppure.
- Capisco... Ha dunque una domestica molto fedele, il signor Storinelli? - continu Andrea, perplesso; e il portiere, credendo di capire, strizz l'occhio.
- Neppure se le desse cento lire di mancia credo che riuscirebbe a farle fare una cosa contraria alla volont del padrone - disse. -  una domestica... - e abbass la voce, ammiccando di nuovo - per modo di dire. Ci siamo spiegati? Ma per carit, mi raccomando...
- Le pare? Sono uomo di mondo, io, e capisco certe cose. Ora che mi dice questo, per, credo di ricordarmi. Devo averla vista una volta, questa domestica, o questa signora che sia, col signor Storinelli.  alta, maestosa, bionda...
- Ma no! Doveva essere un'altra, quella! - rise il portiere. - Il signor Storinelli non  un santo, in fatto di donne. La signora Elvira, come si fa chiamare quella che gli tiene la casa, la domestica, insomma,  alta e... e ben piantata, diciamo cos, ma  bruna, con certi riccioli neri come il carbone, e un viso che pare una mezza africana. Ma ora che ci penso, sa che cosa potrebbe fare, signore?
- Dica, dica. - Per il commesso viaggiatore pareva ora distratto: evidentemente quella faccenda della domestica, o che altro fosse, la quale, in vece di essere bionda, di un biondo-scuro naturale, aveva i capelli neri come il carbone, lo teneva perplesso.
- Telefoni al signor Storinelli, con un pretesto qualunque; e allora trover forse modo di far qualche cosa di buono. Dal momento che  commesso viaggiatore, non le mancher la parlantina.
E di nuovo il portiere rise. Evidentemente una moneta da dieci lire aveva su lui un effetto stranamente esilarante, soprattutto se la riceveva durante una momentanea assenza della sua accentratrice met.
- Questa  una buona idea - convenne il commesso viaggiatore. - Non sapevo che il signor Storinelli avesse il telefono in casa, altrimenti...
- Un duplex; ma  lo stesso, no? E non troverebbe neppure il nome nell'elenco telefonico, perch il signor Storinelli rilev l'apparecchio dall'altro inquilino, il quale andava all'estero, e non si cur di farlo mettere a proprio nome. Ecco, le d il numero.
- Telefoner, allora. Grazie e a rivederci.
E Andrea Villanterio si allontan pensoso, mentre il portiere, contento della sua giornata, non vedeva l'ora che ritornasse la moglie per raccontarle che un signore cos e cos col "muso" gonfio come se avesse ricevuta una scarica di pugni, era stato a chiedere del signor Storinelli dicendo che conosceva la "signora Elvira" e che l'aveva descritta alta, bionda, maestosa. Tutto, le avrebbe detto, con qualche tocco inteso a ravvivare artisticamente la cosa; ma in compenso non avrebbe accennato a quelle dieci lire trasformabili in litri, di quello buono.
E cos fece. Piccole cause, grandi effetti. Fu infatti per le chiacchiere del portiere con la moglie, e per le chiacchiere della portinaia con la "signora Elvira", da lei vista fortunatamente sul pianerottolo mentre usciva a prendere la bottiglia di latte lasciata davanti all'uscio, che circa un'ora dopo la stessa signora Elvira, vestita appunto come una signora, tranne che aveva un cappellino troppo ampio per essere di moda, usc, raccomandando alla stessa portinaia di non far "salire" nessuno, poich il signore si riposava dopo aver passata una brutta notte. Come stava? Mah! Un po' d'influenza, forse. Perch non chiamava il medico? Quel benedett'uomo non voleva saperne, di medici e di medicine: rimaneva a letto ben caldo, e basta. Comunque, lei andava a prendere dell'aspirina e a comprare qualche cosetta. Che non lo si andasse a disturbare per nessuna ragione, per carit!
- Oggi la signora Elvira  gialla come una cinese - osserv ridendo la portinaia al marito. - Domando io, se una donna deve, per non far vedere la pelle quale Dio gliel'ha data, anche se scura, mettersi in faccia quelle porcherie che la fanno parere di terracotta.
- Se piace cos a lui! - sentenzi il portiere; e continu a leggere il giornale.
Passeggiava, intanto, Andrea Villanterio; passeggiava e rifletteva, come sempre. Ma ad un tratto parve decidersi a fare qualche cosa, poich entr in una tabaccheria che aveva il telefono pubblico e si fece dare due gettoni. Gliene sarebbe bastato uno, poich invano chiam il numero di Storinelli: nessuno rispondeva. Uhm! Chiam poi un altro numero, e fu dolente di sapere che il cavalier Morinelli non era pel momento in ufficio. Alle tre, s, lo si sarebbe trovato.
Altra passeggiata, con relativa meditazione. Altra fermatina in una portineria, per udir dire da una sospettosa portinaia che il signor Riminesi non era in casa, e non si sapeva quando sarebbe rientrato. Migliore esito, invece, ebbe una terza visita: il signor Gaddini s, era in casa, ma indisposto; se il signore voleva salire, per... Secondo piano, seconda porta.
Apr una camerierina, che, fatto entrare il visitatore in un farraginoso salotto, and a chiamare la padrona della pensione, la quale disse al "caro signore" (Ma s'accomodi, prego!) che quel povero signor Gaddini era veramente indisposto, e che se "il signore" avesse voluto dire a lei... (Ma che aveva alle labbra? Una caduta, nientemeno! quanto bisogna stare attenti! Anche lei, una settimana prima...) Ma il "signore" tagli corto, gentilmente, alla minacciata dissertazione sul pericolo di non badare dove si mettono i piedi, pregando la signora, lei che era tanto gentile, di dire al signor Gaddini che un signore mandato dal signor Bioni aveva bisogno di dirgli una parola di grande urgenza. Dopo di che la padrona di casa and volenterosamente ad adempiere l'incarico.
Ritorn poco dopo, e accompagn il visitatore in una camera da letto non diversa dalle tante che si vedono nelle pensioni; poi, lasciatolo a malincuore solo col suo pensionante, and a chiacchierare con l'accorta camerierina sulla stranezza di quel signore con una bocca gonfia cos, il quale veniva da parte di un tale al cui nome il signor Gaddini aveva fatto un salto sulla poltrona. Chiss che c'era sotto? Eh, quando un disgraziato galantuomo (e che il signor Gaddini fosse galantuomo non c'era da dubitare: il solo che pagasse puntualmente) capitava nelle unghie della polizia, prima che se la cavasse...
Gaddini era sdraiato pi che seduto in una poltrona che evidentemente aveva visto giorni migliori. Si alz all'entrare del visitatore, fissandolo attentamente, e si scus di riceverlo cos, in pigiama di flanella.
- Lei ha detto alla signora...
- Che vengo da parte del signor Bioni - interruppe Andrea, quietamente; e soggiunse, con voluta imprecisione: - Debbo parlarle, infatti, e nel suo interesse,
- Ah! S'accomodi, prego... - E Gaddini si rimise a sedere anche lui, accavallando le gambe.
Andrea non lo aveva mai visto prima d'allora, e quindi non poteva giudicare se fosse stata la prigionia a farlo dimagrire cos. Comunque, Gaddini appariva addirittura macilento, e gli ampi calzoni del pigiama, risaliti a mezza gamba per la stessa positura in cui egli era, lasciavano vedere uno stinco da far piet.
- Dunque? E con chi ho precisamente l'onore di parlare? - riprese Gaddini, senza distogliere gli occhi scialbi dal viso dell'investigatore.
- Mi chiamo Andrea - rispose questi; e pronunci cos fuggevolmente l'a finale, che Gaddini dov fraintendere, poich ripet:
- Andrei? Mai sentito. Ma dica, dica pure. Che cosa vuole da me il signor Bioni?
- Glielo dico subito; ma intanto debbo chiederle scusa a mia volta, per essermi presentato a lei cos sformato in viso - riprese l'investigatore sorridendo; e questa volta era lui a guardare fissamente l'altro.
- Ma le pare! Mi dispiace per lei... Una caduta, forse?
- Un calcio alla faccia, che avrebbe potuto avere conseguenze peggiori - rispose freddamente Villanterio. - Incerti del mestiere, caro signore: e bisogna subirli con santa pazienza.
- Incerti del mestiere! Cio? - fece Gaddini, meravigliato e perplesso.
- Io sono giocatore di rugby; dilettante, non professionista - spieg quietamente l'investigatore. - Ma come si dice? Oggi a me domani a te. Ora veniamo all'oggetto della mia visita, signor Gaddini. Conosco il signor Bioni da molto tempo, sebbene lo abbia rivisto ora dopo quattro anni, poich di solito dimoro a Roma. Egli mi ha accennato a... a quella disgrazia accaduta tempo fa, e che ha procurato anche a lei, ingiustamente, gravi noie; e mi ha detto che, a quanto pare, la polizia non si  accontentata delle decisioni del giudice istruttore, e lavora sott'acqua per svelare il mistero della morte di Zanasis...
- Ma non capisco... - fece Gaddini, agitandosi irrequieto.
- Cio, lei mi capisce, ma non sa a che cosa io voglia venire. Abbia la bont di ascoltarmi, e vedr. Dunque, lei  innocente, come i suoi disgraziati compagni, e su questo pare non vi sia alcun dubbio; i sospetti, invece, cadrebbero ora su Bioni, poveretto, per certe minacce che pronunci quella notte, e che certo lei ricorder.
E Villanterio s'interruppe, aspettando che Gaddini dicesse qualche cosa; ma poich quello taceva, limitandosi a fissarlo, riprese:
- Ora, Bioni  tormentato dalla polizia perch questa gli vorrebbe far dire quale significato avessero precisamente le sue minacce; e la pregherebbe di dargli un consiglio a questo riguardo.
- Io! Ma che c'entro io?
- Lo sapr lei. Capisco che possa meravigliarsi di vedere uno sconosciuto venire a dirle questo; eppure  cos. Come le dicevo, conosco da anni Bioni, ed egli mi voleva bene come a un figlio. Sarebbe venuto lui qui, ma non si fida, temendo di essere sorvegliato; e per la stessa ragione crederebbe della massima imprudenza che andasse lei a casa sua... Ma vedo che esita ancora, e comprendo che debbo darle una prova della mia sincerit. Dunque, nel mandarmi a lei, Bioni mi ha detto di servirsi del suo nome o di quello della signora Anna Sarnese...
- Che cosa?
Gaddini era balzato in piedi, ora, e livido e tremante fissava atterrito il misterioso sconosciuto che veniva cos, quietamente, in nome dell'uomo al quale egli aveva proposto di vendicarsi insieme di quel demonio di Zanasis, e accennava al nome dell'infedele che era stata il tormento della sua vita. Tent di parlare, ma non pot che balbettare qualche sconnessa protesta. Andrea gli si avvicin e lo prese pel braccio - un braccio che sent molle e debole.
- Si calmi, signor Gaddini, si calmi. - E lo costrinse a rimettersi a sedere: cosa che gli riusc senza sforzo, poich quel disgraziato era evidentemente in uno stato di vera prostrazione. - Capir, dovevo pur dimostrarle che pu fidarsi di me. Le dir di pi ancora: il signor Bioni dice che ieri sera lei commise un'imprudenza a farsi vedere l.
- L!... Dove? Ma io... ma io ero a letto! Sono stato a letto tutta la giornata, e non capisco...
- Che vuole che le dica? - fece freddamente Andrea, pel quale quel colloquio perdeva notevolmente d'importanza, ora che aveva potuto accertarsi essere il Gaddini nell'impossibilit fisica di dare un calcio come quello che gli aveva fatto perdere i sensi. - Deve essersi sbagliato, se  cos.
- Ma lei... lei sa...?
- Io non so nulla, all'infuori di ci che le ho detto. Ho visto Bioni agitato, e ho creduto di essergli utile mettendomi a sua disposizione. Che cosa vuole che gli dica a suo nome?
- Che non capisco... Quale consiglio potrei dargli io? Sa lui perch... perch pronunci quelle minacce. Che c'entro io?
- Ma lei era presente quando Bioni parl, quella notte. Che impressione le fecero, le sue parole?
Senza rispondere subito, Gaddini si rialz, and con passo malfermo verso un piccolo stipo, si vers del liquore in un bicchierino e lo bevve d'un fiato. Quasi subito un lieve rossore gli si diffuse sulle pallide guance. Poi ritorn a sedersi pi calmo, e, dopo essere rimasto un momento a riflettere, riprese, di nuovo fissando il visitatore:
- Caro signor Andrei, credo di aver capito il suo gioco. Lei non  inviato dal signor Bioni, ma appartiene alla polizia, e ha inventata quella storiella per farmi dire cose che in realt non so.  vero?
E il visitatore rispose, con strabiliante tranquillit:
- Quasi: non appartengo alla polizia, ma indago per mio conto.
- Ah! - E Gaddini sorrise, ormai ridivenuto padrone di s. - E ha creduto, col tendermi questo stupido tranello...
- Anche qui ha ragione - interruppe Andrea, imperturbato. - Il tranello era pi che stupido, lo so bene; ma so anche, e per una certa esperienza, che pi stupidamente si conduce un investigatore, se stupido realmente non , e maggiore probabilit ha di riuscire.
- Di riuscire a che cosa? - fece sprezzantemente Gaddini. - E chi  veramente, lei? Nell'interesse di chi agisce?
- Ecco che mi fa fare un'altra stupidaggine, caro signore: ma non vuol dire, la commetto ad occhi aperti, anche questa. Sono Andrea Villanterio, e vi fu un tempo in cui mi chiamai Andrea Zanasis. Nell'interesse di chi agisco, lo comprender ora, riflettendo che non posso certo disinteressarmi dell'assassinio di mio padre: disposto a riparare i torti che egli ebbe verso chiunque, per quanto  in mio potere, son pronto anche a fare tutto il possibile per mettere la mano sul colpevole, salvo a mitigare la sua sorte se il movente apparir essere una eccessiva ma non ingiustificata vendetta. Ieri sera ho visto... dovrei dire meglio, ho toccato l'assassino, poich vederlo non potevo, ed  stato lui a conciarmi cos; e lo ritrover. Avrei potuto indagare celatamente sul suo conto, signor Gaddini: ho preferito guardarla bene in viso, parlarle chiaramente. Ho sospettato di lei come di tutti, e sarei autorizzato anche a dirle: "Se non mi dimostra che ieri sera lei non usc di casa, la faccio arrestare..."
- Non sono uscito, glielo giuro! - esclam Gaddini, il quale era rimasto sino a quel momento a guardare, a bocca aperta per lo stupore, quello strano uomo che gli parlava con cos sciocca o cos astuta semplicit. - Del resto, domandi alla mia padrona di casa, alla cameriera... Domandi anche al capitano Barretta, un altro pensionante, che  stato a giocare a carte con me dalle sei in poi, per un paio d'ore, direi... Ma che cosa  avvenuto, precisamente?... Lei, il figlio di quel... di Zanasis! Infatti, mi pareva di avere udito dire... Dio mio! La testa mi si confonde...
- Si calmi, prego.
- Son calmo; ma comprender... Questa serie di sorprese, queste continue scosse...
E Gaddini si copr il viso con le mani tremanti.
Vi fu un breve silenzio; poi egli riprese, rialzando il viso arrossato:
- Signor... come ha detto? Ah, Villanterio! Signor Villanterio, voglio parlarle a cuore aperto. Ho sofferto troppo per poter lottare ancora, e sar quel che sar. sono innocente del delitto, e nulla so.  vero, volevo vendicarmi di suo padre: ma sa lei che cosa egli mi ha fatto? Sa come ha rovinata, distrutta la mia vita? Non dovrei parlare cos con lei, suo figlio, lo so: ma il fatto che lei ha cambiato nome e viveva lontano da lui dimostra che mi pu comprendere anche se non me lo dice. Avevo mia moglie, Anna... Ci eravamo sposati, ci amavamo molto, ed io con lei ero felice. Mi pareva di non meritare tanta fortuna, poich non avevo nulla di ci che pu fare innamorare una donna: ed era appena una modesta situazione economica, la mia. Eppure Anna mi amava. Poi, venne quel dem... quell'uomo, ed ebbi la debolezza di trattar qualche affare con lui. Frequentava la mia casa... Che cosa accadde? Non so di preciso; irret la povera Anna, comunque, ed ella cedette. Lo seppi: vi fu una scenata terribile, poi Anna scomparve. Scomparve, proprio: dove sar, ora? Quanto l'ho cercata, signor Villanterio! Perdonarle no, non avrei potuto; ma aiutarla, forse, impedirle di cadere pi in basso... Dove sar, ora?  morta? ... peggio che morta? Terribile, vero, non sapere pi nulla di una donna che si  tanto amata?... N potevo far nulla contro quell'uomo, poich, prima ancora che accadesse la nostra disgrazia, egli mi aveva fatto imitare la sua firma su un grosso assegno, dicendomi che altri assegni mi avrebbe lasciati perch potessi in sua assenza ritirare le somme occorrenti per i nostri affari. Gli dissi che meglio avrebbe fatto a lasciarmeli firmati in bianco; ma egli rispose che era rimasto d'accordo con la sua banca che gli assegni avrebbero dovuti essere scritti tutti di suo pugno, e che quindi si sarebbe notata la differenza fra la firma e le altre indicazioni; n riempirli poteva, non sapendo quali somme avrei avuto bisogno di ritirare. Il tranello sarebbe stato evidente per un uomo pi accorto di me, o meno di me accecato dalla fiducia e dall'amicizia. Vi caddi. Emisi un primo assegno per ventiduemila lire; egli venne qui subito dopo, and alla banca, dichiar che era stata falsificata la sua scrittura, e lo dimostr. Rifuse la somma alla banca, e ritir l'assegno dicendo che avrebbe provveduto contro il falsario. Invece, di quell'assegno si serv per tenermi in pugno... Quando gli rinfacciai ci che aveva fatto con... con Anna, e quel giorno lo avrei ucciso, egli si mise a ridere. Mi par di vederlo ora: giocherellava con la sua Browning, come ad avvertirmi che era pronto a sparare in caso di necessit, e mi disse queste testuali parole:- "Caro Gaddini,  stata una disgrazia la sua, lo so: ma non posso ormai farci nulla. Cose che accadono. Intendo per di indennizzarla in qualche modo: lavorer con me, guadagner molto denaro, e potr rifarsi una vita. Ma fili dritto, badi, altrimenti depositer alla Procura del Re un certo assegno falsificato..." Che vuole che le dica? Il terrore mi rese vile. Cedetti. Cedetti, e da quel giorno fui nelle sue mani un giocattolo, cos come lo erano quegli altri disgraziati... Per sua colpa ho sofferta la prigionia, per sua colpa sono ormai solo, disonorato, povero... S, povero, perch la mia quota, che deve essere sulle ottantamila lire,  depositata all'estero, con l'altro suo denaro... Andavo io a depositarlo, a Londra, a Parigi, a Lione...
- Come? Il denaro contante che non si trova  dunque depositato all'estero? - interruppe Andrea, sbalordito.
- S, e nessuno lo sa, perch a nessuno l'ho detto. Lei  la prima persona alla quale mi confido. Di Anna sa anche Bioni; e con lui infatti avevo deciso... Ma questo non  il caso di dirlo. Se veramente Bioni le si  confidato, ormai lei sa tutto ci che c' da sapere; se no... non vorr far del male a quel disgraziato vecchio, che non  assolutamente colpevole, e che  un'altra vittima di Zanasis, vero? No, perch lei sembra molto, molto diverso da suo padre...
E qui Gaddini tacque, accasciato e ansante, mettendosi una mano sugli occhi. Andrea era stato ad ascoltare il doloroso racconto con sentimenti contrastanti fra loro: vergogna pel padre, compassione per quel disgraziato relitto umano, perplessit per ci che avrebbe dovuto fare. Evidentemente, se Gaddini non era un simulatore di primo ordine, era innocente del delitto. Infine, per interrompere l'increscioso silenzio seguito alla confessione di quella che pareva essere null'altro che una debole vittima, egli disse, gravemente:
- Signor Gaddini, non so se stia a me di chiederle di perdonare:  cosa che riguarda pi che altro la sua coscienza. Sono un investigatore, ma un investigatore privato, per fortuna, e posso tenere per me circostanze che in altre condizioni sarebbe mio dovere riferire. Son contento di sapere dove sia il denaro che la polizia non  riuscita a trovare: e l'assicuro che se, come erede universale, potr riaverlo, esso servir ad asciugare molte lacrime. Lei riavr ci che le spetta, comunque. E se potr... Dica - fece poi improvvisamente Andrea - vuole aiutarmi, signor Gaddini? Lei mi pu essere utile, molto utile; e anche io, forse, potr riuscire, con qualche mezzo di cui dispongo, a ritrovare una persona che le  ancora cara, e ad aiutarla... a rialzarsi. Sono... fidanzato anche io, e capisco quanto possa esservi di orribile in un continuo, lancinante pensiero... Vuole, in altre parole, divenire mio alleato? Se  innocente, e credo che lo sia, non pu avere difficolt ad acconsentire. Forse le dispiacer di aiutarmi a dare nelle mani della giustizia un uomo che lei crede abbia sbarazzato il mondo da un... da un essere pernicioso; ma la ricompenser, ripeto, e ricompensato sar anche dal veder dileguarsi ogni sospetto che possa ancora essere su lei. Badi, per: se mi avesse ingannato, se volesse ingannarmi in un qualsiasi modo... Io non sono spietato n malvagio, credo: ma saprei divenirlo per farla pentire della sua doppiezza. Accetta, a queste condizioni?
Gaddini non rispose subito. Con la mano sugli occhi, pareva riflettere: riflettere, o rimuginare in cuore la sua atroce sofferenza. Poi riabbass la mano e la stese verso l'investigatore.
- Accetto, signor Villanterio. Se qualche cosa le ho celato, non l'ho fatto di proposito. Mi interroghi, e le dir francamente ci che so. Ma lei ritrover Anna?
- Se  viva, la ritrover - promise gravemente Villanterio. E in cuor suo soggiunse: "Ma forse sarebbe meglio non la ritrovassi, disgraziato!" - Ed ora, se crede, e se non  troppo stanco, le far qualche domanda. Per parte mia le dir esattamente come stanno le cose.
- Affari importanti, eh? - sorrise la padrona di casa di Gaddini, quando, verso mezzogiorno, il visitatore se ne and. E poich in quel momento passava un signore magro e asciutto, il cui vestito denotava una decorosa povert, soggiunse, rivolta a lui: - Capitano, guardi questo signore: che le dicevo, che bisogna stare attenti a dove si mettono i piedi?  caduto, veda, e per poco non si  "rovinato"; come me, quando una settimana fa...
- Caduto? Quello  un calcio - rise il capitano osservando Andrea, il quale aveva presa un'aria tutta modesta. - Non dico un calcio di cavallo, ch allora... Permette? Capitano Barretta.
- Andrei. Felicissimo, capitano: so che  un emerito giocatore di briscola.
- Gliel'ha detto Gaddini, eh? - E il capitano rise. - Due ore, siamo stati a giocare ieri sera; due ore, o pi, capisce? E non mi ha vinto che una partita... Aveva la testa confusa, diceva. Storie! Ho giocato tanti anni coi colleghi, prima di andare in pensione... Ma sa che lei sarebbe un gran bell'ufficiale di cavalleria, signor... Come ha detto? Ah, Andrei! Sicuro: un bell'ufficiale di cavalleria. Ha fatto il servizio militare, vero? E in quale arma?
- In fanteria, capitano. Ma se vuol permettermi...
- Ha fretta, eh? Giusto:  l'ora della mensa... Buon appetito, allora, caro signore, e piacere di averla conosciuta. Amico di Gaddini, eh? Venga, venga qualche volta: faremo qualche partita in tre. Povero Gaddini! Ha bisogno di distrarsi: la campagna gli ha fatto pi male che bene, mi pare.
Cos, si diceva Andrea scendendo le scale, era confermato l'alibi di Gaddini, di quel Gaddini che il capitano Barretta sapeva essere stato "in campagna", e che sarebbe ormai per lui un alleato prezioso.
Alle tre precise (dolce, quel sonnellino pomeridiano!) Andrea ritelefon al commissariato. Morinelli c'era.
- Lei, Villanterio?... Ebbene, mi aveva promesso che sarebbe venuto a dirmi...
- Non ne ho il tempo, scusi, caro Morinelli. Seguo una pista. Ma sapr tutto a suo tempo, non dubiti.
- Uhm! Ha visto Gaddini e Riminesi?
- Gaddini s; e da quella parte non credo ci sia nulla da fare. Lo ritengo innocente.
- Uhm! Non si fidi troppo. Cos, la sua magrezza non la interessa pi?
- La sua no; ma i magri in generale, s, mi interessano.
- Quando vorr parlare con gli altri due, vada pure a chiedere il permesso di colloquio: lo avr facilmente. Ho telefonato al giudice.
- Grazie. E, dica, Morinelli, avrebbe un agente fidato, intelligente, che non avesse baffi troppo lunghi, n scarpe gialle sotto calzoni neri, n cravatta troppo vistosa, n infine quell'aria d'indifferenza che fa riconoscere la guardia in borghese lontano un chilometro?
- Ma lei mi chiede una fenice! Eppure ho ci che le occorre. Che vuol farne?
- Si tratta di sorvegliare per qualche ora un certo portone. Pu mandarmela all'albergo, la fenice? Vi rimarr ancora un'oretta.
- Va bene. E poi faccia misteri con un amico... Insomma, non mi vuol dire proprio nulla?
- E non le ho detto gi abbastanza? - rise Andrea. - Del resto, stia a sentire: credo di aver scritto oggi un capitolo di un trattatello che potrebbe intitolarsi Il manuale del buon investigatore; e il capitolo s'intitolerebbe a sua volta: Dei vantaggi di essere stupidi. Arrivederci e grazie, come si scriveva una volta sullo schermo dei cinematografi. Chiss che per ricompensarla della sua pazienza non le porti qualche buona notizia?
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12. EFFETTI DELLA MECCANICA.
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L'agente mandato dal gentile Morinelli si present all'albergo dopo mezz'ora. Sembrava un giovinotto di buona famiglia, con due occhi languidi che avrebbero fatto credere, a chiunque lo avesse visto impalato a un angolo di strada, che aspettasse la sua fiamma. Si chiamava Valeri, ed era napoletano. A Villanterio piacque.
- Stia a sentire, caro Valeri: lei deve armarsi di santa pazienza, e stasera, dalle dieci in poi, cio da quando si chiudono i portoni, stare a sospirare alle stelle, come se aspettasse la sua ragazza, ma senza perdere d'occhio un certo portone. Cos, fino all'una o all'una e mezzo.
- Ai suoi comandi, cavalie'.
- Non sono cavaliere, figliuolo mio, e non do comandi. Dunque, lei osservi quel portoncino. Se si apre e ne esce qualcuno, o vi rientra, cerchi di vedere in faccia la persona, ne tenga a mente i connotati, e poi me la descriva. Ci riuscir?
- Facile: ci pensa la sigaretta.
- La sigaretta? Cio?
- Facile - ripet l'agente, con partenopea gravit. - Quando si vuol vedere di sera qualcuno in faccia, si tiene una sigaretta spenta fra le labbra. "Mi favorisce un cerino?" Ed ecco fatto.
- Giusto. Questo piccolo trucco lo conoscevo anch'io; ma ne ho usato anche un altro, in casi simili. Vuol conoscerlo?
- E perch no?  sempre utile.
- La persona che si vuol guardare in viso si avvicina? Allora si accende un cerino e si finge di cercare per terra. Nove volte su dieci la persona si sofferma un attimo a guardare, o domanda gentilmente se si  smarrita qualche cosa. Cos la si vede in faccia, senza parere.
- E se tira dritto?
- Persona sospetta.
- Giustissimo, cavalie'. Buono a sapersi. E non vi sono altri mezzi?
- Tanti! Ma uno soprattutto  il migliore.
- E sarebbe? Mi piace d'imparare, perch spero di far carriera, cavalie'.
- Insomma, debbo essere cavaliere per forza! E sia. Il mezzo migliore, in simili casi,  quello... di regolarsi a seconda delle circostanze.
Valeri stette a guardare colui che gli diceva seriamente una cosa di quel genere, poi si accarezz il mento.
- Giustissimo anche questo, cavalie'. Aggio capito.
- Se veramente ha capito, caro Valeri, le assicuro io che far carriera. Quanti miei colleghi non avrebbero capito, invece! Dunque, stia a sentire. Lei andr in via San Michele, al numero 30...
E Villanterio diede minuziosissime istruzioni all'intelligente napoletano, il quale annuiva gravemente di tanto in tanto. Poi gli diede del denaro "per i casi imprevisti" e lo lasci andare, soggiungendo che dalle undici in poi sarebbe stato quasi certamente in albergo. Se nulla vi fosse stato di urgente, lo avrebbe aspettato all'indomani verso le nove. Possibilmente, meglio non interrompere il sonno, per non avere poi la testa confusa.
Erano le quattro e un quarto; e Villanterio, andatosene l'agente, usc a sua volta, avviandosi verso casa Bioni. Non era malcontento della sua giornata, e ormai le sue ricerche si polarizzavano su uno o due punti soltanto. Pazienza: e a furia di pazienza quel benedetto "filo", o bndolo che fosse, lo si sarebbe ripescato. Aveva creduto due o tre volte di averlo nelle mani, e si era poi dovuto accorgere che non era quello buono. Pazienza ancora: succede quasi sempre, questo, con le matasse arruffate.
Stette appena pochi minuti a parlare col vecchio Bioni. Era andato soltanto a prendere notizie di Luisa... Luisa? Era ritornata al lavoro, quella benedetta figliuola, tanto cara ma tanto ostinata. E Bioni si sfog. Non si sarebbe potuto tirare avanti alla meglio, senza che ella si affaticasse tanto, in attesa che la nuova invenzione fosse "a punto"? Una cosa semplice, ma che sarebbe stata in avvenire tanto redditizia! Invece no, ella si ostinava; ed ecco, era uscita che aveva ancora la febbre...
- Signor Bioni - fece gravemente Andrea - lei si fida di me, vero?
- Figlio mio! E come no? C' stato un momento, capirai, che... Ma ora tutto come prima, tutto come prima. Perch mi dici questo?
- Perch credo di aver trovato il finanziatore che le occorre. Ma per ora egli desidera di non essere conosciuto... - Qui Andrea si accorse che il vecchio l'osservava fra sorpreso e dubbioso, e si affrett a soggiungere: - Un finanziatore serio e onesto, glielo assicuro sulla mia parola di galantuomo che non ha mai fatto male ad alcuno: se non basta, glielo giuro su... sulla sua Luisa.  tranquillo, ora? Dunque, io ho parlato a questo tale, che  stato di passaggio qui stamattina; e siccome egli si fida di me, mi ha incaricato di trattare con lei in nome suo. Avrei voluto aspettare ancora, per farglielo conoscere direttamente al suo ritorno; ma dopo ci che mi ha detto...
- Come si chiama? - interruppe vivamente Bioni.
- Vittorio Anacleti - rispose senza esitare Andrea: ed era quello il nome del suo direttore, il quale, ne era certo, non lo avrebbe smentito. - Quanto occorrerebbe pel finanziamento della sua invenzione, signor Bioni?
- Non saprei, figliuolo... - E il vecchio esitava. - Con un trentamila lire credo che... che se ne potrebbe uscire. Ma il male  che...
- Dica, dica, signor Bioni.
- Che occorrerebbero subito alcune piccole spese per gli esperimenti... - E l'ingenuo vecchio non si accorgeva che quelle sue parole contrastavano apertamente con ci che aveva detto due minuti prima, quando cio aveva asserito che non sarebbe stato necessario il lavoro della figlia. - Ma se veramente questo signore vuol finanziarmi, potr mostrargli...
- Lasci stare: non le ho detto che si fida di me? E io mi fido di lei. Sono autorizzato anzi a darle un piccolo anticipo, appena un migliaio di lire, per...
- Ma sono anche troppe! Due o trecento basterebbero!
- No, invece: che figura farebbe, lei, a prendere due o trecento lire? E poi, c' una condizione: nella ricevuta che mi far, dichiarer che s'impegna a trattare pel finanziamento col signor Vittorio Anacleti, sulla base di cinquantamila lire, purch le siano assicurati i tre quarti degli utili netti. Va bene? Non  per me che le chiedo una ricevuta; ma non trattandosi di denaro mio, comprender che non posso fare diversamente.
- Ma certo! Ma certo! E... e quando potrei averlo, questo denaro?
- Quando? Subito. Il signor Anacleti me l'ha lasciato.
- Oh, sia benedetto Iddio! - E il vecchio tremava per ansiosa gioia. - Ma dunque Luisa potr rimanere a casa! Sette od ottocento lire, e l'indennit che ella avr licenziandosi basteranno per due mesi. E in due mesi Federico Bioni sar di nuovo ricco, giovinotto.
-  ci che le auguro, signor Bioni. Approvo poi la sua idea, che cio Luisa rimanga a casa; e la faccia curar bene. Ma non dica che gliel'ho consigliato io, questo, mi raccomando! Possibilmente, anzi, non le dica neppure che sono stato intermediario in questa faccenda.
- Questo non lo capisco: Luisa ne sarebbe tanto contenta! Ma far come vuoi tu, figliuolo... Oh, che Dio sia benedetto! - Poi Bioni mise la mano sulla spalla del giovinotto, stette un momento a guardarlo, e soggiunse, gravemente: - Andrea, il passato  dimenticato: completamente dimenticato.
Quel fanciullo quasi settantenne aveva le lacrime agli occhi, cos dicendo.
Quando usc da casa Bioni, perseguitato -  la vera parola - dalle proteste di gratitudine e dai favolosi progetti dell'inventore, Andrea guard l'orologio. Le cinque e mezzo. Alle sette e mezzo sarebbe andato incontro a Luisa, all'uscita dal magazzino. Aveva due ore libere: ne avrebbe approfittato.
Ma si sarebbe detto che non avesse un'idea precisa, poich bighellonava per le vie centrali della citt, fermandosi di tanto in tanto davanti alla bottega di qualche orologiaio: pareva guardasse la vetrina, pensoso, poi se ne andava. In una di esse, infine - una botteguccia che era appena uno sgabuzzino, con una vetrina nella quale erano appesi pochi orologi di semplice metallo e dietro cui si vedeva un vecchietto in papalina che, con la lente incastrata all'occhio, pareva frugacchiare con un minuscolo strumentino in un orologio da tasca - entr risolutamente.
- Desidera? - fece il vecchio, alzando la testa all'entrare del cliente; e, toltasi la lente, inforc gli occhiali.
- Senta, io avrei un orologio da riparare - cominci Andrea. - Ma non l'ho portato con me: l'ho lasciato in albergo.
- E allora?
- Allora, giacch ho visto passando la sua bottega, sono entrato a domandarle se pu incaricarsi di ripararlo. Si tratta di un orologio a ripetizione di gran valore, con un meccanismo molto delicato, e sa, non l'affiderei al primo venuto. Nei grandi negozi mi hanno spesso imbrogliato; lei, invece, che fa soltanto riparazioni, deve avere una pratica maggiore. Comunque, ho voluto domandare prima.
- Caro signore - fece solennemente il vecchio, ammiccando forse perch faceva troppo uso della lente - so che ognuno si vanta di esser bravo nell'arte sua; ma in fatto di orologi, creda a me, nessuno li sa riparare meglio di Ambrogio Carassi. Domandi, domandi, se non mi crede: son quarantasei anni, capisce? quarantasei anni da quando il "principale", buon'anima, mi mise in mano il primo orologio; e ne ho visti, sa! Ne ho visti! Anche a uno al giorno, a dir niente, faccia un po' il conto: quanti ne avr riparati?
- Un quindicimila, direi, tolte le feste - rispose gravemente Andrea.
- Ah, l'ha fatto davvero il conto? Metta ventimila, invece... Ora, mi conceder che dopo aver riparato ventimila orologi di tutti i generi, e senza avere quasi mai reclami, l'arte la conosco, non le pare? Perci, se lei ha quest'orologio...
- Glielo porter domattina verso le nove. Ci vorr molto?
- Di tempo, dice, o di spesa? Comunque, debbo vedere prima. A parlare cos senza esaminare l'oggetto si vuole imbrogliar la gente: e non sono di quelli, io.
- Ma si vede, che diamine! Dicevo del tempo, perch debbo partire.
- Quando, deve partire?
- Non so; ma fra una diecina di giorni, credo.
- Eh! In dieci giorni si pu... Uh, che me la faceva dire grossa! Va bene, va bene, faremo in tempo. Arrivederla, allora.
E il vecchio si tolse gli occhiali. Andrea lo ferm col gesto.
- Una cosa ancora, scusi: ho a Roma un bellissimo orologio, di quelli a pesi, che ha un grande valore.  di fabbrica tedesca, di quelli che non se ne trovano pi. Appartenne a mio nonno, ed  molto complicato. Segna anche le fasi della luna e non so che altro. Grande cos, guardi... Ebbene, mi si  guastato. E ci crederebbe? A Roma non ho trovato chi sapesse aggiustarlo - soggiunse Andrea scrollando la testa, e chiedendo perdono in cuor suo agli orologiai romani di tanta calunnia. -  partita sua anche quella? Glielo potrei spedire; e non baderei a spese, sa.
- Ho capito di quali orologi parla, caro signore - rispose il vecchio; e si raddrizz per soggiungere solennemente, scandendo bene le parole: - Son sicuro che riuscirei anch'io a ripararlo; ma sono "artista" onesto, io: povero ma onesto, e le dico che uno solo ce n', che possa smontare e rimontare uno di quegli orologi cos come io smonter e rimonter il suo a ripetizione.  il re degli orologi a pesi, quello; e bisogna cavarsi il cappello. - Qui il vecchio si tolse veramente la papalina. - Parlo di Tereso Teresi... e non le dico altro.
- Tereso! - fece Andrea, meravigliato. - Si chiama proprio cos? O Teresio?
- Tereso, Tereso. Capisco,  un nome di donna, quello, e lei si meraviglia. Tutti, se ne meravigliano. Ma il padre di Tereso s'incapon a fare il paio fra nome e cognome, e quando ebbe un maschio lo chiam Tereso. Questo per non significa che Tereso Teresi...
- Non sia il re degli orologi a pesi - complet seriamente Andrea, incurante della rima. - E dove sta, questo signore?
- Gi, lei  forestiero - fece l'orologiaio, con una sfumatura di compatimento nella voce. - Sa dov' via Bonanovella? No? Sa dov' la chiesa di Santa Eufemia? No? Sa...
- Mi dica la strada, e prender il tass: sar meglio.
- Ah! E il vecchio cambi tono. - Allora: via del Mantello numero quattro. Si ricordi: Tereso Teresi.
- E come potrei dimenticarlo? Grazie, e arrivederla domani.
Il re degli orologi a pesi abitava nella pi misera delle case di quella misera stradicciuola che  via del Mantello. Andrea si sporse a domandare a una donna se abitasse l il signor Teresi, l'orologiaio, e gli fu risposto che s. Allora scese e si avvi nel sudicio portoncino, incespicando in bambini, cani e gatti, che era una meraviglia vedere come si fossero raccolti l in cos strabiliante numero. Bambini, cani e gatti che rimasero poi a osservare il conducente del tass il quale, indifferente a tanta gloria, accese filosoficamente una sigaretta in attesa dello strano cliente che l'aveva fatto andare in quel luogo dimenticato dal Cielo e dagli uomini.
L'"artista sovrano", che nulla aveva di regale, era un ometto tutto raggrinzito, sui cinquant'anni, dal viso che pareva una mela vizza. Accolse ossequiosamente il visitatore, e quando questi ebbe detto che lo mandava Ambrogio Carassi, il suo collega, si stropicci le mani, come se fosse quella una notizia assai gioiosa.
- S'accomodi, s'accomodi. In che posso servirla? Gi, Carassi, Carassi... Bravo "artista", quello: all'antica, non come questi giovinotti di oggi che...
- Io lo chiamerei il re delle riparazioni - interruppe gravemente Andrea. - Se sapesse che lavori mi ha fatto!
- Lo credo, lo credo. E che, non lo conosco? Ma dica, in che cosa posso servirla?
Andrea ripet la storia dell'orologio che a Roma non si era potuto accomodare, ma con una variante.
- Veda, volevo da lei un consiglio. - Poi, vedendo che il viso dell'orologiaio si rabbuiava, si affrett a soggiungere: - Naturalmente, so che il suo tempo  prezioso, e la ricompenser subito...
- Ma non  il caso! Sentiamo, sentiamo.
- Credo che la colpa sia mia, glielo confesso. Per fare uno scherzo ad alcuni amici, la notte dell'ultimo dell'anno attaccai a una rotella, quella della suoneria, una sbarretta d'ottone, che dall'altra parte comunicava con l'interruttore del grammofono; sa, quell'affarino che frena il disco rotante... Non so come si chiami; ma non fa nulla: lei ha capito, vero? Cos, a mezzanotte...
- Il grammofono cominci a suonare, e ai suoi amici dov parere un miracolo - rise l'orologiaio.
Andrea sent una speranza sorgergli in cuore. Che avesse imbroccato giusto? Poi disse, fingendo ingenua meraviglia:
- To! E come lo sa, lei?
- Non lo so, caro signore: ma me l'immagino. Non per nulla ho studiato e lavorato anche all'estero, nelle migliori fabbriche di orologi a pesi. E allora avvenne il guasto, eh?
- Sicuro. Da quella sera la suoneria non va pi bene.
- Si sar storto un dente dell'ingranaggio. Veda, se avessi potuto darle io un consiglio, non sarebbe accaduto nulla, e lei si sarebbe divertito lo stesso. Venga qua. - E l'orologiaio condusse il visitatore presso un monumentale orologio, aprendo destramente due o tre sportellini, in modo da far vedere il meccanismo. - Vede quella ruota, che si ingrana con quella della suoneria?  l che andava attaccata la sbarretta, non al dente. Avrebbe potuto approfittare di quell'intacco, che  profondo, e che serve a ricevere l'altro dente, quello di fermata... Ma gi, lei non pu capir bene. Era ci che dicevo, saranno due o tre mesi, a un altro signore... Ma fu pi furbo di lei, quello, scusi: invece di fare prima e di venire a chiedere consiglio dopo, s'inform come avrebbe potuto fare. Nel caso suo si trattava di una pistola-spruzzatore, sa, di quei gingilli che servono a fare uno scherzo alle donne. Si punta la pistola, la donna strilla, e quando si tira il cane la si spruzza di profumo... Ne ha viste mai?
- Qualche volta, in carnevale.
- Volevo dire! Dunque, quel signore mi domand come potesse fare, e io glielo insegnai, qui, su questo orologio: ch tanto, in fatto di suoneria, son tutti eguali. Questo viene dalla Foresta Nera: opera di Hans Schrder, nientemeno.
- Vi avessi pensato anch'io! - fece Andrea in tono di rimpianto. E il cuore gli batteva forte. - Ma ero a Roma, sa, e non tutti si chiamano Tereso Teresi, disgraziatamente. Riusc bene lo scherzo, a quel suo cliente?
- Questo non so: ma gl'insegnai bene come avrebbe dovuto fare. Occorsero cinque o sei sere, ch di giorno egli non poteva; ma mi parve che avesse imparato bene, a giudicare dalla prova che gli feci fare. Vero  che s'intendeva di meccanica. E mi pag da signore, debbo dirlo.
- Come mi propongo di fare anch'io. Sa che cosa ho pensato, signor Teresi? Imballo l'orologio e glielo mando.
- Oh, cos va bene! - E l'orologiaio si stropicci di nuovo le mani. - Vuole il biglietto col mio indirizzo? Ecco qua. E io le scriver quale spesa occorrer.
- La spesa non mi preoccupa - fece l'investigatore superbamente. - Purch l'orologio di mio nonno vada bene... Peccato che non m'intendessi anch'io di meccanica!
- Bisognerebbe sempre studiarla un po', la meccanica - fece sentenziosamente Tereso Teresi. -  utile a tutti.
- Il mio povero pap avrebbe voluto che l'imparassi, infatti; ma indovini che cosa mi succedeva? Con tutta la buona volont sudavo sangue, a quelle cose in cui non capivo un'acca. Si figuri che in due mesi divenni magro come un chiodo.
- Bisogna dire che quest'effetto la meccanica lo faccia un po' a tutti - rise l'orologiaio. - Anche quel signore di cui le parlavo era magro come un chiodo; per forte, intendiamoci! E non solo lo capii dalla faccia, con quella barba nera che sembrava un arabo, ma me ne accorsi allorch spost l'orologio, qui. Ci crederebbe? Pesa un'ottantina di chili, e lo sollev come se fosse una sedia. E anche io sono magro, veda... Diremo, dunque, effetti della meccanica. Allora siamo d'accordo? Lei mi spedisce l'orologio...
- E lei me l'aggiusta. Intanto, se permette, le do una caparra.
E Andrea mise mano al portafogli. Ma Tereso Teresi protest con un gesto.
- Mai! A lavoro fatto, ci che  giusto  giusto; ma prima no. Lei  un signore, e si vede... Faremo cos: le mander l'orologio contro assegno, va bene?
- Come vuole. - E Andrea sospir, poich gli dispiaceva di aver fatto perdere tempo a quei due galantuomini cui aveva dato a intendere tante fandonie. Ma che fare? Fiat justitia, con quel che segue.
Poco dopo il tass lo riportava in un mondo pi pulito ma meno disinteressato. Erano ormai le sette, e bisognava che andasse da Luisa... Smont, pag, e si avvi a piedi verso la via secondaria che ricordava molto bene.
Ma era agitato e, bisogna dirlo, pi che alla piccola Luisa pensava in quel momento all'uomo dalla barba nera che aveva studiato meccanica e voleva fare uno scherzo agli amici servendosi dell'orologio. Se non ci fosse stata quella barba, avrebbe creduto di essere riuscito. Un uomo magro e forte... Ma c'era, di mezzo, quella benedetta barba; e di barbe finte ormai non era pi il tempo. Il re degli orologi a pesi non era uno sciocco, e se la barba fosse stata posticcia se ne sarebbe accorto. Avrebbe dovuto domandargli qualche altro particolare...
Ma ormai era troppo tardi. Se mai, in via del Mantello ci sarebbe ritornato all'indomani.
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13. DRAMMA, COMMEDIA, FARSA.
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Il solito sciamare di ragazze che uscivano dalla porta secondaria del magazzino, i soliti accompagnatori, il solito garrulo pispigliare di uccellini posti in libert. Andrea aspettava, pazientemente: forse, come l'altra volta, Luisa sarebbe uscita fra le ultime. E intanto, per innamorato che fosse, egli pensava esclusivamente a quel problema che lo angustiava, ormai, e che credeva di aver quasi risolto allorch era sopraggiunta una circostanza a complicarlo di nuovo.
Ma ad un certo punto sorrise. Diamine, egli non era di quegli investigatori che credono eccessivamente all'efficacia di un travestimento, o che vedono dappertutto barbe finte, parrucche e via dicendo; ma che, eccezionalmente, qualcuno avesse potuto - qualcuno che andava dall'orologiaio solamente di sera, si noti - mettersi sapientemente una barba finta, non era poi cosa dell'altro mondo. In questo caso tutto sarebbe stato chiaro, lampante. Meglio ancora, non poteva l'uomo dalla barba essere realmente barbuto allora, ed esser divenuto dopo sbarbato come lo era Storinelli? Non era molto difficile, questo. Avrebbe dovuto indagare ancora. Nulla di male, se il suo motto era: "Pazienza sinch non si ritrova il filo buono".
Che? A una chiesa vicina suonavano le sette e tre quarti. Le sette e tre quarti e Luisa non usciva! Ormai le ragazze erano tutte andate via, e... Oh, ecco che un inserviente chiudeva la porta! Andrea si avvicin all'uomo in divisa bigia che stava mettendo il paletto a uno dei battenti, e domand, col cuore che gli batteva forte per ansia e... e perch no? anche per un doloroso sospetto:
- Scusi, sa: saprebbe dirmi se  gi uscita la signorina Bioni?
- Sar uscita - rispose poco gentilmente l'altro, fermando bene il paletto con una manata. - Dentro non c' pi nessuno.
Ma Andrea sapeva che spesso la mancia  una molla che fa scattar fuori la cortesia e si mise la mano nel taschino del panciotto.
- Scusi - e una moneta pass di mano - avrei avuto bisogno di dirle una cosa urgente da parte del padre.
Il pretesto era pi che meschino, ma le cinque lire lo rendevano plausibile.
- Quand' cos, aspetti un po'... - E l'inserviente parve cercare di ricordarsi. - Ecco, l'ho vista passare verso le sette. Ma s: deve aver chiesto di uscire prima, perch ho visto anche una delle sue compagne sostituirla.  del reparto Vestiti da signora, vero?
- Non saprei. Bioni, Luisa Bioni...
- La signorina Luisa, allora. Proprio lei. Uscita verso le sette. Mi dispiace...
- Grazie, e scusi.
Aveva il cuore stretto, l'investigatore, mentre si allontanava lentamente. Dove poteva essere andata, Luisa? E come mai... Poi si diede una manata sulla fronte, o meglio sulla falda del cappello. Investigatore, lui! Se non aveva un'oncia di cervello! Perch Luisa era uscita un po' prima, gi fantasticava chiss che cosa... Era malata, non lo sapeva? Molto probabilmente, stanca, aveva chiesto di uscir prima. Ed ora se ne stava a chiacchierare col padre, il quale certamente le avrebbe data la grande notizia del finanziatore e anche delle mille lire di anticipo, forse tacendo il nome del mediatore. Oppure, erano a cena... Avrebbe aspettato una mezz'ora, poi sarebbe andato anche lui. Diamine, era una cosa tanto chiara!
S, chiarissima; eppure egli non vedeva l'ora di accertarsi di non essersi sbagliato. E, quasi senza accorgersene, si avvi senz'altro, per quanto lentamente, verso piazza San Gervasio.
Era distratto e pensoso; e fu per questo che trasal allorch un tale gli sbarr il passo, afferrandogli il braccio ed esclamando:
- Alto l! Finalmente  in trappola! Ma che diavolo le  successo, che  sfigurato cos?
Guard sbalordito, e vide il viso preoccupato e amichevole di Morinelli, sul quale moriva un allegro sorriso.
- Nulla: una caduta...
- Uhm! Una caduta! Scusi, ma ci credo poco. Va a pranzo, ora, eh? Ma pagher la pena della sua mancanza di fiducia ritardandolo, il suo pranzetto, per dirmi che cosa  accaduto.
- Gi,  vero! - fece ingenuamente Andrea. - Non ho pranzato ancora; e il peggio  che non ci pensavo neppure. Strano! Non mi accade spesso, questo, gliel'assicuro.
- Ma ora ci pensa. Ritarder ancora, ritarder. - E Morinelli lo prese a braccetto. - Del resto, la tengo e non la lascio. Debbono esservi cose gravi, perch possa dimenticare il pranzo, lei che, se non ricordo male, ha buon appetito. Se vuole, per, l'accompagno al ristorante...
- No, grazie; pranzo all'albergo, e posso aspettare - si affrett a rispondere Andrea, il quale non voleva dire che andava dai Bioni, n avrebbe voluto ritardare troppo. Avrebbe pranzato tardi, ecco: ma, in compenso, senza quella stupida paura che, per quanto facesse, gli era come un peso sullo stomaco. Cio, dopo aver riveduta Luisa, dopo averle letto negli occhi che voleva bene a lui, soltanto a lui.
- Avanti, allora, parli. Io ritorno in ufficio, ma non ho fretta. Dunque?
- Dunque ecco qua.
E Andrea cominci a raccontare per filo e per segno che cosa gli era accaduto e che cosa aveva scoperto. Quando accenn alla sua gita a Venezia, vide Morinelli scrollare dubbiosamente il capo; e pi dubbioso ancora parve, il vice-commissario, allorch il suo compagno, invertendo l'ordine degli avvenimenti allo scopo di riservare per ultimo quello "sensazionale", ebbe accennato all'alleanza con Gaddini delle cui disgrazie coniugali disse quanto bastava soltanto.
- Uhm! Caro Villanterio, temo che sia stato troppo semplice o troppo astuto. Troppo semplice se ha creduto senz'altro all'innocenza di quell'uomo, che avrei voglia di riarrestare, dato che ora ci sarebbe il movente del delitto; troppo astuto se si prefigge di "farlo cantare", con questo patto di alleanza.
- Intendo di agire lealmente con lui; e le assicuro che  innocente del delitto. Si proponeva di vendicarsi,  vero, ma servendosi di altri mezzi, sui quali preferisco sorvolare. Si ricorda che mi riservai di non dirle proprio tutto?... Ora per viene il bello: stia a sentire.
E Andrea raccont della scoperta dell'orologio. Morinelli ascoltava a bocca aperta per lo stupore, e non senza una punta d'invidia. Ecco dunque come era stato sparato il colpo misterioso! E come avrebbe potuto immaginarlo? Quel giovinotto, invece... Vero  che lo aveva aiutato molto il caso, e un po' anche la conoscenza dell'orologio... Comunque, era una cosa stupefacente. Peggio fu poi quando l'investigatore gli disse del misterioso intruso e del calcio al viso.
- Sacr...! - imprec, inviperito. - E se l' lasciato sfuggire!
- Come fare? - replic quietamente Andrea. - Ero incappucciato da quella tela, la vera bestialit che commisi... Stavo strisciando fuori quando urtai contro la gamba. L'afferrai forte, ma non abbastanza: non pensavo, veramente, che l'amico potesse liberarsi.
- Gi, mancanza di esperienza! - comment Morinelli scrollando la testa, e non troppo malcontento di quella piccola rivincita sul suo fortunato collaboratore. Ma credette opportuno di soggiungere, generosamente: - Non si pu aver tutto: e lei fa veramente miracoli. Ma lo riacciufferemo, stia tranquillo! E le dar una mano, sa? Due mani, anche... Ma mi dica un po': se non  Gaddini, e ora capisco il valore che lei d al suo alibi, se Storinelli  malato... Ci sono! Lei sospetta di Storinelli!
- Precisamente - ammise con molta tranquillit Andrea. - Ne sarei certo, anzi, se non fosse per l'affare della barba.
- Che barba? Non capisco.
E Andrea raccont anche ci che aveva saputo dal re degli orologi a pesi.
- Tereso? - rise Morinelli. - Ne ho udito parlare. Un vero genio, nel suo mestiere. Ma allora, lei dice che...
- Vuole che riassuma in due parole? Ecco il mio pensiero. L'assassino doveva essere fra coloro che erano alla Sagser, quella notte...
- E perch, se era l'orologio che faceva sparare la pistola?
- E la luce? I fili non erano in comunicazione con l'orologio.
- Infatti; ma Storinelli era nella sua stanza... E poi, e lo scatto dell'interruttore, che non s' udito, ricorda?
- Giusto;  un mistero, che mi spiegher chi soltanto pu farlo.
- Cio?
- Storinelli. Quando lo avremo pescato, bisogner bene che parli, se vuol sollevarsi da qualche briciolo di responsabilit.
- Parler in ogni caso - replic risolutamente Morinelli. - Ma diceva?
- Dunque, il mio pensiero  questo. L'assassino doveva trovarsi alla Sagser quella notte, ed essere alla Sagser ieri sera. Melana e Sainetto sono in prigione: dunque, nulla. Riminesi non , perch, a quanto ho udito, ha le gambe come barilotti. Non  il suo Simeone, del quale lei garantisce, e che non avrebbe avuta nessuna ragione di compiere il delitto. Non  Gaddini, che ieri a sera rimase in casa. Ergo...
- Ergo, rimane Storinelli, il quale per  malato e non ha barba. Vero  che non  poi difficile mettersi con arte una barba finta.
- Precisamente: Storinelli, che  magro, a quanto ho visto, ma forte, a quanto dice Gaddini; Storinelli, che pu aver fatto qualche pasticcio con quelle trecentomila lire, nonostante le matrici degli assegni che mi persuadono sino a un certo punto, dato che il denaro non si trova. - Andrea aveva taciuto del deposito all'estero, e non nel proprio interesse. - Storinelli, che  ammalato, ma che nessuno ha visto a letto, che convive con un'amante, a quanto ho capito, a lui fedelissima. Storinelli, infine, che pu fare ci che feci anch'io una volta per ragioni professionali: esce cio allorch il portone  chiuso a sera, o la mattina prima che si riapra, istruendo ben bene la sedicente domestica, e rientra quando vuole, ma sempre a portone chiuso; cio, senza che i portinai lo vedano. Si ricordi che ho telefonato senza che nessuno mi rispondesse.
- Pu non aver voluto rispondere.
- Probabile; ma non  impossibile che non vi fosse, e la signora Elvira, la domestica, stesse fuori anche lei. Che ne dice?
- Che lo faccio arrestare: poi vedremo.
- Per amor del cielo, Morinelli! Ecco perch non volevo parlare! Loro funzionari corron troppo a volte, e lo capisco: fanno il proprio dovere; ma io ho le mani libere, per cos dire... Storinelli, se  lui, deve condurmi senza volerlo dalla dama verde, l'altra, quella vivente che telefon. Ho gi una mezz'idea... Se un uomo, si pu mettere, a rigore, una barba posticcia, tanto pi una donna bionda potr mettersi una parrucca nera; le pare?
- La signora Elvira!
- Potrebbe darsi. Ma via, mi promette che non muover per ora il possente ma precipitoso ingranaggio della polizia?
- Se proprio vuole... - E Morinelli sospir, con rincrescimento. - Badi per che Storinelli non le sfugga, almeno. Potr farlo sorvegliare, cos, discretamente...
- Neppure per sogno! Ho un po' di fiducia in quel Valeri che mi ha mandato, ma non so se altri agenti non sarebbero troppo riconoscibili, per un uomo che sta in guardia.
- Chi le dice che stia in guardia?
- Se in guardia non fosse, sarebbe innocente; e allora a che pro' farlo sorvegliare?
- Gi, gi... Dunque, Valeri sarebbe adibito a...?
- A sorvegliare il portone di Storinelli, stasera dopo le dieci. Chiss? Qualche volta meriteremmo anche un colpo di fortuna, noi disgraziati investigatori.
- Come quello di ieri sera.
- Ma possibilmente senza calci in faccia... Son proprio brutto, eh, Morinelli?
- Brutto? Uhm! Non  bello, cos, certo; ma dicendo di essere un giocatore di rugby, come aveva dato a intendere a quel disgraziato di Gaddini che comincia a farmi pena... Si metta all'occhiello un vistoso distintivo da calciatore, e sar quella una muta spiegazione della sua disgrazia.
- Lei parla da quel saggio che . Ed ora arrivederla, caro Morinelli: siamo giunti al suo ufficio. Acqua in bocca, vero?
- Un momento! Ih, che furia! E... e l'affare delle lampade?
- Gliel'ho detto: sapremo da Storinelli. Che mi disse una volta, a proposito? Che quel birbone  anche un donnaiuolo? Bene, bene, gli faremo passare la voglia di fare il Don Giovanni.
- Che c'entra, questo?
- Il solito assioma, caro Morinelli: cercare la donna. Direttamente o indirettamente, c'entra sempre una donna, in queste vicende.
- La dama verde, eh?
- Gi, la dama verde - fece enigmaticamente Andrea. - Vuol dirmi altro?
- Pel momento non saprei: sono cos sottosopra per ci che mi ha detto! Ma mi telefoni, le raccomando, venga, non mi lasci all'oscuro. E conti su me, sa?
- Soprattutto questo - fece gravemente l'investigatore.
E i due uomini si strinsero cordialmente la mano.
Ormai erano le nove, e non c'era ragione per Andrea di ritardare ancora la sua visita ai Bioni. Per un po' distratto dal colloquio con Morinelli, ora gli ritornava una confusa angoscia al pensiero che Luisa potesse essere andata, anzi che a casa, chiss... Ma imprecava contro la propria trepidazione, assolutamente ingiustificata. Dove sarebbe andata, dunque, la buona Luisa, che non lo aveva dimenticato nonostante quegli anni di separazione e i gravi motivi morali che li avevano per tanto tempo divisi? Gli pass di nuovo per la mente l'idea di Storinelli, di quello Storinelli che da qualche tempo lo ossessionava. Il Don Giovanni, il persecutore di Luisa, l'uomo senza scrupoli, quasi certamente l'assassino... E strinse i denti, con un gesto d'ira. Ah, le avrebbe pagate tutte insieme, quel briccone! Gi aveva contro di lui prove non indifferenti; se fosse riuscito a renderle schiaccianti addirittura...
E all'improvviso l'investigatore trasal, come se fosse stato punto. Aveva le traveggole, forse? Ecco, l, in quella straduccia per la quale passava, e che sboccava in piazza San Gervasio, scorgeva confusamente, alla fioca luce dei rari fanali, una coppia che procedeva rasente al muro. Procedeva lenta, e i due sembravano confabulare animatamente. A volte era l'uomo che gesticolava con molta vivacit, mentre la donna ascoltava a capo basso; a volte era lei che pareva volgersi al compagno con qualche gesto supplichevole. E l'uomo era piuttosto mingherlino - una figura nota, pareva ad Andrea; la donna era... Se non si trattava di una rassomiglianza straordinaria, la donna aveva l'andatura, gli atteggiamenti, l'insieme di Luisa. Luisa e Storinelli... Luisa e Storinelli, cos come egli se li era immaginati sino a qualche minuto prima...
Per un momento parve ad Andrea che il sangue gli si gelasse nelle vene, che una improvvisa paralisi gl'impedisse di muoversi, di agire, persino di pensare. Ma si riprese ben presto. Ora il suo cervello lavorava rapidamente, invece, come spesso accade sotto lo stimolo di una passione: rapidamente, sebbene senza assoluta lucidit. Che cosa fare? Avvicinarsi alla coppia, cercar di sapere, dire... dire a Luisa quanto era ignobile ci che faceva, e a lui che era un miserabile assassino? Ma no, questo non poteva: avrebbe messo in guardia Storinelli, e troppo presto; e quanto a Luisa, se ella non aveva da dare della sua condotta una giustificazione plausibile, vi sarebbe stato sempre tempo e modo di rinfacciarle il tradimento. Luisa con Storinelli! Ecco dunque perch quella sera ella aveva trasalito vedendolo passare! E gli aveva data a bere quella storiella di persecuzioni galanti da parte del contabile, e gli aveva fatto credere di amarlo... Perch tanta doppiezza in quella ragazza che egli aveva sempre considerata la pi leale, la migliore creatura del mondo?
Intanto bisognava decidersi. Per lentamente che procedesse, ora la coppia si avvicinava a piazza San Gervasio, e l Luisa avrebbe certamente lasciato il suo compagno per andare a casa. Cos Andrea risolse di stare a vedere se ella rientrasse. Avrebbe cercato di raggiungerla, qualora Storinelli l'avesse lasciata prima: cos avrebbero potuto avere una spiegazione che in presenza del vecchio inventore sarebbe stata quanto mai dolorosa e difficile. Rallent quindi il passo, per lasciare ai due il tempo di voltare l'angolo della strada. Erano infervorati a discutere, s; ma molto probabilmente il contabile, che non mancava di astuzia, quasi istintivamente si sarebbe rivolto indietro per vedere se fosse seguito, come tutti coloro che sono in sospetto. Non per nulla pareva avesse scelta quella quieta viuzza per parlare con la sua complice... Luisa, complice dell'assassino di Zanasis! E a quel solo pensiero Andrea sentiva i capelli drizzarglisi sulla testa. Se veramente Storinelli era l'assassino - e come ormai dubitarne? - e se veramente Luisa era sua complice, quante cose si sarebbero spiegate! Ma complice perch? Nell'interesse del padre? Per amore? Ah, quel demonio, che non contento di avergli ucciso il padre, ora gli toglieva chiss con quali mezzi demoniaci la sua donna, la sola alla quale egli avesse mai pensato come compagna della sua vita!
La coppia si era soffermata all'angolo della strada, ed Andrea ebbe appena il tempo di entrare in un'osteria davanti alla quale in quel momento passava, per evitare di esser visto qualora uno dei due si fosse voltato. Gli avventori lo guardarono curiosamente; egli finse di cercare qualcuno, poi, scrollando la testa come a dire che si era sbagliato usc di nuovo, soffermandosi per sulla soglia. L sporse cautamente la testa a guardare: la coppia era scomparsa. Affrett il passo, sperando di giungere in tempo a vedere Luisa rientrare. Per un attimo solo gli pass per la mente il pensiero che avrebbe fatto meglio a telefonare subito a Morinelli, il quale doveva essere in ufficio, per chiedergli di arrestare il contabile quando rientrasse in casa, adducendo a motivo che ormai la sua colpa era provata dal fatto che fingeva veramente, come egli aveva sospettato, di rimanere a letto, mentre invece andava attorno la sera; ma pens anche che forse sarebbe stata compromessa pure Luisa, complice o no, e, per quanto a malincuore, non ne fece nulla. Pi che mai per si propose di non farsi sfuggire colui che ora in cuor suo chiamava l'assassino.
Si avanzava cautamente; e giunto che fu a sua volta presso l'angolo, ud una voce soffocata - la voce di Luisa - esclamare in tono d'angoscia:
- Ma  impossibile, cos presto! Mi lasci almeno il tempo di...
E la voce si spense in un singhiozzo.
Andrea rimase immoto al suo posto, dopo essersi stretto al muro il pi possibile, appiattandovisi quasi. Era evidente che i due, appena svoltato l'angolo, si erano soffermati ancora, e Storinelli, prima di lasciare la sua compagna perch rientrasse, insisteva a volerle far prendere una certa decisione. Quale? Era ci, che nel tumulto del suo animo, Andrea non poteva neppure congetturare. E poi, ora era troppo intento ad ascoltare per poter riflettere. Forse Storinelli avrebbe risposto... Erano ad appena un due o tre metri di distanza, tanto che le voci potevano udirsi; ma lo spigolo del muro impediva alla coppia di vedere l'investigatore in agguato.
E infatti Andrea ud quasi subito una risatina - una risata veramente satanica, gli parve - poi una voce maschile, la voce di Storinelli, a quanto gli sembr di ricordare:
- Ma, piccina mia, io debbo difendere anche me, direi! Ti voglio molto bene, certo, ma non tanto da andare a marcire in galera perch poi ti abbia quell'impiccione; senza contare che per scolparmi dovrei parlare lo stesso. Non vuoi? E dimmelo subito, cos domani stesso tuo padre sar arrestato. Vuoi? E stabiliamo senz'altro, allora. Siamo stati a dir poco un'ora a discutere, e senza venire a una conclusione.
- Per amor di Dio!... - sussurrava la voce alterata di Luisa.
- Ma che c'entra! Non ti ho spiegato come stanno le cose? Ricominceresti coi piagnistei, ora? No, piccina: deciditi subito, altrimenti me ne vado diritto a denunciare tuo padre.
Breve silenzio, qualche singhiozzo; poi di nuovo la voce soffocata della ragazza.
- S, allora. A domani.
- Domani alle nove, siamo intesi? Invece di andare al magazzino, vieni l dove ti ho aspettata stasera: nel portone. Ricordati per che alle nove e un quarto, se non ti vedr, mi riterr libero. E non pensare a tendermi tranelli, altrimenti... peggio per lui.
- No, no...
Un suono di brevi passi affrettati, e pi nulla. Evidentemente Luisa andava a casa, Storinelli proseguiva per andare in via Meletti, la sola a sinistra: a meno che non si fosse soffermato ancora per vedere la sua compagna entrare in casa. "Cos fanno tutti gl'innamorati" si diceva Andrea, nel tumulto dei suoi angosciosi pensieri. Eppure...
Aspett una ventina di secondi, poi si arrischi a sporgere cautamente la testa. Non si vedeva alcuno. Luisa era ormai in casa, Storinelli si era allontanato per via Meletti. E allora soltanto l'investigatore pot riflettere un po' liberamente.
Che fare? Chiedere l'immediato arresto di Storinelli? No. Impedire che all'indomani Luisa andasse da lui per... Ecco, per far che cosa? Ella dava del lei al suo compagno, ma questi la trattava poco cerimoniosamente col tu, come appunto un bruto di quel genere farebbe con una vittima incapace di ribellarsi. Vittima?... Certo: come mai, anzi, si diceva Andrea, aveva potuto credere a relazioni amorose? Storinelli ricattava la povera ragazza minacciando di farle arrestare il padre per... Per che cosa? Per l'assassinio di Zanasis? Forse... Comunque, era chiaro che Storinelli si sapeva vigilato, sospettato, e aveva fretta di risolvere una certa cosa. Quale?...
E a poco a poco nella mente di Andrea si fece la luce. Fu come un'intuizione. No, Bioni non poteva essere colpevole dell'assassinio, e neppure complice, vi avrebbe messa la mano sul fuoco; se colpevole poi era di qualche altra cosa, bisognava dire che lo avessero fatto cadere in un tranello: nel qual caso non sarebbe stato impossibile salvarlo. Che invece fosse colpevole Storinelli, era quasi certo. Egli voleva probabilmente fuggire, scomparire, aveva fretta di mettersi al sicuro; e le sue parole lo dimostravano. Aveva da un pezzo posti gli occhi su Luisa, o per una spiegabile passione oppure per... una qualsiasi altra ragione: per esempio, per servirsene come ostaggio. Appunto, come ostaggio: e perch no? Infatti, come avrebbe agito lui, Andrea, se un giorno Storinelli gli avesse fatto sapere che aveva nelle mani Luisa e che se non lo avesse lasciato in pace si sarebbe vendicato su lei? Possibile, possibilissimo. Che fare, dunque? O impedire a Luisa di andare all'appuntamento l'indomani, o fare arrestare subito il contabile, arrischiando che egli denunciasse il vecchio Bioni per un ipotetico delitto. Quest'ultimo partito era evidentemente il migliore, sebbene avesse anch'esso non pochi inconvenienti. Luisa sarebbe andata lo stesso all'appuntamento; ma lui, Andrea, l'avrebbe seguita, e si sarebbe fatto vedere...
E l'investigatore si decise. Per un momento, ma per un momento solo, gli pass per la mente il pensiero che in tal modo subordinava gli interessi della giustizia a quelli suoi personali; ma cerc di mettersi l'animo in pace dicendosi che alla fin fine egli agiva pi come figlio dell'assassinato che come avente un incarico ufficiale, e che questo gli dava modo di usare di una certa elasticit che Morinelli, per esempio, non avrebbe potuto avere.
Al primo telefono pubblico che gli venne fatto di vedere chiam il commissariato. Poco dopo parlava con Morinelli.
- Lei, Villanterio? Qualche buona notizia, o un calcio un po' meglio assestato, pel quale ha bisogno della nostra protezione?
- N l'una n l'altro, Morinelli. Senta...
- Che razza di voce fa! Si direbbe sia commosso. Che succede, dica?
- Glielo dico subito se me lo lascia dire. Si ricorda di quella persona di cui abbiamo parlato stasera? Inutile che ne pronunci il nome. L'ho vista: dunque non  ammalata; per fingere di stare in casa mentre va attorno per... gli affari suoi bisogna dire che sia in colpa e si senta sospettato. Aveva ragione lei: bisogna arrestarlo, e stasera stessa.
- Benone! Per una volta tanto avevo avuto una buona idea, no?
- Ottima.
- Ed ora quel tale  in casa?
- Ahim, non lo so. Debbo presumere per che rientrer dopo la chiusura del portone: c' Valeri, l, di guardia. E se si potesse "pizzicare" anche quella tale signora che abita con lui... Oh, ma per poche ore soltanto: il tempo di parlarle con un certo agio.
- Ah, ah! Vede che qualche volta bisogna pur agire cos, se si vuole riuscire? Allora lasci fare a me e vedr.
- Se mi sar possibile verr in ufficio dopo la mezzanotte; altrimenti telefoner.
- Cose grosse, se lei pu rinunciare al sonno.
- Che vuol dormire, in una notte come questa? Pazienza: mi rifar.
- Altri misteri... Arrivederci, uomo tenebroso.
- Arrivederci, e in bocca al lupo.
Pensoso e triste, Andrea ritorn all'albergo. Pel momento non aveva che da riflettere, se pure la riflessione veniva: e si sarebbe detto che ogni altro pensiero fosse come sommerso in quello predominante: Luisa. Ormai per lui il mistero dell'assassinio era svelato, e rimanevano soltanto da spiegare gli altri piccoli misteri che contornavano quello principale. Storinelli avrebbe parlato, per. E al pensiero che quel suo ormai odiatissimo rivale potesse chiudersi in un esasperante quanto inviolabile mutismo, Andrea, il mite Villanterio che rifuggiva dalla violenza e che tante volte aveva compatito profondamente quegli stessi bricconi che era riuscito a scoprire, sentiva di rimpiangere che fosse abolita la tortura.
Pranz svogliatamente, non tanto perch ormai non trov che vivande fredde nel modesto ristorante dell'albergo, quanto perch aveva come un groppo alla gola. Era agitato e nervoso; ma al vederlo non lo si sarebbe immaginato, tanto si sforzava di rimanere esteriormente calmo e impassibile. Risal poi nella sua camera, e l rimase a lungo a leggere. A leggere per modo di dire, poich non capiva nulla in ci che leggeva, e invece la mente faceva quel lavorio di meditazione che egli non era riuscito a imporsi prima. E da quella meditazione molte idee sorgevano...
Alle undici e mezzo, pi che mai irrequieto, si alz, scese a telefonare al commissariato: Morinelli era ancora fuori. Dunque, non era riuscito... E se Storinelli non fosse andato a casa? Poco male, lo si sarebbe preso all'indomani; e se Luisa non avesse voluto rivelare il luogo dell'appuntamento, la si sarebbe seguita. Meglio ancora: la si sarebbe seguita per evitare che ella, nel desiderio di salvare il padre, potesse in un qualsiasi modo avvertire il ricattatore.
E Luisa, sempre Luisa...
A passo lento, Andrea usc e si avvi verso la casa di Storinelli. Quando vi giunse, era mezzanotte. Intorno tutto quiete e silenzio. Morinelli doveva essere riuscito, oppure bisognava dire che lui e i suoi agenti fossero cos ben nascosti che non se ne sospettava neppure la presenza. Ma no, qualcuno c'era: un uomo che ora accendeva un cerino e guardava a terra presso il portone, come cercando qualche cosa. Dapprima Andrea sorrise: Valeri... Poi pens che se Valeri era ancora l, questo significava che Morinelli non era comparso ad arrestare il contabile. Volle sincerarsene. Prosegu lentamente, come chi stia per rientrare dopo una buona passeggiata, e trasse di tasca un mazzetto di chiavi, che fece risuonare. Il giovanotto aveva acceso un altro cerino e continuava a cercare, senza rialzare la testa.
- Le  caduta qualche cosa? - domand gentilmente Andrea.
L'altro si raddrizz, lo fiss ben bene in viso.
- Una moneta di venti lire, che  andata...  lei, cavalie'!
E la faccia dell'agente era piacevole a vedersi, per l'espressione di sorpresa che l'alterava comicamente.
- Io, proprio io, caro Valeri. Non ha visto per caso il cavalier Morinelli?
L'agente, che a poco a poco si riprendeva, abbass la voce per rispondere, guardandosi intorno circospetto:
- L'ho visto, sissignore. Pare che debba compiere "un'operazione", perch c' anche il maresciallo con altri compagni. Ma lei, scusi...
- Non si occupi di me, ora, figlio caro. E dov', Morinelli?
- L, dentro quel portoncino, guardi.
E cos dicendo Valeri indicava un portoncino socchiuso, evidentemente senza portinaio, e che pareva essere stato lasciato cos per la trascuratezza di un inquilino ritardatario.
- Va bene: vado da lui - fece brevemente Villanterio.
- Stia sicuro che il cavaliere l'ha gi visto. Piuttosto, io che debbo fare?
-  entrato qualcuno?
- Sicuro. Un signore, che  rimasto dentro un quarto d'ora, e poi  uscito nuovamente, vestito con tanto di frack e con il pipistrello; sa, quel soprabito che si porta quando si va a teatro - precis l'agente. -  entrato alle dieci e venti,  uscito alle dieci e trentacinque: mi posso sbagliare, se mai, di due o tre minuti.
- Ah! - fece Andrea, distratto. - E com'era, questo signore?
Aveva fatta quella domanda macchinalmente, poich non credeva si trattasse di Storinelli, dato che alle dieci e mezzo il vice-commissario doveva essere gi in agguato; e sobbalz quando ud la quieta risposta di Valeri:
- Un signore ancora giovane, magro, con la barba nera... Poi  uscito anche...
Ma ormai Valeri parlava al vento, poich l'investigatore correva verso il portoncino. Evidentemente Morinelli stava all'erta, poich all'avvicinarsi di Villanterio il battente si apr pianamente.
- Venga, venga - sussurr la voce del vice-commissario. - Richiudi, tu... Ebbene, e che  successo? Che le ha detto Valeri, da farla correre come se avesse il diavolo appresso?
-  entrato ed  riuscito... Aveva la barba... - pot appena balbettare, concitatamente, Andrea, il quale vedeva cos dileguarsi i suoi ultimi dubbi.
- Chi? Storinelli? Impossibile!
- A che ora stava qui, lei?
- Alle dieci e mezzo, o press'a poco. Ho visto anche io uscire un signore vestito da sera, con la barba, ma non mi  parso... Sacr...! Che fosse proprio lui, invece? Mi sarei fatto giocare come un coscritto!
- Era lui, Morinelli, ci giurerei! L'ho visto poco prima di telefonarle, ed era vestito di scuro, con cappello grigio. Niente di pi facile che si sia appiccicata al viso quella maledetta barba e sia rientrato quando il portone era gi chiuso, uscendo poi di nuovo vestito da sera.
- Ah! Ci crede, adesso, alle barbe posticce? - rise Morinelli. - E Valeri le ha detto proprio che quel tale era vestito di scuro, col cappello grigio?
- No, veramente - rispose Andrea, un po' umiliato. - Non gli ho lasciato neppure il tempo di parlare, e tanto meno l'ho interrogato. Non ho la testa a posto, questa sera.
- Direi - fece sospettosamente il vice-commissario; e soggiunse, pi gentilmente: - Ma non c' da meravigliarsene: siamo tutti uomini, non macchine, e cpita a volte... Ssst!  lui, l'uomo in marsina... Attenti, ragazzi:  l'amico. Avanti, Esposito; e qualcuno vada a chiamare un tass. Inutile far chiasso.
L'uomo in abito da sera rientrava, zufolando; e aveva posta la chiave nella toppa del portone (Valeri, avendolo visto da lontano, si era dileguato fra le tenebre) quando ud dietro di s uno scalpiccio affrettato. Non ebbe neppure il tempo di voltarsi, che robuste mani - parevano di ferro, tanto erano vigorose - lo afferrarono alle braccia.
- Che diavolo... - cominciava egli, ma senza alzar troppo la voce; e uno di coloro che lo avevano afferrato, e che non poteva vedere in viso, rispose:
- Siete in arresto. Avanti, e senza chiasso, se non volete fare uno scandalo. Il tass?
- Eccolo che viene, cavaliere - rispose la voce di Esposito. - Monta, lei?
- No, ma sar in ufficio fra poco. Badi a non lasciarselo sfuggire, Esposito.  un pesce grosso. Mi riconoscete, eh, amico?
Prima ancora che l'arrestato avesse avuto tempo di rispondere, il tass giunse di corsa; e il maresciallo spinse dentro l'arrestato senza tante cerimonie, e senza lasciarlo un momento. Dietro di loro salirono altri due agenti; un terzo prese posto accanto al conducente e gli mormor a bassa voce l'indirizzo del commissariato.
Morinelli e Villanterio, rimasti indietro, si avviarono a loro volta. Il tragitto non era lungo, ed entrambi sembravano volere approfittare della breve passeggiata per far quattro chiacchiere. Ma ad un certo punto Villanterio si batt la fronte.
- Se ho perduta la testa, stasera! - brontol. - Un momento, Morinelli, che dica a Valeri di andarsene. Ormai... Ma dove si  cacciato, quel benedetto ragazzo? Che sia andato via?
- Non c' pericolo - rise Morinelli. - Lo faremo saltar fuori.
E modul un fischio. Subito si vide apparire a una quindicina di passi la figura dell'agente. Morinelli fece un gesto con la mano in aria, e quello sembr comprendere, poich di nuovo disparve.
- Lo ritroveremo al commissariato - riprese Morinelli, riavviandosi. - Ed ora, amico Villanterio, lei mi far il grande favore di spiegarmi che diamine...
- Un momento - si affrett ad interrompere Andrea, il quale temeva appunto di essere costretto a dare una spiegazione. - Ha notata una circostanza un po' strana, direi?
- Quale?
- Che l'amico non ha alzata la voce, neppure quando si  sentito afferrare; e dopo non ha aperto bocca. Che ne dice?
- Che deve trattarsi proprio di Storinelli. Forse non voleva chiasso... Ma sarebbe bella che mi avesse fatto commettere uno sproposito! Eppure, no, cos fra il lusco e il brusco ho creduto di riconoscerlo; senza contare che il vestito e la barba alterano molto la fisionomia. Del resto - e il funzionario scroll le spalle - gli potremo fare le nostre scuse...
- Ma che si mette in testa? - fece Andrea, rabbuiato, e pentendosi gi amaramente di aver mandato via Valeri senza avergli neppur domandato come fosse vestito al suo entrare il signore dalla barba nera. Insomma, quell'affare di Luisa gli aveva proprio fatto perdere la tramontana, assolutamente.
- Caro amico, non  la prima volta che commetto un errore di persona, e lo confesso umilmente - riprese il vice-commissario. - Di questo, quindi, non si preoccupi troppo: si fa presto a rimediare; vorrei invece che mi dicesse... Uhm! Son tante le domande che avrei da farle, che non so neppure da quale cominciare.
- Di modo che non avremmo neppure svolta la prima parte del programma e gi saremo giunti in ufficio - sorrise Villanterio. Poi soggiunse, pi seriamente: - Vuole proprio che le dica la verit, Morinelli? Mi ha messa una pulce nell'orecchio. Di parlare abbiamo tempo: e mi tarda di veder bene... quel tale, invece. Sa che facciamo? Vedo laggi un altro tass... Bel servizio notturno, che hanno qua! Saliamoci e buona notte.
- Per s o no cinquecento passi?
- Per s e no cinquecento passi - rispose ostinatamente Andrea.
Cos breve era infatti la distanza fra il punto in cui erano i due uomini e il commissariato, che Morinelli non aveva ancora ripresa quella serie di domande che gli ronzavano nel cervello e gi la vettura si era fermata davanti all'ufficio.
-  venuto Esposito? - domand brevemente il vice-commissario al piantone, che lo salutava ossequiosamente.
- Sissignore: saranno tre minuti, cavaliere.
- Bene. Fa accompagnare l'arrestato da me.
Due o tre minuti dopo, nell'ufficio di Morinelli, il quale si era seduto dietro la scrivania mentre Andrea, modestamente, occupava una delle sedie accostate alla parete, entravano Esposito e un altro agente. Con loro era l'uomo dalla barba nera, elegantissimo, col colletto e la cravatta un po' sgualciti, e senza il "pipistrello", come lo aveva chiamato Valeri. Pareva avere un trentacinque anni, e in realt rassomigliava un po' a Storinelli, soprattutto nella statura e nella magrezza, ma non tanto che Andrea non si sentisse venir freddo alla schiena per l'occhiata breve e significativa che gli diede il vice-commissario. L'arrestato aveva una barbetta nera lievemente a ventaglio, gli occhi penetranti, il naso regolare come Storinelli; e appariva pallido, cosa comprensibilissima date le circostanze, sebbene si sforzasse evidentemente di mantenersi calmo, quasi altezzoso.
- Volete avere la cortesia di togliervi la barba? - fece ironicamente Morinelli. - Prima vi dir, tuttavia, che ve la sapete adattare con arte.
Il viso pallido dell'arrestato si soffuse di un lieve rossore; ed egli sospir, a suo malgrado, si sarebbe detto, e come sollevato.
- Non capisco - rispose con quieta dignit. - Chi  lei, scusi? Un funzionario?
- Evidentemente - rispose Morinelli, dando un'altra occhiata a Villanterio, che ora sudava freddo addirittura. - Ma rispondete e non interrogate. Riconoscete di essere... Ma no: come vi chiamate, secondo voi?
- Secondo i documenti che costui mi ha tolto - e l'arrestato, che ora parlava con lieve ironia, accenn col capo a Esposito - io sarei Francesco Saliotta, nato a Roma e domiciliato a Napoli, corso Vittorio Emanuele... Ah, dimenticavo: fu Federico e fu Emilia Laurato, di anni trentaquattro compiuti, precisamente, essendo venuto al mondo il 10 febbraio milleottocentonov...
- Basta! - fece Morinelli, che sentiva salirgli la mosca al naso. Altra occhiata a Villanterio, il quale si faceva piccino piccino. - Esposito, i documenti.
- Eccoli l, cavaliere - rispose il maresciallo, il quale effettivamente aveva deposto sulla scrivania, entrando, il portafogli dell'arrestato con alcuni oggetti che questi aveva addosso.
Accigliato, il vice-commissario sfogli nervosamente i documenti. Tessera postale, carta d'identit, due tessere sportive, tutte erano veramente intestate a Francesco Saliotta, fu Federico e fu Emilia Laurato, commerciante, nato a Roma eccetera eccetera.
- Sacr...! - si ud imprecare a bassa voce, ma furiosamente, il disgraziato Morinelli, il quale dava a Villanterio occhiatacce su occhiatacce, come se volesse divorarlo. - Ma allora lei dice di essere... Un momento! Un momento! - E il funzionario si pass la mano sulla fronte, mentre l'arrestato lo osservava freddo e ironico. - Prima di tutto, dove abita, e che cosa fa qui?
Altra occhiata a Villanterio, il quale sentiva che si era ormai fatto un nemico giurato di quel Morinelli cos gentile con lui, e che la sua carriera d'investigatore era virtualmente finita. Poi il sedicente Saliotta rispose, tranquillo come sempre:
- Sto qui per divertimento, con mia moglie.  proibito, forse? In questo caso debbo dichiarare che lo ignoravo. Dove abito? Credevo che lo sapesse, poich stavo per rientrare in casa quando sono stato arrestato: ad ogni modo, alla pensione Carmeli, via San Michele numero 30, secondo piano, terza porta. Infine, quanto alla barba posso farmela radere, se cos dispone l'autorit, ma non me la posso "togliere", come lei mi ordinava poc'anzi, perch purtroppo  saldamente attaccata al mento, come ogni barba dabbene. Se crede pu assicurarsene.
E, con una tranquillit da schiaffi, l'arrestato si prese la barba fra le dita e tir forte. Era evidente che di barba posticcia non si trattava.
Morinelli fingeva di riflettere, ora; ma evidentemente cos faceva per celare la sua umiliazione. Poi si alz, and nella camera attigua, facendo cenno a Villanterio di seguirlo, e giunto sulla soglia disse:
- Un momento, ritorno subito; e spero che ogni equivoco sar presto dissipato, se equivoco c'.
Andrea aveva ubbidito, uscendo anche lui; e quando l'uscio fu richiuso egli ud il vice-commissario sibilare, infuriato:
- Che diavolo mi ha fatto fare? Ma che, ha perduta la testa, stasera? Arrestare un disgraziato che evidentemente  Storinelli come io sono il Gran Mogol! Ora ne avremo, delle noie! Mi  accaduto altre volte, di commettere un equivoco, ma non cos. Se almeno non avessi parlato di quella maledetta barba, avrei potuto far credere a "misure di pubblica sicurezza"; invece ora  chiaro che abbiamo presa una cantonata da far ridere anche le galline, e quello l non mi sembra tipo da tacere... Ma dica qualche cosa, almeno! Sta l a guardarmi come intontito...
Andrea si era sforzato di riprendersi.
- Che vuole che le dica?  un abbaglio, e non piccolo; pure, non so, qualche cosa ci sarebbe da dire, su costui. Per esempio, perch mai...
- Ma non vede che non sa neppure lei che cosa pensare? - interruppe brutalmente Morinelli, che perdeva completamente la pazienza. - Gi, ho sempre avuto ragione, io, di dire che certi collaboratori  meglio perderli che acquistarli... Mi scusi, sa: ma intanto sono io che rimango negl'impicci. Lei... Che cosa fa, a lei? Non  neppure un incarico datole dalla sua agenzia, questo! Chi ne sa nulla? Nessuno. Chi ci rimette? Io. E a fare il capro espiatorio non ho nessuna vocazione, se lo tenga per detto.
- Ma ascolti, almeno!
- Sentiamo: che cosa ha da dire? Non mi vorr dare a intendere, spero, che quel tale, con tutti i suoi documenti in regola, sia Storinelli, il quale si sarebbe fatta crescere stanotte una barba lunga quanto quella che viene a me con tutte queste baggianate. Mi scusi, ripeto, caro Villanterio: forse vado un po' oltre; ma lei dovrebbe comprendere il mio stato d'animo.
- Lo comprendo, ma pare che lei non comprenda il mio - ribatt Villanterio, il quale cominciava ad irritarsi anche lui. - Lo so bene, che costui non  Storinelli, e che c' stato equivoco: ma concorrevano tante circostanze a farmi sbagliare! Quel tale che and dall'orologiaio, e che aveva la barba, il fatto che costui, magro come Storinelli e che gli rassomiglia, non vorr negarlo, va ad abitare proprio l dove abita Storinelli...
- Va bene, questo potrebbe se mai spiegare l'equivoco; ma equivoco c', non si pu negarlo. E il meno che io possa fare  di mettere in libert quel... Saliotta al pi presto, e con tanto di scuse anche, per evitare il peggio. Di questo almeno vorr convenire.
- S, ma dopo aver chiarite alcune circostanze. Per esempio, come spiega che un innocente, vedendosi improvvisamente aggredire sia pure da agenti, non protesti ad alta voce, si limiti a una breve frase sommessa, e poi taccia addirittura? E perch non si va alla pensione, o non si telefona, per accertare se veramente egli  l con la moglie? Perch, infine, non si verifica che cosa ne sia del vero Storinelli, e possibilmente lo si arresti?
- Stia a sentire, Villanterio: qui si tratta di due faccende separate,  evidentissimo. Che si voglia arrestare Storinelli, transeat, semprech, ormai, non stia in guardia: e cercheremo di riuscirvi stanotte stessa, se sar possibile. Ma Saliotta non ha nulla a che fare in questa faccenda, mi par chiaro come la luce del sole; e a trattenerlo oltre ci sarebbe da far nascere un putiferio. Perci, meglio non insistere. In fondo, ripeto, la responsabilit  mia, non sua. Perch non ha protestato, dice? Eh! Ce n' tanta, di questa gente che si fa una regola di non gridar mai e di non irritarsi in nessuna circostanza! Ma  forse un motivo per metterla "dentro"? Dia retta a me, Villanterio, cerchiamo di vedere se si pu arrestare Storinelli, e speriamo di non prendere anche in questo una cantonata, e pi grossa. Quanto a Saliotta, lo libero subito.
- Ma almeno una telefonata...
- E telefoni lei, se vuole; ma a nome suo, e senza immischiare la polizia in questa faccenda. No, non qui: c' un altro apparecchio a pianterreno. Poi andr ad arrestare Storinelli, se c'. Senza tante storie, si fa aprire il portone, e lo si va a pescare caldo caldo in casa. Mi raccomando, eh? Testa a posto, e niente pi cantonate.
E Morinelli ritorn nella stanza in cui l'arrestato aspettava ancora, imperturbato, fumando una sigaretta, come Esposito, vecchia volpe che aveva fiutato l'abbaglio del vice-commissario, gli aveva permesso di fare.
Mogio mogio, poich quella sconfitta gli scottava molto, Andrea discese al pianterreno dell'ufficio. Avrebbe tenuto a interrogare quello strano Saliotta, ma sapeva che Morinelli non glielo avrebbe permesso, e forse a ragione; non teneva a vederlo, per, andarsene libero e trionfante, accompagnato dalle umili scuse del funzionario. Infine, non gli dispiaceva di assicurarsi subito che veramente le cose stessero come il Saliotta aveva detto, nonostante le apparenze fossero tutte in suo favore.
Che cosa dubitasse, precisamente, neppur lui avrebbe saputo dirlo. La sua mente era in un turbinio: Luisa, Storinelli, una qualsiasi colpa di Bioni, l'uomo dalla barba nera... Invece di sbrogliarsi, la matassa s'ingarbugliava sempre pi. Evidentemente egli aveva creduto di trovare "il filo"; ma aveva tirato troppo, e il filo, anche se era quello, aveva prodotto un arruffio peggiore. Cose che capitano nell'indagare e nel dipanare.
Entr nella cabina telefonica senza che il piantone, il quale lo aveva visto entrare col vice-commissario, gli facesse obiezioni, e cerc nell'elenco il numero della pensione Carmeli. Form il numero, e dovette aspettare un pezzo prima che una voce assonnata rispondesse:
- Pronto!... Chi ?... Pensione Carmeli, s... Chi parla, a quest'ora?
- Abbia pazienza! - rispose Villanterio; - sono arrivato adesso da Napoli, e avrei bisogno di parlare con la massima urgenza al signor Saliotta. Debbo ripartire alle cinque. So bene che non  ora di telefonare, questa; ma non potevo far diversamente.
- Aspetti un momento... Vado a vedere.
Due o tre minuti, interminabili; poi un'altra voce al telefono: una voce che, alle prime parole, fece sobbalzare l'investigatore.
- Pronto!... Parla la signora Saliotta. Mio marito non  ancora rientrato... Chi lo cerca?
Con voce malsicura, Villanterio ripet la storiella dell'arrivo da Napoli e della necessit di comunicare d'urgenza col signor Saliotta.
- Ma lei chi , precisamente? - insist la signora, in tono evidentemente sospettoso.
Andrea ebbe un'ispirazione. Non era sicuro di non commettere un'altra grave imprudenza, ma non aveva tempo di riflettere sul pro' e sul contro. Aveva telefonato per accertarsi che il Saliotta fosse veramente l con la moglie, ed ecco... Abbass la voce, per rispondere:
- Sono un suo amico, e debbo parlargli per l'affare Zanasis.
Ud un'esclamazione soffocata, quasi un lieve grido; poi la comunicazione fu bruscamente interrotta. Riform il numero: ma ora udiva il segnale di "occupato". La signora telefonava, o aveva lasciato il ricevitore staccato.
Spalanc l'uscio della cabina, e al piantone che lo guardava meravigliato domand, con voce rotta dall'ansia:
- Morinelli?...  uscito?
- Saranno due minuti - rispose l'agente. - Era con quell'arrestato e con gli altri compagni...
- Maledizione!... Ma forse sono ancora in tempo - ans Villanterio; e senz'altro, lasciando il piantone a bocca aperta, corse in istrada.
Cerc con gli occhi un tass; ma, per buono che fosse il servizio notturno delle automobili pubbliche, come egli stesso aveva detto, non ne vide alcuno. Certamente Morinelli era ritornato in via San Michele, accompagnando il Saliotta, che rincasava; e li avrebbe raggiunti. Si mise a correre disperatamente.
Un vigile notturno, che lo vide andare cos a rompicollo, gli sbarr il passo con la bicicletta; e ci volle del bello e del buono a persuaderlo che si trattava di polizia e di "servizio". Tra discussioni, esibizione di documenti ed esame laborioso di questi, trascorsero buoni cinque minuti. Villanterio era furibondo. Infine, libero, e con un'imprecazione contro lo zelante vigile, che ora si scusava umilmente, si rimise a correre. E neppure l'ombra di un tass!
Bisogna dire che si affrettasse molto, o che Morinelli e i suoi compagni avessero proceduto lentamente, poich quando giunse davanti al portone numero 30 di via San Michele vide ancora l il gruppo, davanti ai battenti chiusi. Morinelli sembrava discutere col maresciallo Esposito, forse sul modo migliore da seguire per non far le cose chiassosamente. Andrea giunse addosso al vice-commissario come una bomba.
- Dov'? Dov' Saliotta?
- Ancora lei, e ancora Saliotta! - rise Morinelli, dopo un primo momento di meraviglia. Che, lo ha identificato per Storinelli, forse?
- Dov', per tutti i diavoli? ...  una cosa gravissima!
- Non capisco, caro amico - replic con quieta ironia il vice-commissario. - Tuttavia, e nella speranza che mi spieghi che diavolo  successo in questo quarto d'ora, le dir che il signor Saliotta, se non  gi rientrato, sar fra breve qui.
- L'ha lasciato andare! - E Villanterio batt insieme i pugni stretti. - Maledizione!
- Come, l'ho lasciato andare! E che dovevo farne? Anzi l'avrei accompagnato sin qui, dato che facevamo la stessa strada e mi sembra un signore molto spiritoso; ma egli mi ha fatto osservare, e con ragione, che la nostra "squadra" pu essere conosciuta in citt, e che non teneva molto a farsi vedere fra gente della polizia. Ha detto che andava a bere qualche cosa per "rifarsi", e che poi sarebbe ritornato a casa. Ma si pu sapere...
- Non ritorner!  fuggito, le dico!
- Ma si spieghi, almeno! Chi , quel Saliotta?
- Saliotta o non Saliotta, ... deve essere l'uomo che cerchiamo. E ora, che si fa?
- L'uomo che cerchiamo! - ripet beffardamente il vice-commissario. - E Storinelli, allora?
- Insomma, non perdiamo tempo! - esclam Andrea, spazientito. - Il biasimo sar tutto per me, se mai... Bisogna arrestare la signora Saliotta, almeno.
- Oltre che Storinelli, eh? Perch non anche gli altri pensionanti, e gl'inquilini, e i portinai...
- Badi, cavaliere - entr a dire Esposito, il quale pareva prendere le cose meno alla leggera - forse si tratta di quella stessa signora che usciva di qui mentre noi svoltavamo all'angolo...
- Maledizione! - imprec ancora una volta Andrea. - Era proprio lei, ci metterei la mano sul fuoco! Ecco perch il telefono era occupato... Morinelli, faccia arrestare subito il contabile, perquisisca il bagaglio dei Saliotta, poi mandi con me qualche agente alla stazione. Il primo treno parte alle cinque... E telefoni alle rimesse d'automobili, tutte, pel caso che un signore con la barba nera e una signora bionda e formosa cercassero di noleggiare una vettura per una gita in un'altra citt... Presto, in nome del Cielo, o perderemo tutto.
- Ma io non posso arrestare cos, senza una ragione... Chi , almeno, questa signora? Proprio la Saliotta, vero? E che c'entra, lei? Sotto quale imputazione arrestarla? Io non voglio rovinarmi per le sue idee strampalate, sa, Villanterio!
- Dio mio! Da solo nulla posso fare... Senta, Morinelli, non ho tempo di darle spiegazioni; per, se la signora si chiamava da ragazza Maria Arsinelli, nata a Torino, non soltanto non avr sbagliato, ma far un figurone... Lascer tutto il merito a lei; ma presto per carit! Presto!
- Maria Arsinelli... Ma lei me ne ha parlato, una volta... Ah, ho capito! La... la...
- La dama verde, che diavolo! Ci voleva tanto! Ed ora, avanti!
...
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14. ANCORA UN PUNTO NERO.
...
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...
Soltanto alle sette del mattino Andrea e Morinelli, stanchi, pallidi, assonnati, si ritrovarono nell'ufficio del commissariato. Andrea soprattutto, non abituato alle notti "bianche", trascorse per di pi in un febbrile affaccendarsi, era esausto da far piet. Si sarebbe detto che camminasse dormendo. E tuttavia aveva il cervello stranamente lucido, sostenuto com'era da un eccitamento nervoso che una diecina di tazze di caff e due pacchetti di sigarette non avevano certamente attenuato.
- Fiasco, dunque - mormor Morinelli, lasciandosi cadere nella poltroncina dietro la sua scrivania.
- Vittoria, invece - rispose Andrea, mettendosi a sedere anche lui, e sbadigliando mentre si accendeva un'ennesima sigaretta.
- Come, vittoria? - ripet Morinelli, attonito. - Senta, mio caro Villanterio, ho una gran paura che lei mi stia facendo fare una serie di corbellerie l'una pi grossa dell'altra... E per di pi sempre misteri. Ma si rende conto che rischio la carriera?
- Mi rendo conto che l'aiuto a esser nominato commissario, invece. Stanotte, quando interrogava quel furfante di Saliotta, mi aveva posta addosso una gran paura: ma gliela perdono, ora, a patto che non sia pi incredulo.
- E io non sar incredulo a patto che lei si spieghi. Punto primo, che cosa la fa sicuro che la signora Saliotta sia proprio la dama verde? E poi...
- Andiamo per ordine, se non le dispiace. Anzi, lasci che in via di premessa le faccia una domanda.  vero o non  vero che, quando si occupa di un delitto, la polizia ha un doppio compito: quello di identificare il colpevole, e quello di rintracciarlo e arrestarlo?
- Si capisce; ma non vedo...
- Vedr, vedr. Ed  vero, anche, che l'identificazione  la parte pi difficile di questo compito?
- Verissimo. Per...
- Dunque, possiamo cantar vittoria, poich coloro che, esecutori materiali o complici, hanno ucciso... Zanasis, sono identificati. L'arrestarli non  facile, come abbiamo visto: ma  la parte secondaria del compito.
- Mi pare che ci aggiriamo in un circolo vizioso... Ma non sbadigli cos, via! Non  bello, sa, Villanterio, con quelle labbra multicolori, quella faccia da fantasma, e la bocca spalancata come se volesse mangiare qualcuno. E poi, fa sbadigliare anche me, veda... Aaah! Dunque, dicevo, mi pare che ci aggiriamo in un circolo vizioso. Lei assicura che i colpevoli sono identificati; e io le domando da che cosa le viene questa sicurezza. La sua premessa avrebbe dovuto essere una conclusione, a rigor di logica.
- Al diavolo la logica! - E Villanterio sbadigli. - La logica avrebbe voluto che lei mi lasciasse perquisire i bauli della signora, e comporterebbe che andassi a dormire, mentre invece sono qui. Ma per una volta tanto... E poi, la soddisfazione di far pagare a quel caro Saliotta un calcio al viso, e di... di dare una lezioncina all'amico Storinelli, mi terrebbe sveglio altre ventiquattr'ore. Tuttavia, non  il momento, con questo sonno che ho addosso, e col tempo contato, di farle una lucida dimostrazione, cos come farebbe ogni investigatore che si rispetti... Gente beata, quella, che non ha mai fame, non ha mai sete, non ha mai sonno, non perde mai la testa! Per una cosa voglio dirle: perch, secondo lei, l'amico Saliotta, se fosse innocente, avrebbe telefonato alla moglie e si sarebbe nascosto con lei chiss dove?
- S, questo  vero... Ma tante volte, sa, la paura...
- Paura, quell'uomo che ha una faccia di bronzo, dura quanto... il suo piede! - E Andrea si tast le labbra. - Via, lei stesso non lo crede. Comunque, non staremo molto a mettergli le mani addosso. Partito non , e se tenter di farlo, col treno, con un'automobile privata o con un tass, cadr in trappola. E poi, non potr certo viaggiare in marsina, ch allora sarebbe lo stesso si mettesse sul petto e sul dorso un cartello con la parola: "Acchiappatemi!" Alla Pensione non ritorner, perch ci vorr far l'onore di non crederci degli imbecilli: e allora, che far? Andr in un alberguccio, a raccontare chiss quale storiella perch gli prestino o gli facciano comprare un altro vestito. Di qui la necessit di avvertire gli alberghi, dal primo all'ultimo; ma forse si giunger in ritardo. E poi dove andr, se mai? Non ritorner n a Napoli n a Roma, questo  certo. Se avesse il passaporto, sarebbe un altro paio di maniche. Bisognerebbe...
- Bisognerebbe, bisognerebbe... - brontol Morinelli. - Mi ha gi fatta mobilitare mezza questura, se ne ricordi. Ed  perci che le dico che rischio tutto, io. Lei nulla, invece. Comunque, altri agenti non ne ho, per ora... Auff! Non vedo l'ora di esserne fuori, ecco.
- E io non vedo l'ora di andare a dormire. Bisogna sbrigarsi, dunque. Tra un paio d'ore, intanto, chiacchiereremo con l'amico Storinelli; e forse qualche cosa sapremo. Credo anche che dovremo far venire qui il buon Gaddini, che mi  stato non poco utile.
- Badi a non fare un altro fiasco! Lo sa, proprio, dove pescare Storinelli?
- Cercher di avere un'altra vittoria - replic Villanterio, imperturbato. - Lo so, non dubiti. Purch, come le dicevo stanotte, non si accenni al luogo in cui sar stato preso.
- I soliti misteri. Ma ormai sono in ballo e debbo ballare. Tutto sta che...
Morinelli fu interrotto dal trillo dell'apparecchio telefonico posto su un mobiletto accanto alla scrivania. Andrea, che sbadigliava, ruppe a mezzo il suo sbadiglio e si alz. Notizie, forse...
- Pronto... S, sono io...  lei, Esposito? Ebbene?... Oh, perdinci! Qui, qui subito da me... E lui?... Pazienza: continui la vigilanza, e occhi aperti... Va bene.
- E cos? - sussurr Villanterio, il quale si era avvicinato alla scrivania.
- E cos, la signora Saliotta  stata arrestata - sospir il vice-commissario, riponendo lentamente il ricevitore dell'apparecchio. - Stava per partire col treno di Genova.
- E non  contento?
- Uhm! S e no... Ha mai giocato alla roulette, lei? Anche se si punta forte con un certo ottimismo, quando la pallina sta per cadere si ha un piccolo stringimento di cuore. Ora la pallina sta per cadere... E quel diavolo di commissario che proprio in questi giorni si  ammalato! Almeno, in due, la responsabilit sarebbe stata minore... Basta. Vediamo come andremo a finire.
Maria Arsinelli, gi vedova Brandis e ora signora Saliotta, come dimostravano i dati trascritti nel registro della pensione Carmeli, entr nella stanza accompagnata da un agente in borghese. Era alta, bellissima, con una profusione di meravigliosi capelli biondo-scuri, occhi che, sebbene offuscati dalle lacrime, dovevano avere un grande fascino. Una vera ammaliatrice, insomma. Era vestita con sobria eleganza, di scuro, e le piccole mani inguantate tenevano un minuscolo fazzoletto evidentemente umido. Non rispose al cortese saluto di Morinelli, che si era alzato a mezzo, e si lasci cadere su una sedia che l'agente, a un cenno del suo superiore, le avvicin premurosamente. Poi si port il fazzolettino agli occhi e prese a singhiozzare pianamente.
Morinelli scambi uno sguardo con Andrea, il quale lo rassicur con un cenno, sicuro com'era ormai di essere sulla buona pista. Aspett pazientemente che la signora si fosse calmata, poi cominci, con voce quasi dolce:
- Signora, le chiedo scusa della "misura" che siamo stati costretti a prendere; ma un cumulo di circostanze... Del resto, mi auguro che si tratti di un equivoco, e comunque di una noia che finir presto.
La signora non rispose; e Morinelli continu:
- Si calmi, intanto, e... Desidera bere qualche cosa? - Cenno negativo. - Si calmi, dicevo, e cerchi di rispondere, nel suo stesso interesse; voglio dire, per far pi presto. Lei  la signora Maria Arsinelli, gi maritata Brandis ed ora passata a seconde nozze con Francesco Saliotta,  cos?
- S - rispose con un filo di voce la signora, e dopo una lieve esitazione.
- Benissimo. Dunque, lei questa notte ha ricevuto una telefonata da un tale che doveva parlare a suo marito di... di una certa cosa urgentissima, e ha risposto che egli non c'era.
- Non c'era, infatti. - E l'accento di Maria Arsinelli l'avrebbe fatta credere francese.
- Lo so - sorrise Morinelli. - Poi suo marito stesso le ha telefonato...
- Non  vero
-  verissimo, invece, mi scusi - entr a dire Villanterio dopo avere interrogato con lo sguardo Morinelli, il quale rispose stringendosi rassegnatamente nelle spalle. - Le ha telefonato per dirle che era stato arrestato, o qualche cosa di simile, e che ormai non sarebbero stati pi sicuri alla Pensione Carmeli. Le ha dato un appuntamento. Lei vi  andata subito, e insieme hanno deciso sul da farsi. Lei sarebbe partita stamattina per Genova...
- Ma queste son tutte frottole! - E la signora tent di sorridere. - E poi, chi  lei, scusi?
- Un funzionario della Questura di Napoli, che la sa lunga sul conto del signor Saliotta - rispose sfacciatamente Andrea. - Vuole la prova che non son frottole, queste? Prima di tutto ci spieghi come mai una signora dabbene esca in piena notte, o perch il marito, persona altrettanto dabbene, non rientri a casa subito dopo una poco piacevole avventura notturna. Dove andava, lei, stanotte? E perch ora stava per partire?
- Andavo... andavo appunto in cerca di mio marito. Siamo sposi da un anno appena, ma egli gi... mi trascura, e mena vita un po'... strana. Ma questo riguarda soltanto me. Non vedendolo rientrare, sono uscita per andare a un certo ritrovo, dove altre volte  stato sino al mattino. Non l'ho trovato; e indignata per questa sua trascuranza, ho deciso di partire sola. Ecco tutto. Come vede, pu essere una cosa romanzesca, questa - concluse con un pallido sorriso la signora, che si riprendeva - ma non delittuosa; e la polizia non c'entra.
- Infatti - convenne Andrea, apparentemente confuso. - Sicch quella faccenda della telefonata da parte di un tale giunto da Napoli non  vera?
- A me non ha telefonato nessuno.
- Strano, poich la cameriera della pensione asserisce il contrario... Ed  falso anche che suo marito conoscesse, di vista o altrimenti, il signor Zanasis?
Per forte che fosse, e padrona di s, a quel nome la signora divenne ancora pi pallida; tuttavia rispose, e le labbra le tremavano:
- Non so se lo conoscesse; ma non credo.
- E non lo conosceva neppure sua sorella, Anna Sarnese, poi signora Gaddini?
- Che cosa? - E la signora si alz; ma subito ricadde a sedere, come se le gambe le mancassero, e si nascose il viso fra le mani.
Intanto Villanterio proseguiva, spietatamente:
- Vede bene che qualche cosa c' di vero, se non pu negare che Zanasis fosse conosciuto da sua sorella. Gi, sorella - continu l'investigatore, quasi rispondendo a un gesto di meraviglia fatto da Morinelli. - Veramente, con due cognomi diversi, nessuno pensa a una cos stretta parentela; ma basta riflettere che una donna pu avere una figlia col primo marito e una col secondo, e la diversit dei cognomi si spiega benissimo. Questo non lo nega, vero? Voglio dire che la signora Gaddini sia sua sorella... E negarlo sarebbe inutile, del resto, poich si farebbe presto a far venire qui quel suo povero cognato, che lei conosce benissimo. Dunque?
-  vero - mormor dopo un momento la signora, riabbassando la mano che si era portata agli occhi, e come risoluta a lottare ancora. - Anna era mia sorella... E poi?
- Era? - fece Andrea con un certo stringimento di cuore. - Forse che...
- S,  morta. - E la signora si asciug gli occhi. Poi soggiunse, con un doloroso sorriso: - Questo non lo sapeva, lei che sa tutto? Morta pochi giorni dopo il mio matrimonio, a Parigi, dove si era rifugiata... Povera Anna!
Breve silenzio; poi di nuovo la voce di Villanterio, lenta, quasi dolce nel tono:
- Questo, con altre circostanze, giustifica quasi molte cose che lei ha fatto, signora... Non si sforzi di negare ancora: sarebbe inutile e peggio. Noi sappiamo, povera signora. Sappiamo, per esempio, che nella scorsa estate lei era al Lido sotto il nome di vedova Brandis, che vi conobbe Zanasis, che lo provoc e gli resistette a un tempo... Mi lasci dire, la prego. Poi and a vederlo alla stazione mentre partiva, lo mise misteriosamente in guardia contro un certo pericolo... Il verde porta disgrazia, disse: ed era vero. Qui, poi, gli lasci un messaggio alla stazione, gli telefon due volte alla Sagser: la prima volta gli parl, la seconda non vi riusc, poich proprio in quel momento si compieva il delitto... Aveva ragione, signora Saliotta: il verde porta disgrazia; e fu all'apparire della dama verde che Zanasis rimase ucciso da un colpo di pistola sparato meccanicamente dall'orologio!
Maria Arsinelli guard per un momento Andrea con gli occhi sbarrati da un indicibile terrore; poi mand un grido e si arrovesci sulla spalliera della sedia come se stesse per perdere i sensi. Morinelli accorse a sorreggerla.
- Presto! Un bicchier d'acqua! - ordin all'agente, che usc subito.
Ma la signora Saliotta non era svenuta. Bevve l'acqua che le veniva offerta, non distogliendo lo sguardo smarrito da Villanterio, che la guardava triste e quasi compassionevole; poi mormor, rivolta a Morinelli:
- Chi... chi , quello? Come sa... tante cose? Ma io sono innocente...
- Vada pure, lei - ordin Villanterio all'agente; il quale ubbid a malincuore, poich la scena gli pareva interessantissima. - Vuol sapere chi sono, signora Saliotta? Non  il caso che faccia pi misteri. Sono Andrea Zanasis...
- Dio mio! Il...
- Il figlio di Spiro Zanasis, s: Andrea Zanasis che, pronto a perdonarle, cos come fa sin da questo momento, le chiede perdono a sua volta pel male che il padre fece alla povera Anna Sarnese... Se fosse stata lei a tramare il delitto, avrebbe ancora delle attenuanti; ma io so che lei  poco meno che innocente...
- Oh, s, s! - singhiozz la povera donna.
Andrea respir profondamente. Il filo era trovato, la matassa arruffata cominciava a svolgersi. E ora una confusa certezza, fatta d'intuizione e di quel rapidissimo ragionamento che spesso si produce sotto un qualsiasi stimolo morale, gli faceva veder chiaro almeno in gran parte di quel groviglio. Cos continu, quieto e dolcemente persuasivo:
- Poco meno che innocente, s. Fu suo marito a tramare tutto, con la complicit di Storinelli...
- Chi , Storinelli? - interruppe la signora, con una meraviglia cos evidentemente sincera che Andrea comprese di aver toccato un tasto falso. Morinelli lo guard; ma egli riprese, imperturbato:
- Forse suo marito non le diceva tutto. Dunque, fu lui a tramare il delitto. Veniva qui di frequente, e anzi si fece insegnare da un orologiaio il modo di applicare all'orologio la piccola Browning, in modo che sparasse a mezzanotte, e cio all'apparire della dama verde... Una piccola Browning, cos piccola che si poteva mettere in una borsetta da signora... Forse da lei stessa comprata...
-  vero - convenne la signora con voce cupa; e ora gli occhi bellissimi le brillavano. - Quando seppi della morte della povera Anna comprai la pistola, perch volevo ucciderlo, quel mostro... Dio mio, che ho detto! Mi perdoni: ma lei sa, vero, che...
- So quanto pat sua sorella, e immagino quale potesse essere la sua vita, dopo. Parli pure liberamente, signora. Dunque, voleva uccidere... Zanasis; poi suo marito le disse che si sarebbe incaricato lui di compiere la sua vendetta, senza scandalo e senza pericolo. Lei prima acconsent, e giunse sino a cercar d'irretire la vittima, al Lido; poi fu spaventata dell'enormit della cosa, e volle metterla in guardia, con quelle parole alla terrazza dell'albergo, alla stazione, al telefono...
-  vero,  vero... Non volevo pi.
- Ma suo marito s, per; e per quale motivo? Per quello della vendetta, soltanto? Inutile celarlo a noi, che ormai sappiamo tutto, povera signora; suo marito aveva un altro scopo.
- Mio marito! - fece la signora, come riscotendosi da un sogno; e tremava. - Ma perch parla di mio marito?  innocente, lui!
- Povera signora! - ripet l'investigatore con sincera compassione. - Ma se finora non ha fatto che riconoscere l'esattezza dell'accusa!... Oh, non si disperi cos! Non le ho detto che sappiamo? Lo ama dunque tanto da volerlo accompagnare fin sul banco degli accusati, mentre lei pu essere prosciolta in istruttoria poich non ha che avuta una intenzione delittuosa, e poi ha tentato di salvare la vittima senza compromettere suo marito?... Via, non salverebbe lui, e perderebbe se stessa, rendendo per di pi lo scandalo infinitamente maggiore.
Vi fu un lungo silenzio. La signora si teneva di nuovo il fazzoletto sugli occhi; e Morinelli ne approfitt per andare, lealmente, a stringere la mano a Villanterio. Questi sorrise, scrollando la testa. Infine Maria Arsinelli riabbass la mano e riprese, risolutamente:
- Poich lei sa, o dice di sapere, signor Zanasis, lasci che non sia io ad accusare Francesco... voglio dire mio marito. E poi, egli forse riuscir a passare... a sfuggire, dicevo. - Qui Morinelli, sedutosi, si mise a scrivere un ordine: si trattava di una speciale sorveglianza da esercitare alla frontiera, poich le parole della signora gli avevano fatto pensare che il ricercato potesse rifugiarsi all'estero. - Le posso affermare soltanto che io sono innocente... cos come lei ha saputo, o indovinato. Altro non posso dirle. Non mi reggeva il cuore, ad essere complice di un assassinio. Anna, la mia povera Anna che ho tanto amata, e che fu per me come una mammina,  morta:  finita ormai anche per me. Lo temevo, che questo secondo matrimonio, mi avrebbe portato sfortuna!... Mi sposai a Brandis che avevo appena sedici anni, e andai con lui in Francia. Poi egli mor, e ritornai in Italia. Seppi di Anna, la rividi... Povera, povera cara! Volle andarsene a Parigi, per celare la sua vergogna; temeva di quel disgraziato di suo marito... Poi conobbi Francesco, a Napoli. Commerciava ed era il segretario... di un facoltoso signore. - Qui Maria Arsinelli parve inghiottire a vuoto, e guard quasi supplichevolmente Andrea. - Ci amammo... Fui cos indotta a risposarmi. Ero tanto giovane ancora! E poi... Ma insomma, adesso sa, ecco. Non mi tormentino pi, per amor di Dio, e facciano di me ci che vogliono.
- No, che non sappiamo tutto - fece lentamente Andrea, sebbene gli si stringesse il cuore al dovere insistere con quella disgraziata. - Ignoriamo ancora dove sia suo marito...
- Non lo so! Non lo so!
- Ma l'ha visto, stanotte?
- S. Cio... Insomma mi ha detto che doveva allontanarsi e basta. Avrei dovuto aspettare a Genova sue notizie. Non so altro. Ma mi lascino in pace, ora! Dio mio, che tortura!
- Gli ha dato il passaporto, vero? Non lo aveva addosso.
- No... Non so... Basta, per carit!
- E non sappiamo quale sia stato il movente di suo marito nell'ordire tutta questa tenebrosa macchinazione - soggiunse l'investigatore tutto di un fiato, come desideroso di finirla.
- Non lo so! - grid la signora, tremando istericamente. - Non lo so!  crudele come suo padre, lei! Non lo so! Dio mio! Mi uccidono, cos!
Quando, dopo pochi minuti, la signora Saliotta fu accompagnata da un agente nella stanza del commissariato in cui Morinelli aveva ordinato che rimanesse pel momento assistita da una donna, i due uomini si guardarono.
- Il suo  un capolavoro... per quanto sia stato aiutato dalla fortuna - disse poi il vice-commissario. - Ora vorrei sapere...
- Scusi, caro amico, ma se non vogliamo giungere troppo tardi dobbiamo andare a mettere le mani su quel briccone di Storinelli - interruppe Andrea, dando un'occhiata alla pendola. - Avremo tutto il tempo di parlare, dopo.
- E batte ancora con Storinelli! Chi  dunque il colpevole, Storinelli, o Saliotta?
- Forse entrambi. Ma Storinelli non  un innocentino, le do la mia parola. Non  questo che mi imbarazza, purtroppo, sebbene non veda ancora molto chiaro in questo lato del mistero; , invece...
- Che cosa? Il mancato arresto di Saliotta? Ho mandato anche l'avviso di far sorvegliare le stazioni di frontiera.
- No, non  neppure questo. La cosa riguarda lei: la seconda parte del compito della polizia, si ricorda? Ci che invece vorrei sapere  quale motivo possa avere spinto Saliotta a commettere il delitto. Forse allora vedrei pi chiaro nel gioco di Storinelli. Andiamo? Lei ed io soli, lo preferisco.
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15. UNA DEPOSIZIONE.
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All'entrare del testimone, il giudice istruttore Liboni si alz a mezzo per porgergli la mano: atto di cos insolita degnazione in lui, che il cancelliere parve meravigliato. Andrea Villanterio strinse la mano che gli veniva stesa, e si mise a sedere, dietro invito dello stesso giudice. Il quale cominci, con la debita solennit:
- Signor Zanasis, o signor Villanterio, se preferisce...
- Dica pure Villanterio, signor giudice - interruppe Andrea. - Non per rinnegare il nome di mio padre: ma troppo chiasso si  fatto, e purtroppo altro se ne far ancora, e gi ho iniziato pratiche per chiamarmi ufficialmente Villanterio. Cos si chiamava mia madre.
- Benissimo; mi dispiace per che nel verbale bisogner mettere ancora Zanasis: sa, le precise disposizioni procedurali... Ma ci che volevo dirle principalmente era questo: che sono veramente lieto di conoscere personalmente l'uomo che, con rara intelligenza e con non minore abilit, ha saputo far la luce in questo mistero cos aggrovigliato.
- La ringrazio molto, signor giudice: ma una gran parte del merito, se merito c', va al cavalier Morinelli e... e al caso.
- Uhm! Non voglio contraddirla - sorrise Liboni. - Ma mantengo ci che ho detto. L'ho fatta chiamare perch faccia la sua deposizione; e, se preferisce, pu accennare come  riuscito a far luce nel delitto. Questa deposizione sar la pietra basilare dell'istruttoria.
E il giudice toss, pomposamente.
- Ai suoi ordini - rispose quietamente Andrea. - Se prima per volesse permettermi una domanda...
- Dica, dica pure.
- Ha preso qualche decisione nei riguardi della signora Saliotta? Da dodici giorni  in prigione, povera donna...
- Credo che molto dipender dalla deposizione che lei far ora. La partecipazione materiale della signora al delitto non  evidente; e quindi, se lei mi fornir altri elementi favorevoli, potr proscioglierla, o per lo meno metterla in libert provvisoria, se questo sar il caso.
- Benissimo: e sar giustizia, creda pure, signor giudice.
Poi, dopo le solite formalit, l'investigatore riprese a parlare lentamente, per dare al cancelliere il tempo di seguirlo. E raccont come fosse stato avvertito da Morinelli della "disgrazia" avvenuta, e che cosa avesse saputo, dallo stesso vice-commissario, prima del modo misterioso in cui si erano svolti gli avvenimenti, e dell'intervento in un certo senso benefico della "dama verde", cio della signora Brandis-Saliotta, poi delle deposizioni dei quattro sospettati. Accenn alla sua gita a Venezia, alle informazioni ottenute, alla scoperta quasi casuale del meccanismo aggiunto all'orologio, al colloquio di Luisa Bioni con Storinelli, del quale aveva udito appena qualche frase, sufficiente per a sconvolgerlo; e soggiunse:
- Noti che da Gaddini, il quale era veramente una vittima seppure non senza colpa, avevo saputo della parentela della moglie con Maria Arsinelli, poi signora Brandis, poi ancora signora Saliotta. O meglio, Gaddini mi accenn a un nuovo matrimonio della cognata, ma non mi seppe dire altro del secondo marito. Tenni per me queste notizie, e altre che lo stesso Gaddini mi forn, e che avrebbero potuto essermi utili, pensando che al momento opportuno me ne sarei servito; e, convinto che l'uomo il quale mi aveva dato un calcio al viso quella sera alla Sagser fosse Storinelli, di lui mi occupai pressoch esclusivamente. Ero quasi certo, sebbene di solito non creda all'efficacia di simili truccature, che egli si mettesse in alcune circostanze una barba posticcia. Che avesse veramente la barba tempo prima e poi se la fosse fatta radere, dovetti escluderlo perch Gaddini mi disse che da quando conosceva Storinelli lo aveva sempre visto senza barba. Nella sera in cui sorpresi il colloquio di Storinelli con la signorina Bioni...
- Scusi un momento, signor... Villanterio - interruppe il giudice. - Lei mi diceva poc'anzi che quel colloquio l'aveva sconvolto. Posso domandarle perch? Credeva forse alla possibilit di una fondata accusa contro il signor Bioni, che lei conosceva da anni, mi ha detto?
- Neppure per sogno! - protest calorosamente l'investigatore. - Sapevo, e so ora meglio che mai, quanto il signor Bioni sia incapace di far del male. Veda, in questi giorni in cui, grazie all'aiuto di un finanziatore di Roma, ha potuto fare un esperimento della sua nuova invenzione...
E Andrea non mentiva. Erede del padre, non aveva stentato troppo a trovare le cinquantamila lire promesse a Bioni.
- L'ho letto sui giornali: pare che gli si prospetti una grande possibilit di ricchezza. Bravo! - E Liboni pareva soddisfatto.
- Appunto. Eppure, dicevo, in questi giorni egli rimane tuttavia l'uomo ingenuo e disinteressato che ho sempre conosciuto. Si contenta di essere riuscito, ed  lieto di guadagnar denaro soltanto per la figlia. La povera signorina si sarebbe seriamente ammalata se avesse continuata quella vita di lavoro e di stenti; ora, invece, sta gi molto meglio.
- Dunque, scusi, perch quella sua emozione nell'udire il colloquio di Storinelli con la signorina? - insist il giudice, con una punta di maliziosa curiosit.
- Glielo dir a suo tempo, se permette, per la logica concatenazione degli avvenimenti - replic non senza gravit Villanterio. - In quella sera, dunque, ebbi il sospetto che Storinelli volesse tendere un tranello alla signorina Luisa, che, avevo saputo, egli perseguitava con... odiose premure; e credetti opportuno chiederne l'arresto al cavaliere Morinelli, il quale d'altra parte era pi che propenso a prendere un simile provvedimento. Quando gli agenti erano appostati in via San Michele, usc il Saliotta. Giunsi dopo, e alla descrizione fattamene credetti fosse proprio lo Storinelli. Al suo ritorno, il Saliotta fu arrestato. Condotto in ufficio, dimostr la sua identit; e il cavalier Morinelli, convinto di aver commesso un errore di persona, si affrett a rilasciarlo. Che errore vi fosse stato, credevo anch'io; tuttavia, per sgravio di coscienza, volli telefonare alla Pensione Carmeli. La cameriera chiam la signora, alla quale dissi che ero un amico venuto da Napoli, che doveva conferire urgentemente col marito. Ella mi rispose che il marito non era rientrato. Me l'immaginavo, questo, e non ci voleva molto. - E qui Andrea sorrise. - Ma ci che mi colp fu l'accento francese della signora. Come in un lampo mi ricordai di ci che avevo saputo al Lido, e cio che la "dama verde", o signora Brandis, aveva un accento da vera francese... Sa; associazione d'idee, null'altro. Allora mi provai a dire che dovevo parlare al signor Saliotta dell'affare Zanasis. Dato che i giornali nulla avevano pubblicato del delitto, quel nome sarebbe stato per la signora come un altro qualsiasi, se... se Saliotta fosse stato innocente. Invece la signora mand un lieve grido e tolse la comunicazione.
- Chiarissimo: era in colpa - osserv gravemente il giudice.
- Vede? - E Villanterio non sorrise. - Corsi a raggiungere il cavalier Morinelli, che era ritornato in via San Michele ad arrestare Storinelli...
- Morinelli, Storinelli - scherz Liboni. - C'era da confondersi.
- Meno male che invece nessun pasticcio ne sia derivato. - E Villanterio sorrise, questa volta, per dimostrare che apprezzava l'osservazione del giudice. - Raggiunsi Morinelli, dicevo, ma seppi che la signora era andata gi via. Fu disposta una sorveglianza alla stazione, e cos la stessa signora fu arrestata la mattina seguente, mentre stava per partire per Genova. In ufficio, confess per la parte che la riguardava...
- Spontaneamente? Ha detto invece che lei sapeva "tutto".  vero?
- Quasi. Le diverse cose che sapevo erano frammentarie, e riempii le lacune con un piccolo sforzo d'immaginazione e di logica. Ebbi la fortuna d'imbroccarla... Mi duole soltanto di avere dovuto speculare un po' sullo stato d'agitazione in cui era la signora per farla parlare.
- In fondo la sua colpa l'aveva anche lei, l'Arsinelli. Sar fortunata a cavarsela con poco.
- Povera donna! Lei sa... della sorella, vero? Tutto? Meglio, poich il farle un racconto anche di questo mi ripugnerebbe. E allora comprender perch mi dolga di averla dovuta un po' tormentare. Alle nove e un quarto, come sa, fu arrestato Storinelli, in istrada. Chiesi al cavalier Morinelli il permesso d'interrogarlo, e riuscii a fargli confessare che egli avrebbe voluto approfittare dell'affetto della signorina Bioni verso il padre per indurla... a sposarlo, e intanto a fuggire con lui.
- Briccone!
- Dieci volte briccone; e mi dispiace, in un certo senso, che non sia neppure complice nell'assassinio...
- Oh! Ma perch questo? - E di nuovo il giudice sorrideva maliziosamente.
- Vedr. La concatenazione degli avvenimenti, come le dicevo. Allora tentai il gran colpo, e lo accusai dell'assassinio, dimostrandogli che era quella l'unica spiegazione di tutta la sua misteriosa e tortuosa condotta. Rimase atterrito; ma, posto cos fra un'accusa di assassinio e un'altra molto minore, si decise a confessare. Nella sera del delitto c'erano nella cassaforte trentottomila lire, incassate in quel giorno, che egli avrebbe dovuto consegnare a... mio padre. Lesto ad approfittare dell'occasione, e poich non aveva ancora compiute le solite scritturazioni sui libri bollati, si decise a rubare il denaro; e lo fece quando il cavalier Morinelli interrogava gli altri consiglieri. Dopo, pens di andarsene altrove; ma avendo posti gli occhi addosso alla signorina Bioni, la perseguit con le minacce di cui le ho parlato. Forse il suo piano sarebbe riuscito se non lo avessimo arrestato a tempo. Alla povera signorina aveva fatto credere di poter dimostrare che il signor Bioni era stato per lo meno complice nell'assassinio; e capir... Sapeva di me; sapeva anche, e non so come, che proseguivo le indagini, e si fingeva malato per essere pi libero. La sua... cameriera sapeva dove trovarlo di solito, ed era incaricata di andarlo ad avvertire quando vi fossero novit. Dunque, come le dicevo, egli confess il furto. Dell'altro delitto persistette a dichiararsi assolutamente innocente; e poi ho accertato che era proprio cos...
- Come lo ha accertato?
- Vengo appunto a questo. Mentre si cercava dappertutto Saliotta, il quale, come sa, mutatosi il vestito in un albergo prima che... (ora Andrea parlava con una certa esitazione, non volendo dire che era stato per trascuratezza di Morinelli o per deficienza di organizzazione che non si erano potuti avvertire a tempo tutti gli alberghi pel caso che si presentasse un tale vestito cos e cos) prima che vi giungessimo noi, ebbi un interessante colloquio con Gaddini; il quale mi disse che di questo Saliotta aveva udito parlare due o tre volte da mio padre, e che pareva fosse per questi una specie di segretario o di uomo di fiducia, a Napoli, a Roma e altrove: cosa che in un certo senso collimava con ci che aveva detto l'Arsinelli, e cio che il marito era il segretario di un facoltoso signore. La cosa cominciava a delinearsi. Ritornai all'assalto con Storinelli, e riuscii a cavargli di bocca che un tale, i cui connotati erano poi quelli del Saliotta, era andato pi volte da lui in ufficio per affari della Sagser, ma senza dare il suo vero nome, e spacciandosi per l'incaricato di una ipotetica ditta. Vi era stato anche nel giorno del delitto, e dallo stesso Storinelli aveva saputo che a sera sarebbe giunto mio padre: questo spiega come mai egli potesse trovarsi nell'ufficio a mezzanotte.
- E in qual modo, scusi?
- L'ufficio si chiuse regolarmente alle sette e mezzo, e si riapr alle dieci e mezzo per l'arrivo del consigliere delegato. Evidentemente, Saliotta era entrato nell'intervallo, nascondendosi...
- Ma nascondendosi dove?
- Ora le dir. Dunque, pensai, se era stato lo stesso Saliotta ad entrare nella sede centrale la sera in cui mi colp al viso, bisognava dire che avesse avuto modo di farsi fare delle chiavi false, probabilmente prendendo le impronte con la cera in qualcuna delle sue visite. Un po' d'abilit... E Saliotta di abilit ne aveva.
- Un vero ladro, allora.
- Pare, infatti, che anche una certa competenza in materia non gli si possa negare. Accerteremo bene i suoi precedenti. Io, dunque, ragionai cos: se Storinelli  innocente, e se  stato Saliotta a mettere la pistola nell'orologio e poi a toglierla, servendosi appunto delle chiavi false che gli permettevano di entrare di notte nella sede sociale, deve essere stato anche lui a fare in modo che le lampade si spegnessero e si riaccendessero a mezzanotte. Non si trattava di un dispositivo automatico, poich all'infuori dell'orologio altri meccanismi non esistevano nel Sagser; dunque, egli era presente in casa al momento del delitto. Nascosto dove? Era questo il punto. Ed allora un altro sopraluogo mi convinse che egli avrebbe potuto unicamente nascondersi sulla monumentale cassaforte, la cui cornice, all'antica,  tanto alta da poter celare alla vista un uomo che fosse stato steso sulla parte superiore di...
- Un momento, scusi. Ma, e se non fosse stato cos?
- Sarebbe ritornato in ballo Storinelli; come complice, per, poich ad andare dall'orologiaio era stato l'uomo dalla barba. Ho anzi ragione di credere che appunto per creare confusione, e per fare eventualmente sospettare di Storinelli a proprio vantaggio, Saliotta andasse ad abitare nella stessa casa in cui era il contabile. Ma vedr ancora, signor giudice. Salii quindi sulla cassaforte, servendomi di una scaletta a mano che il contabile usava per mettere i registri sui piani degli scaffali, o per qualche altra cosa del genere. Se Saliotta si era nascosto l, bisognava dire che di l aveva potuto manovrare quel qualsiasi "dispositivo" che poteva avere immaginato per spegnere e riaccendere la luce. Capir, si poteva udire il suono dell'orologio... E trovai.
- Che cosa? Come aveva fatto?
- In un modo semplicissimo, naturalmente. La parete cui era addossata la cassaforte corrispondeva con quella della sala del consiglio, a sinistra dell'uscio. L i fili elettrici erano appoggiati a isolatori di porcellana. Dietro uno di questi isolatori Saliotta, il quale aveva avuto tempo di fare le cose con comodo, e cio quando a notte entrava nella casa, aveva praticato un forellino, nascosto dall'isolatore stesso, e vi aveva fatto passare due fili che comunicavano con uno dei fili nella sala, applicando all'estremit di essi un piccolo interruttore a bottone, che rimaneva sulla cassaforte. Con questo interruttore egli poteva accendere e spegnere, naturalmente; e cos fece, ai primi e agli ultimi colpi della mezzanotte. N, dietro l'isolatore, era possibile vedere il forellino e i fili.
- Meraviglioso! E lei vide l'interruttore?
- Certo; ed  ancora l, ma sotto suggello.
- Meraviglioso - ripet il giudice. - I miei complimenti, proprio, signor... Villanterio.
- Ma era una cosa tanto semplice! Che poi avessi proprio colto nel segno, e non c'era dubbio che fosse diversamente, constatai allorch, arrestato il Saliotta a Chiasso, come sa, mi fu concesso d'interrogarlo. Usai con lui lo stesso mezzo che avevo press'a poco usato con la signora, e gli dissi io per filo e per segno che cosa aveva fatto e come. Fu costretto a confessare quando lo minacciai di confronto con l'orologiaio e con Storinelli. E fu cos che senza volerlo egli venne a rivelarmi quello che per me rimaneva ancora un mistero, l'ultimo: il movente del delitto.
- Un'aggravante - mormor il giudice.
- E terribile, anche, direi: furto, o appropriazione indebita, con relativo falso e abuso di fiducia. Non so perch e come, mio padre aveva una certa fiducia in lui; e meno ancora so perch di questo suo segretario egli non avesse mai parlato ai soci, all'infuori di quella fugace allusione fatta con Gaddini. Comunque, fu possibile al Saliotta, in assenza di mio padre, di ritirare gli assegni che Storinelli spediva; e accerteremo in qual modo facesse. Si appropri cos di una grossa somma, ma era tutt'altro che tranquillo. Quando la moglie gli aveva accennato al suo proponimento di vendetta, egli aveva visto tutto il partito che poteva trarre dalla morte di mio padre; e allora era nata in lui l'idea del delitto dalla quale non lo distolsero le insistenze della moglie. Rubato che ebbe, poi, l'assassinio divenne una necessit. Mand la signora al Lido perch cercasse di ingraziarsi la vittima...
- Furfante!
- Se la signora non fosse stata una donna onesta... Il resto lo sa, signor giudice: nascosto sulla cassaforte, Saliotta fece agire l'interruttore, e usc quando non v'era pi pericolo, saltando per la finestra dell'anticamera.
- Ma perch rimase poi qui, e non fugg subito?
- Perch voleva cancellare le tracce del delitto; e perch, dice, ritenendo impossibile che si sospettasse di lui, voleva vedere come sarebbero andate a finire le cose.
- Ecco dunque dov'era andato a finire tutto il denaro che non si trovava!
Villanterio non rispose subito. Non voleva dire che una enorme somma era stata dal padre depositata all'estero, per lo pi a mezzo di Gaddini, il quale lo avrebbe aiutato a ritirarla, conosciuto come era, una volta che egli fosse munito di documenti comprovanti la sua qualit di erede universale. Non voleva accennarvi neppure, a quel denaro che sarebbe servito ad asciugare tante lacrime fatte versare dallo spietato Spiro Zanasis...
- Ed ecco tutto - conchiuse poi, con un sospiro. - M'immagino che nel suo interrogatorio Saliotta abbia confessato press'a poco questo.
- Press'a poco, gi: ma forse sar necessario lo metta a confronto con lei. Dica, signor Villanterio: Morinelli mi ha accennato a quella certa donna che conviveva con Storinelli...
- Ah, ah, quella di cui le ho parlato, e che in un primo momento credetti essere la dama verde camuffata da bruna e da domestica. No, poveretta:  bruna veramente, la signora Elvira, e innocente... per quanto riguarda noi.
- Ed ora, scusi, mi dica perch quel colloquio da lei udito la sconvolse tanto.  una domanda non pertinente all'istruttoria, forse?
- Forse; ma posso risponderle lo stesso. Del resto, ne ho gi parlato anche a Morinelli...
- A quel fortunato Morinelli che ha fatto un figurone, eh? - osserv il giudice, con una punta d'invidia. - Vedr che sar promosso commissario.
- Gliel'avevo promesso: ma ha anche arrischiato di fare un fiero capitombolo, fidandosi di me. Le dicevo, dunque... Un momento: lei ha accennato poco fa all'eventualit che io possa essere posto a confronto con Saliotta. Dovr rimanere qui?
- Per qualche giorno almeno. Ha fretta?
- Un po': debbo andarmene per un mesetto in viaggio. Perci desidererei di finirla quanto prima, qui.
- Un mesetto, eh? Vacanze ben guadagnate.
- Non si tratta di vacanze, signor giudice: andr in viaggio di nozze. Se mi permette, le do l'annuncio ufficiale del mio fidanzamento con la signorina Luisa Bioni, che sposer... appena potr ritornare a Roma. Ed eccole spiegato l'ultimo mistero.
...
.
...
FINE.